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Ripartire dal welfare 0.0 per dare risposte alle "solitudini"

Al seminario per giornalisti di Redattore sociale, Marco Damilano, direttore de “L’Espresso”, ha descritto il clima sociale del paese e l'assenza di risposte adeguate. Riprendendo quella visione, don Albanesi (Comunità di Capodarco) individua nel welfare l'unico strumento che riporti pace sociale e soprattutto offra orizzonti

07 dicembre 2017

Alla chiusura della XXIII edizione del seminario di aggiornamento per giornalisti di Redattore sociale a Capodarco, Marco Damilano, da poco nominato direttore de “L’Espresso”, ha evocato lo scenario delle “solitudini” per descrivere il clima sociale del nostro paese. Ha fatto cenno alla politica internazionale, nella quale l’Italia conta poco, ma anche alla politica sociale del nostro paese che boccheggia di fronte alle grandi sfide che ci attendono, con nessuna risposta adeguata ai grandi temi che vengono posti dai cambiamenti del paese. Riprendendo quella visione sono quattro i grandi temi dell’agenda politica che debbono essere visitati.

Il primo grande problema è la povertà: in crescita nel paese, senza interruzioni negli ultimi anni. Non sono solo le fasce marginali ad essere povere, ma il cosiddetto ceto medio si sta impoverendo. La distinzione dei due terzi ricchi e un terzo povero sta cambiando confini, spostandosi verso chi, qualche anno fa era fuori dal rischio povertà.

Il secondo nodo da affrontare è la mancanza di lavoro. Non si misura semplicemente con i numeri della disoccupazione, ma dal mondo del lavoro che sta cambiando, assottigliando le possibilità di lavoro con la robotizzazione, ma anche con il ritorno a vecchi schemi di produzione che fanno tornare indietro il rispetto del lavoro. Esempi recenti (Ryanair, Amazon, Ikea …) dimostrano che l’organizzazione del lavoro sta percorrendo forme arcaiche di fordismo.

La fragilità della popolazione si è allargata – terzo grande nodo – con l’invecchiamento della popolazione, con il tasso di natalità sceso significativamente, con un’assistenza privata che, al di là dei richiami ai servizi pubblici, richiede consistenti risorse alle famiglie, determinando una frattura tra chi può e chi non può curarsi.

Infine – quarto nodo – i giovani non hanno orizzonti che permettano loro di programmare futuro: le famiglie si costituiscono sempre più in età maggiore, il lavoro è precario; spesso l’emigrazione è l’unica prospettiva possibile con tutti i disagi prevedibili.

Il rancore della popolazione si manifesta con il disprezzo della politica, con l’aggressività, il linguaggio crudo e l'offensivo modo istintivo di comunicare solitudini. E’ necessario fermarsi e rimettere in sesto quel welfare che alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80 e ’90 è stato pensato ed ha prodotto buoni risultati. Si potrebbe dire che è necessario un welfare 0.0: ricominciare dai cambiamenti sociali e trovare soluzioni che rispecchino le mutate condizioni della nostra popolazione. Unico strumento che riporti pace sociale e soprattutto offra orizzonti per gli anni che verranno. Un grande appello è lanciato a chi vive ed ha coscienza di simile situazione per offrire tutte le capacità di analisi e proposte necessarie a ripartire. 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Marco Damilano, Povertà, Don Vinicio Albanesi, Welfare

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