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Scarpe "giuste e trasparenti": 13 mila firme consegnate a Prada

La petizione, promossa dalla Campagna Abiti Puliti, chiede che siano resi noti i nomi dei produttori della filiera e che siano migliorate le condizioni di lavoro nelle fabbriche asiatiche e dell'Est Europa. La stessa petizione è stata consegnata ad altri 26 marchi europei: tre hanno accettato di collaborare. Prada per ora non ha risposto

06 dicembre 2017

- MILANO - L'87% delle scarpe che indossiamo ogni giorno vengono prodotte in Asia, in fabbriche che impiegano donne sottopagate e senza alcuna tutela della loro salute. La Campagna Abiti Puliti ha raccolto 13.606 firme per una petizione che chiede ai marchi europei delle calzature "di fare un passo avanti": ossia trasparenza sulla filiera della produzione (dove e da chi sono realizzate le scarpe) e atti concreti perché le condizioni di lavoro siano migliori. La petizione, rivolta a 26 marchi, è stata consegnata in Italia a Prada, che per ora non ha ancora risposto. In Germania le firme raccolte sono state consegnate a Deichmann, che ha dichiarato che lavorerà per migliorare la situazione per i lavoratori lungo la sua catena di fornitura. In Polonia sono state consegnate a CCC, la più grande azienda del Paese. CCC ha replicato che assumerà passi concreti per monitorare la catena di fornitura e avvierà un dialogo con i lavoratori e le organizzazioni della società civile. In Spagna le firme sono arrivate a Camper che ha appena iniziato a pubblicare alcune informazioni sulla sua catena di fornitura. In Inghilterra la petizione è stata consegnata a 11 marchi tra cui Schuh, che si è detta disponibile a considerare le raccomandazioni per migliorare la situazione. 

La Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign, è una rete di più 250 partner che mira al miglioramento delle condizioni di lavoro e al rafforzamento dei diritti dei lavoratori dell’industria della moda globale. Lavora in coordinamento con le coalizioni attive in 17 paesi europei e in collaborazione con le organizzazioni di diritti del lavoro in Canada, Stati Uniti e Australia.  

Ogni anno vengono prodotto nel mondo 24 miliardi di scarpe. Nelle concerie, l’uso non regolamentato di sostanze chimiche tossiche e di coloranti espone i lavoratori al Cromo VI - prodotto nel processo di concia delle pelli - col rischio di causare asma, eczema, cecità e cancro. Quando questa sostanza entra poi in contatto con le acque reflue provoca inquinamento dannoso per l'ambiente e per coloro che vivono e lavorano nelle vicinanze. Queste condizioni di lavoro per noi consumatori restano nascoste, visto che i marchi tengono segrete le loro catene di produzione. “La crescente richiesta di trasparenza non può essere ignorata - spiega Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti -. Una petizione parallela indirizzata a 5 marchi globali dell’abbigliamento e delle calzature sullo stesso tema ha raccolto oltre 70 mila firme. Come risultato di questa pressione pubblica alcuni grandi marchi, tra cui Clarks, hanno accettato di pubblicare la lista dei loro fornitori. Tuttavia troppi marchi ancora dimostrano di non essere per nulla interessati a parlare delle condizioni di lavoro nelle loro filiere produttive e molta strada resta da fare per garantire un trattamento equo per i loro lavoratori. La coalizione Change your shoes (alla quale aderiscono 15 organizzazioni europee e tre asiatiche) ha presentato la petizione anche ai Membri del Parlamento Europeo a Bruxelles lo scorso 20 novembre mostrando l’esistenza di una forte pressione pubblica per cambiare l’industria calzaturiera e chiedendo all’Europa di rendere obbligatoria per le aziende la pubblicazione dei nomi e degli indirizzi dei loro fornitori. (dp)

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Tag: campagna abiti puliti, lavoro

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