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Povertà, il 2017 è l’anno della svolta: anche in Italia un Reddito di inclusione

IL SOCIALE NEL 2017. Per la lotta alla povertà è stato l’anno più importante di sempre. Dopo vent’anni di sperimentazioni arriva la prima misura strutturale: oltre 2 miliardi l’anno. Per l’Alleanza contro la povertà, però, servono più risorse e il potenziamento dei servizi territoriali

27 dicembre 2017

ROMA - La povertà assoluta in Italia continua ad avere numeri da record, ma il 2017 non verrà ricordato solo per gli oltre 4,7 milioni di persone in condizione di indigenza rilevati dall’Istat sul 2016. L’anno che sta per chiudersi è soprattutto quello della svolta nelle politiche di contrasto alla povertà: per la prima volta nella storia del nostro paese, infatti, viene approvata una misura strutturale per combattere la povertà assoluta che istituisce una nuova misura unica, ovvero il Reddito di inclusione (Rei). Ufficialmente inizierà ad essere operativo dal 2018, sostituendo il Sia (Sostegno per l'inclusione attiva) e l'Asdi (Assegno di disoccupazione), ma la raccolta delle domande è iniziata già dal primo di dicembre 2017. Il Rei prevede un sostegno economico fino a un massimo di 485 euro mensili (per le famiglie più numerose). Il sostegno economico, infatti, varia in base al numero dei componenti il nucleo familiare e alle risorse di cui la famiglia dispone per soddisfare i bisogni di base. Il Rei, inoltre, sarà accompagnato da servizi personalizzati per l'inclusione sociale e lavorativa. 

box I due pilastri del Rei: sostegno economico e presa in carico. Dal 14 ottobre 2017, quindi, anche l’Italia può dire di avere uno strumento per combattere la povertà. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, così, si pone fine ad un ritardo storico accumulato nei confronti del resto d’Europa. La misura non punta solo sul sostegno economico, così come spiegava il ministro del Lavoro e politiche sociali, Giuliano Poletti, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto. “I due pilastri del provvedimento sono il sostegno al reddito e l'inclusione con la presa in carico - aggiungeva Poletti spiegando le novità introdotte dal Rei -. Perché queste due cose funzionino servono le risorse sia per il primo che per il secondo caso”. Che il tema del contrasto alla povertà sia entrato in modo stabile nell’agenda politica italiana lo dimostra anche il contenuto della legge di Bilancio 2018 che ha provveduto ad incrementare lo stanziamento del Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. La dotazione economica del Fondo povertà, quindi, ad oggi supera i 2 miliardi: 2.059 milioni di euro per il 2018, 2.545 milioni per il 2019 e 2.745 milioni annui a decorrere dall'anno 2020. Tuttavia, il testo di legge impone dei limiti all’utilizzo del fondo ai fini dell’erogazione del beneficio economico (1.747 milioni di euro per l'anno 2018, in 2.198 milioni per il 2019, 2.158 milioni per il 2020 e 2.130 milioni annui a decorrere dall'anno 2021), salvo l’utilizzo delle somme accantonate durante i prossimi anni. Il bacino di persone in povertà assoluta su cui si interverrà è di circa 1,8 milioni di persone e 500 mila nuclei famigliari, ma da luglio 2018, grazie alle modifiche previste dalla legge di bilancio, la misura potrà ampliare la sua portata grazie al venire meno dei requisiti familiari, raggiungendo una platea di potenziali beneficiari pari a oltre 700 mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone. 

Venti anni di sperimentazioni. Il percorso che ha portato al Reddito di inclusione non è stato del tutto lineare. Con l’arrivo del prossimo anno, infatti, si conclude una storia di iniziative che ha origini lontane, a partire dal Reddito minimo di inserimento avviato in via sperimentale con la finanziaria del 1998. Una sperimentazione naufragata poco dopo ma che ha innescato un processo a cui si sono ispirate tante iniziative locali. Dalla Campania al Lazio, dalla Basilicata al Friuli Venezia Giulia, tante le sperimentazioni realizzate di cui oggi se ne salvano solo alcune. Qualche anno più tardi arriva la Carta acquisti ordinaria, la cosiddetta “social card”: fino ad oggi l’unica misura strutturale anche se molto limitata (40 euro al mese e riservata soltanto a famiglie con bambini con meno di 3 anni e over65). Il primo passo verso il Rei è arrivato con la Carta acquisti sperimentale. Uno strumento potenziato rispetto alla classica social card, ma attivato soltanto per un anno in 12 comuni con più di 250 mila abitanti. Una sperimentazione poco fortunata, se si vanno a guardare i dati dei beneficiari, ma che a poco a poco ha permesso di allargare il suo raggio d’azione per approdare al Sostegno per l’inclusione attiva, l’ultima misura in vigore che sarà sostituita dal Rei. 

