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Badanti, una proposta di legge per sgravi fiscali e indennità malattia

L’iniziativa legislativa presentata dai deputati Antonio Misiani ed Elena Carnevali, prevede di aumentare l’aliquota di detrazione dal 19 al 30 per cento. Alle assistenti familiari sarà riconosciuta anche l’indennità di malattia

16 dicembre 2017

ROMA – Rafforzare le detrazioni Irpef per le badanti e riconoscere l’indennità di malattia ai lavoratori domestici. E’ quanto prevede la proposta di legge dei deputati Pd Antonio Misiani ed Elena Carnevali. In particolare, si prevede di aumentare l’aliquota di detrazione (dal 19 per cento al 30 per cento), l’ammontare massimo di spese detraibili (da 2.100 a 15.000 euro) e il tetto di reddito per avere diritto all’agevolazione (da 40.000 a 55.000 -euro). Il risparmio fiscale massimo passa da 399 a 4.500 euro. “In questa legislatura abbiamo fatto molto per la disabilità e la non autosufficienza, dal rifinanziamento del Fondo nazionale, che oggi può contare su 500 milioni, alla legge sul ‘Dopo di noi’ fino all’aggiornamento dei Lea. La sfida, per il futuro, è la definizione di una strategia nazionale complessiva per la non autosufficienza, possibilmente approvando una legge-quadro. Con questa proposta – dichiara Carnevali – ci occupiamo di un pezzo cruciale del sistema di cura dei non autosufficienti: le assistenti familiari, comunemente chiamate ‘badanti’. In Italia se ne contano 830 mila, di cui solo 379 mila regolari. La Convenzione Onu per le persone disabili all’articolo 19 sulla vita indipendente e l’inclusione sociale richiama i Paesi alla garanzia di “accesso ad una serie di servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l’assistenza personale”. Con la nostra iniziativa vogliamo offrire un aiuto concreto alle famiglie, che spesso si trovano a ridurre il proprio tenore di vita o addirittura ad indebitarsi pur di sostenere il costo delle badanti necessarie per i loro parenti in condizione di non autosufficienza. La maggior parte del carico di cura, oltretutto, ricade sulle donne. Sono in maggioranza donne sia le badanti (di cui ci occupiamo con questa proposta di legge) che i familiari che volontariamente si prendono cura dei propri cari in condizione di bisogno (i care giver, oggetto di un primo riconoscimento con il disegno di legge di bilancio in discussione alla Camera)”.

 L’obiettivo strategico – spiega - è quello di qualificare l’offerta delle assistenti familiari con la formazione, integrarla all’interno della rete dei servizi territoriali e domiciliari (che vanno potenziati) e favorire l’emersione del lavoro nero e grigio che attualmente è enormemente diffuso.”“Oggi i benefici fiscali per le famiglie che assumono regolarmente le assistenti familiari sono molto ridotti - aggiunge Antonio Misiani -. Le famiglie possono contare su una limitata deducibilità dei contributi sociali e la possibilità, per chi ha un reddito non superiore a 40 mila euro, di detrarre il 19 per cento delle spese ma fino ad un tetto di 2.100 euro. Il risparmio fiscale massimo è di 399 euro, una cifra risibile se pensiamo che una badante regolarmente assunta a tempo pieno costa di sola retribuzione e contributi quasi 16 mila euro annui. E’ un paradosso, in un Paese in cui chi ristruttura la propria abitazione può detrarre dalle tasse il 50 per cento e chi dona ai partiti il 26 per cento. Con la nostra proposta aumentiamo l’aliquota di detrazione ad un livello più adeguato e soprattutto innalziamo l’ammontare massimo di spese detraibili, portandolo ad un livello simile al costo effettivo di una badante regolarmente assunta a tempo pieno. La detrazione maggiorata permetterebbe alle famiglie di risparmiare 416 milioni, a fronte dei 44 milioni attuali. L’onere per lo Stato verrebbe però parzialmente compensato dall’emersione di parte del lavoro sommerso, che genererebbe maggior gettito contributivo (173 milioni) e fiscale (58 milioni), riducendo il costo per l’erario a 141 milioni. La proposta di legge si occupa anche di un ulteriore aspetto, estendendo l’indennità di malattia Inps alle badanti e alle collaboratrici familiari, che oggi non ne beneficiano. Una scelta di civiltà coerente con i numerosi interventi con cui in questa legislatura abbiamo allargato una serie di diritti sociali a lavoratori che ne erano esclusi.”

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