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Ventiquattro fotogrammi al secondo per raccontare l’arte in carcere

Sette studenti del Dams alle prese con droni e cellulari insieme agli allievi di 4 scuole superiori romane per riprendere i detenuti impegnati nell’Hamlet di Fabio Cavalli, le storie, le biografie. Tutto racchiuso in “Rebibbia 24”, il docufilm sulla straordinaria esperienza

13 dicembre 2017

Il cast di "Rebibbia 24- arte e libertà a 24 fotogrammi al secondo"
Rebibbia 24 - cast docufilm

- ROMA - Mesi di presenza sul palcoscenico del carcere, fianco a fianco con i detenuti-attori del Teatro Libero di Rebibbia impegnati nella realizzazione di Hamlet. E poi l’idea: raccontare in un docufilm quell’esperienza straordinaria e come tutto il tempo trascorso ‘dentro’ sia riuscito a cambiare le loro vite.
Si chiama “Rebibbia 24- arte e libertà a 24 fotogrammi al secondo” e verrà presentato il 20 dicembre a Roma, l’opera con cui 7 ragazzi del Dams dell’università Roma Tre documentano il dietro le quinte dell’arte in carcere, raccontando l’incontro con l’istituto di pena romano, i suoi detenuti e frammenti delle biografie di ciascuno dei protagonisti, nella nuova scommessa artistica della fondazione Enrico Maria Salerno.

“Grazie al Bando “S’illumina”, con il supporto di MiBACTe Siaeracconta Fabio Cavalli, regista di Hamlet e coordinatore del progetto ‘Rebibbia 24’ - , un gruppo di studenti del Dams Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, ha avuto la possibilità di portare le telecamere all’interno dell’Auditorium di Rebibbia: da allievi del Laboratorio di Arti dello Spettacolo sono diventati collaboratori professionali nel progetto che racconta il dietro le quinte dell’arte in carcere, a 24 fotogrammi al secondo”. Un’opera realizzata in collaborazione con l’istituto statale Cine-tv “Roberto Rossellini”, l’istituto “Giuseppe Carducci, il “Francesco d’Assisi” e la Banda della Scuola Popolare di Musica di testaccio. 

La locandina
Rebibbia 24 - docufilm

I giovani che hanno realizzato il progetto sono Giulia Ammendolia, Filippo Giovannelli, Miriam Lomuscio, Mariangela Montaina, Federica Spada, Giulia Sperduti e Yaya Jia. “E proprio Yaya, studentessa cinese in Italia da un paio d’anni – spiega una nota della produzione -, è il filo rosso che unisce la storia personale di ciascuno a quel luogo misterioso, inquietante, sorprendente che è il carcere e il suo teatro. Yaya, appassionata di arti dello spettacolo, entra per la prima volta in un contesto impensabile per gli standard di giustizia e pena del suo immenso paese: in Italia esistono carceri che racchiudono teatri che racchiudono uomini che sono altrettanto prigionieri quanto artisti. Lo stupore di Yaya è riflesso negli occhi dei suoi compagni di studio, che la accompagnano, ciascuno con la propria storia, in questa sorta di viaggio iniziatico verso la comprensione del mistero della libertà dell’arte che abbatte muri, cancelli, pregiudizi”.

“Il Docufilm – spiega Fabio Cavalli che è anche direttore artistico del progetto insieme a Laura Andreini Salerno - è girato con la tecnologia ottica della più recente generazione di smartphone, stabilizzatori di immagine, droni, macchine da ripresa subacquea. I ragazzi sono protagonisti in vari ruoli: autori della sceneggiatura, operatori di ripresa, montatori. Accanto a loro gli studenti dell’Istituto Statale Cine-tv “Roberto Rossellini”che hanno collaborato alle riprese e i musicisti della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, guidati da Silverio Cortesi, che hanno dato vita ad una nuova versione di Jailhouse Rock di Elvis Presley, girata proprio sul palco di Rebibbia”.
L’opera sarà presentata il 20 dicembre prossimo, dalle 16.00, nel teatro del carcere di Rebibbia. L’ingresso è gratuito ma è necessario accreditarsi entro oggi. Info e prenotazioni sul sito: www.enricomariasalerno.it. (Teresa Valiani)

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