L’Alleanza contro la povertà e lo “storico” Memorandum. Uno dei momenti più importanti del 2017 è anche quello che vede il terzo settore protagonista nella definizione di una misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta. Il 14 aprile, infatti, l’Alleanza contro la povertà ha siglato un Memorandum col governo in merito all’attuazione della legge delega di contrasto alla povertà approvata il 9 marzo al Senato. Il documento raccoglie il lavoro di confronto tra il cartello di organizzazioni dell’Alleanza e l’esecutivo sui provvedimenti attuativi. Nonostante quest’incontro, però, per l’Alleanza c’è ancora molto da fare, mentre la dotazione economica del fondo povertà, sebbene mai così corposa, non permetterà al Rei di raggiungere tutte le persone in povertà assoluta. Per l’Alleanza, infatti, serve un impegno tale che possa portare il budget del Rei a quota 7 miliardi entro il 2020. 

Cosa dicono gli ultimi dati sulla povertà. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, con dati riferiti al 2016, infatti, si stima che in Italia ci siano un milione e 619 mila famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila persone. Un dato in leggero aumento rispetto al 2015, anche se non di molto. Tuttavia è importante sottolineare che il dato del 2015 erà già quello più alto rilevato dall’Istat dal 2005 a oggi. Per cui anche nel 2016 la povertà ha numeri da record. Tra le persone in povertà assoluta, inoltre, si stima che le donne siano 2 milioni 458mila, i minori un milione 292mila con un’incidenza del 12,5 per cento, i giovani di 18-34 anni sono invece poco più di un milione (il dieci per cento), mentre gli anziani 510mila. Secondo l’Istat, inoltre, la condizione dei minori è in netto peggioramento, come quella dei giovani, per i quali l’incidenza è più che triplicata rispetto al 2005, mentre risulta essere in diminuzione tra gli anziani rispetto al 2005. Fanno ben sperare, invece, gli ultimi dati Eurostat sulla povertà, secondo cui in Italia il tasso di deprivazione sociale e materiale è sceso di oltre cinque punti percentuali dal 2014 al 2016, contro una media europea del 3,6 per cento. 

La sfida contro la povertà si gioca sui territori. Che non basti il sostegno economico alle persone in povertà assoluta per portarle fuori da questa condizione è ormai assodato. Tuttavia, è questa la vera sfida per il Rei e l’esperienza maturata con il Sia ha mostrato le difficoltà che la nuova misura dovrà superare. Ostacoli e opportunità evidenziate dal “Rapporto di valutazione dal Sia al Rei” dell’Alleanza contro la povertà condotta su 17 regioni e oltre 300 ambiti, più della metà di quelli dell’intero paese. L’indagine mostra il ritardo dei territori rispetto all’attivazione di sinergie tra i vari servizi che dovrebbero affiancare il beneficio economico. “In quasi tutti i casi analizzati emerge una difficoltà di rapporto con i centri per l’impiego dovuta a diversi fattori storici e contestuali”, spiega il rapporto. C’è anche una “debolezza delle competenze degli operatori circa la presa in carico congiunta della nuova utenza e la presenza di pregiudizi negativi sull’esito dei percorsi di attivazione dei beneficiari del Sia”. Anche il terzo settore è ancora poco coinvolto in quello che dovrà essere la rete di supporto sui territori. Terzo settore, spiega la ricerca, che “quasi mai ha svolto un ruolo di co-progettazione per la definizione dei contenuti della proposta progettuale per il rafforzamento della rete dei servizi presentata sul bando non competitivo del Pon inclusione. Anche nei protocolli sottoscritti dagli Ats per la gestione della misura i diversi soggetti del terzo settore compaiono in percentuali molto ridotte, comprese tra il 13 e il 23 per cento delle intese”. Eppure, il compito del Rei non è poi così scontato, visto che dovrà intervenire su una povertà in larga parte sconosciuta agli stessi servizi. Secondo l’indagine, infatti, il Sia ad oggi ha intercettato nuclei beneficiari in condizioni di povertà “non in carico ai servizi. Il 45 per cento degli Ats delle regioni del Sud afferma che nessuna o poche delle domande riguardano nuclei già conosciuti”, anche se tale percentuale scende al 25 per cento nel Centro-Nord. (ga)

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Tag: Istat, Alleanza contro la povertà

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