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Carcere, si cambia: il consiglio dei ministri avvia la riforma Orlando

Approvati i decreti delegati. In primo piano: misure alternative, riforma dell’assistenza sanitaria, semplificazione dei procedimenti, eliminazione di automatismi e preclusioni, volontariato e vita penitenziaria. Restano al palo affettività e lavoro. Prospettive incerte per minori, giustizia riparativa e misure di sicurezza

23 dicembre 2017

ROMA – Meno carcere e incremento delle misure di comunità “che senza indebolire la sicurezza della collettività, riportano al centro del sistema la finalità rieducativa della pena” indicata dalla Costituzione che impone di sottoporre il condannato ad un programma individualizzato, eliminando preclusioni all’accesso dei benefici sulla base della tipologia di reato. Riorganizzazione delle attività negli uffici del settore penitenziario per restituire efficienza al sistema, riducendo i tempi dei procedimenti e risparmiando sui costi. Diminuzione del sovraffollamento, “sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva. Valorizzazione del ruolo della Polizia Penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze”.

Sono questi i principi fondanti dello schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario elaborato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e approvato ieri, in esame preliminare, dal Consiglio dei Ministri.

Un’approvazione arrivata nell’ultimo momento utile, mentre all’interno degli istituti di pena italiani il sovraffollamento ha ricominciato a mordere con 58.115 detenuti presenti, rispetto ai 50.511 previsti dalla capienza regolamentare. Un provvedimento che dimostra la forte volontà nel portare a termine il complesso lavoro di riforma, avviato 3 anni fa con gli Stati generali sull’esecuzione penale promossi dallo stesso Guardasigilli, e che tende a restituire dignità all’esecuzione penale italiana, assicurando, al tempo stesso, maggiore sicurezza al Paese. Un risultato commentato positivamente e che si propone di cambiare il volto del sistema carcere italiano, nel recente passato al centro anche di sanzioni europee.

“Il provvedimento – si legge in una nota del Ministero -, redatto avvalendosi dei lavori della commissione istituita dal ministro Orlando nel luglio 2017 e presieduta dal prof. Glauco Giostra (presidente della Commissione per la riforma dell’ordinamento penitenziario e coordinatore dei lavori delle altre due commissioni, n.d.r.) si inserisce nel più ampio programma sotteso alla riforma della materia penale ed è volto principalmente a rendere più attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla riforma del 1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e Corti europee”. “Lo schema di decreto legislativo è suddiviso in 6 parti – spiega la nota -, corrispondenti ad altrettanti capi, dedicate alla riforma dell’assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, alla eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria”.

Restano fuori dal documento approvato le proposte in tema di lavoro penitenziario (programma rimasto al palo per mancanza di risorse economiche) e di affettività. Appare di esito politico incerto la sorte della proposta delle altre due commissioni: quella su minori e giustizia riparativa, e quella sulle misure di sicurezza. Anche se, per quanto riguarda i minori e la giustizia riparativa, gli addetti ai lavori confidano nel fatto che una volta incardinata la riforma penitenziaria, le relative proposte possano essere veicolate dagli altri decreti in itinere e vedere finalmente la luce. Quello che si registra, dunque, è un risultato parziale, ma pur sempre molto significativo, sia per il periodo storico che per l’importanza che riveste per migliaia di persone e per la sicurezza di tutto il Paese.

I commenti. “È un lavoro durato molti anni e del quale sono orgoglioso – ha commentato a caldo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando – Questa per me è una giornata molto importante". 

“Esprimo sincera soddisfazione per l’esercizio da parte del Governo della delega in materia penitenziaria – dichiara Marcello Bortolato, presidente del tribunale di Sorveglianza di Firenze e componente della Commissione Giostra, quella che ha lavorato sulla riforma dell’ordinamento penitenziario -, auspicando che l’approvazione dei decreti attuativi, primo intervento organico a quarant’anni dalla riforma del 1975, costituisca l’inizio di una nuova stagione per l’affermazione dei diritti in carcere e per l’effettiva realizzazione del principio costituzionale del finalismo rieducativo della pena. In attesa di esaminarne il contenuto e valutarne l’impatto sugli uffici di sorveglianza, auspico una rapida conclusione dell’iter di definitiva emanazione, pur nell’ormai prossima conclusione della legislatura, per restituire al sistema nel suo complesso garanzie, dinamismo ed efficacia”.

Soddisfazione anche dal garante nazionale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Mauro Palma. “Si tratta di un passo importante – sottolinea il Garante - che riguarda la vita detentiva, l’accesso alle misure alternative, con la semplificazione di molte procedure, e l’introduzione di percorsi di giustizia riparativa”. “Il Garante – si legge in una nota del suo ufficio - auspica che le modifiche introdotte, fortemente volute dal ministro Orlando e definite attraverso un'ampia consultazione, trovino al più presto una concreta attuazione”. (Teresa Valiani)

 

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