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Costruirsi una baracca non è reato: assolti 7 rom

Per il Tribunale di Milano non è reato vivere in una baraccopoli. Erano stati denunciati dal Comune, guidato dalla giunta Pisapia, dopo uno sgombero. L'avvocato ha invocato lo stato di necessità. Comunità di S.Egidio: "Sentenza importante perché è un forte stop alla criminalizzazione della povertà"

05 dicembre 2017

- MILANO - Non è reato costruirsi una baracca in un terreno abbandonato quando non si ha una casa. Sette rom romeni sono stati assolti dalla quarta sezione penale del Tribunale di Milano dal reato di "invasione di terreni ed edifici". Erano stati denunciati nel 2015 dal Comune, guidato la giunta di Giuliano Pisapia, dopo che il loro campo abusivo di via Cima era stato sgomberato. In quell'occasione agli occupanti era stato contestato il reato, compiuto "insediandosi all’interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale”. Gli imputati, sostenuti dalla Comunità di Sant'Egidio che ha garantito loro la difesa di un avvocato, sono stati assolti perché “il fatto non costituisce reato”. Il legale ha infatti invocato lo stato di necessità, per salvaguardare il diritto fondamentale all’abitazione e per poter così riparare se stessi e le famiglie con bambini, in assenza di effettive alternative possibili e senza causare danni a nessuno (il terreno su cui sorgevano le baracche era - ed è tuttora - inutilizzato).

La baraccopoli di via Cima, seguita dai volontari della Comunità di Sant'Egidio a titolo gratuito dal 2011 al 2015, era abitata da otto famiglie: "Nonostante le difficili condizioni di vita, tutti i minori presenti erano iscritti regolarmente dall'asilo nido alle superiori", scrive in una nota la Comunità di Sant'Egidio. Grazie ai volontari era stato anche organizzato un doposcuola nella Biblioteca di zona e un servizio docce presso la vicina parrocchia. Inoltre erano stati avviati dei percorsi di inserimento lavorativo per gli adulti.

La denuncia era stata avviata il giorno dello sgombero e aveva riguardato solo 7 cittadini romeni, tra cui un disabile certificato con invalidità al 100%, poiché gli altri si trovavano, anche il giorno dello sgombero, al lavoro o ad accompagnare i figli a scuola. "La sentenza - dichiara la Comunità di Sant'Egidio - è importante perché è un forte stop alla criminalizzazione della povertà. Le otto famiglie vivevano nelle baracche non per scelta ma per la povertà e l'assenza di alternative". Grazie al sostegno di Sant'Egidio, tutte le otto famiglie oggi vivono in casa, i loro figli vanno a scuola e in ciascuna almeno un componente lavora: "La povertà non si sconfigge con le ruspe o denunce che intasano i tribunali, ma con seri progetti di accompagnamento sociale". La sentenza è l'occasione per ribadire due urgenze: serve attuare la Strategia Nazionale di Inclusione per Rom, Sinti e Caminanti, approvata nel 2012 e di fatto sostanzialmente inapplicata da allora; occorre garantire i diritti dei baraccati e dei poveri, con particolare attenzione a quelli dei minori. (dp)

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