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Como, la replica del comune: "In città sono attivi spazi per l'emergenza freddo"

"Nessuna persona bisognosa viene lasciata sola", afferma la vicesindaca Alessandra Locatelli. La città offre una "serie di servizi per le persone senza dimora". Ma il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, chiede di "fare un passo indietro" e di revocare l'ordinanza che "mette fuori legge anche il Gesù Cristo che deve arrivare"

19 dicembre 2017

- MILANO - Il latte negato ai senza dimora a Como suscita reazioni e polemiche. Per ora il Comune si limita a una replica stringata alle proteste dei volontari, ai quali i vigili urbani domenica mattina hanno vietato di portare bevande calde e pane a un gruppo di senza dimora vicino all'ex Chiesa di San Francesco. Una conseguenza dell'ordinanza, emanata il 15 dicembre, che vieta nel centro della città il bivacco e la richiesta di elemosina per tutelare "la vivibilità e del decoro del centro urbano" durante le festività del Natale. "La Polizia locale è intervenuta su chiamata dei cittadini - precisa Alessandra Locatelli, Vicesindaca e assessore alle Politiche sociali - . A Como nessuna persona bisognosa viene lasciata sola, sono attivi in città spazi per l'emergenza freddo e una serie di servizi per le persone senza dimora in collaborazione con tante associazioni del territorio".

Ma la vicenda non sembra destinata a chiudersi presto, visto che oggi sul settimanale on line della diocesi di Como interviene il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi. Dopo aver ricordato che Cristo "nasce in una condizione di profugo e di emarginato", scrive che l'ordinanza "mette fuori legge anche il Gesù Cristo che deve arrivare, perché Lui è arrivato proprio in queste condizioni". E al Sindaco di Como "visto che lo ritengo una persona di buon senso, chiederei un regalo di Natale: che faccia un passo indietro e magari accolga queste persone perché riescano a vivere almeno un Natale dignitoso. Noi lo faremo, accogliendo i senza dimora il giorno di Natale, presso il Don Guanella, perché venga concessa loro, almeno in quell’occasione, la possibilità di vivere una dimensione di famiglia". 

"Il Natale si fonda sull’accoglienza di Cristo – aggiunge il direttore della Caritas lariana –, che nasce in una condizione di profugo, di emarginato. Aprendo le porte a Lui, ultimo tra gli ultimi, abbiamo costruito il fondamento del nostro essere cristiani. Ma è purtroppo quando ci dimentichiamo di questo che combiniamo dei gran disastri… Ed è questa la condizione in cui oggi si trova la nostra città: ha trasformato il Natale, uno dei momenti più importanti del nostro credere, in un fatto meramente commerciale. Ha ridotto il capoluogo ad una Città dei Balocchi, dimenticandosi che dentro di essa esistono drammi enormi. E non mi riferisco soltanto ai profughi, che esprimono solo una parte delle povertà della nostra comunità, ma anche alle famiglie che non riescono ad arrivare ai fine mese; ai nostri anziani, sempre più soli ed emarginati nelle loro case; ai tanti giovani, insicuri e fragili nel progettare la loro vita; ad un carcere che abbiamo quasi dimenticato, che “ospita” più di cinquecento persone che lì sopravvivono, ogni giorno. Mi riferisco anche alle nostre comunità parrocchiali che si sono un po’ adeguate a questo Natale “moderno”, e che tendono a riempire la loro vita di tante cose che niente hanno a che vedere con il vero Natale. Ed ecco che dentro questo quadro, ciliegina sulla torta, è arrivata un’ordinanza che, a mio avviso, mette fuori legge anche il Gesù Cristo che deve arrivare, perché Lui è arrivato proprio in queste condizioni. Scacciando anche questi ultimi, fastidiosi per la nostra città perché ne richiamano la dimensione di marginalità e disagio presente al suo interno, non facciamo che scacciare anche Lui, che invece dovremmo saper accogliere a valorizzare, perché ci ricorda che il vivere una società vera e giusta ha come condizione principale quella di ripartire dagli ultimi". (dp)

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Tag: Senza dimora

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