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Detenuti, poveri, migranti, anziani: Sant’Egidio e un Natale per 60 mila persone

Dal tradizionale appuntamento a Santa Maria in Trastevere a quelli realizzati in un centinaio di città italiane. In migliaia anche in Asia, Africa e America Latina con senza dimora, anziani, immigrati, detenuti e bambini di strada delle periferie del Sud del mondo. E oggi pranzo a Regina Coeli

26 dicembre 2017

ROMA - Da Santa Maria in Trastevere, dove è cominciata questa tradizione, alle periferie africane e latinoamericane: i pranzi di Natale di Sant’Egidio hanno conosciuto quest’anno migliaia di invitati. Sono i poveri amici della Comunità durante tutto l’anno: senza dimora, anziani soli, immigrati – tra cui i profughi venuti con i corridoi umanitari – i detenuti e i bambini di strada delle periferie del Sud del mondo.

- Si calcola che in Italia abbiano partecipato circa 60 mila persone e oltre 200 mila in una settantina di Paesi di tutti i continenti. Tavolate in cui si confonde chi aiuta e chi viene aiutato. Numerosi anche gli appuntamenti nelle carceri italiane (in 55 penitenziari per 5.500 detenuti). E oggi, 26 dicembre, a Regina Coeli. In generale, la Comunità di Sant’Egidio raggiunge così più di 5.500 detenuti, soprattutto quelli più poveri e isolati. E anche durante l’anno i volontari della Comunità visitano regolarmente ed effettuano distribuzioni di indumenti, alimentari e prodotti per l’igiene personale in 18 istituti penitenziari in Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia e Toscana.

“I pranzi di Natale di Sant’Egidio, resi possibili grazie all’aiuto di tanti amici della Comunità, hanno trasmesso un messaggio di pace e solidarietà contro ogni divisione e indifferenza – affermano i promotori -. Ma hanno anche fatto emergere la generosità di tanti, la voglia di aiutare chi è più fragile per costruire un mondo più umano e vivibile per tutti”.

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