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Disabilità e ausili: da dipendenti a imprenditori per "fare la differenza"

Consulenza, formazione, noleggio e manutenzione ausili. È la mission di "All Mobility", fondata da Maurizio Cassinadri e Gerardo Malangone, entrambi in carrozzina e con un’esperienza nell’ortopedia, per dare risposte più complete alle persone disabili

16 dicembre 2017

ROMA - “Eravamo dipendenti di un’ortopedia, ma ci siamo licenziati perché volevamo fare qualcosa di diverso”. Lo racconta Gerardo Malangone che, insieme a Maurizio Cassinadri e come lui in carrozzina, nel 2004 ha fondato a Reggio Emilia “All Mobility": oggi la cooperativa sociale di tipo B conta sei soci disabili, tra lavoratori e non. Erano gli anni in cui in città nasceva il Centro Fiat Autonomy: “Abbiamo iniziato con la simulazione di guida per il ritorno alla patente in seguito a un trauma; facevamo formazione nei centri di riabilitazione, nelle associazioni di disabili e nelle motorizzazioni civili, per far capire come funzionava”. Poi sono arrivate le consulenze sugli ausili per l’Ospedale Sant’Agostino di Baggiovara, nel modenese, e per il Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, in provincia di Parma: “Consulenze a 360 gradi sugli ausili per la mobilità, sull’adattamento dell’ambiente domestico, sui contributi da poter richiedere e le agevolazioni burocratiche – prosegue –, ma anche sulla parte ludica, la possibilità di fare sport o di andare in vacanza e quindi strategie per le prenotazioni di alberghi, accorgimenti utili, carrozzine per la spiaggia o la montagna”.

Frequentando le fiere di settore, in particolare Rehacare a Düsseldorf, in Germania, Malangone e Cassinadri hanno iniziato a importare ausili non presenti sul mercato italiano. “Il primo è stato un maniglione a ventosa per il bagno che, a differenza di quelli tradizionali, si può spostare – spiega Malangone – ed è molto utile in caso di pazienti in fase evolutiva, per esempio persone che si trovano in una fase iniziale della patologia con la possibilità di miglioramenti o con una malattia degenerativa che potrà peggiorare”. Le ventose sono utili anche da portare con sé in vacanza oppure se si cambia casa, senza bisogno di bucare il muro o comprarne altre. “Il costo è maggiore: 150 euro contro i 40/50 dei maniglioni tradizionali – chiarisce –, ma hanno la certificazione tedesca Tüv e un indicatore di tenuta. Sono davvero sicurissimi”. Anche nella scelta di ausili si manifesta l’attenzione verso quei dettagli che possono fare la differenza: “Il bicchiere con il beccuccio e la presa anatomica o la forchetta appesantita possono essere utili per garantire l’autonomia di una persona disabile, ma un normodotato può non coglierne l’importanza o, se lo fa, si tratta comunque di ausili piccoli con un costo elevato, difficili da commercializzare”.

Gerardo Malangone durante l'attività di consulenza
All mobility, Gerardo Malangone durante l'attività di consulenza

L’attività di importazione ha preso talmente piede che i due soci hanno creato una società a responsabilità limitata, la All Mobility Trading, “perché si trattava di un’attività commerciale”. Distribuiscono in Italia e nel mondo anche uno degli ausili realizzati all’interno della cooperativa: si tratta di Buffalo 130, un’assicella per il trasferimento dalla carrozzina al letto, all’automobile o ad altre superfici, ultraleggera e ultrasottile, con un doppio incavo per una maggiore stabilità e un foro per l’impugnatura. “Normalmente un ausilio di quel tipo costerebbe dai 90 ai 180 euro, noi la produciamo in cooperativa e la mettiamo in vendita a 64 euro attraverso la Trading. Ne vendiamo circa 2 mila pezzi all’anno, che portiamo in 15 Paesi".

"All Mobility" ha anche un’officina meccanica per la manutenzione degli ausili (che noleggia a prezzi calmierati) e si occupa di formazione, prima come provider per i corsi accreditati Ecm (Educazione continua in medicina) e ora per le facoltà di Fisioterapia delle Università di Ferrara e Parma e in quella di Terapia occupazionale dell’Università di Modena. “Sugli ausili c’è poca conoscenza – afferma Malangone. – Lo dicono anche gli studenti: negli atenei si punta soprattutto sulla parte clinica e gli ausili sono trascurati. Ma quando questi ragazzi andranno a lavorare, dovranno interfacciarsi con un tecnico ortopedico ed è importante che sappiano di cosa si sta parlando, che riescano a scegliere l’ausilio giusto e non quello più bello ma costoso, magari non adatto». Per non parlare poi della capacità di relazionarsi con le persone disabili e i loro familiari o del dare informazioni sulla possibilità di praticare sport: “C’è una bella differenza tra rispondere 'non so' a chi ti chiede se con una disabilità si possa sciare o, al contrario, spiegare quali possibilità ci siano - conclude -. E poi serve anche al paziente: spostare l’attenzione dalla disabilità alle cose che si possono fare lo renderà più positivo rispetto alla sua condizione”.

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