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Le "cuoche combattenti" e le ricette (tradizionali) antiviolenza

A Palermo il progetto di imprenditoria sociale che crea integrazione e lavoro per le donne vittime di violenza, attraverso la produzione e la commercializzazione di prodotti della tradizione. "La lotta alla violenza parte da un cambiamento culturale"

29 dicembre 2017

Cuoche combattenti

- PALERMO - Confetture di pere e cannella, salse di pomodoro siccagno, pesto di melenzane. Sono alcune prelibatezze tipicamente siciliane realizzate dalle "Cuoche Combattenti", la realtà coordinata da Nicoletta dopo un percorso di accoglienza e formazione al centro antiviolenza "Le onde onlus". Si tratta di un progetto di imprenditoria sociale finalizzato a creare opportunità di integrazione e lavoro per donne vittime di violenza di genere, attraverso il recupero, la produzione e la commercializzazione di ricette popolari tradizionali: confetture di frutta di stagione e marmellate, conserve dolci e salate, prodotti da forno.

Ogni prodotto ha un'etichetta "antiviolenza" che vuole smontare stereotipi e ruoli sulla donna come vittima, per valorizzarla come protagonista della sua vita, rinforzando l'autostima, la libertà personale e la consapevolezza di un nuovo percorso sociale condiviso. Per la realizzazione delle conserve vengono utilizzati tutti prodotti locali a Km 0, nel quadro della riaffermazione della cultura locale e dell'attenzione alla sostenibilità ecologica. Inoltre i prodotti sono inseriti nel circuito della rete di consumo critico e solidale in collaborazione con altre piccole realtà presenti a Palermo che coinvolgono orti sociali e condivisi.

"Nel 2015 sono arrivata al centro antiviolenza - racconta Nicoletta, coordinatrice di Cuoche Combattenti - per essere aiutata ad affrontare la separazione da mio marito, tenendo conto di tutte le resistenze che c'erano. Grazie alla pazienza e alla delicatezza di tutte le operatrici del centro sono stata a poco a poco risvegliata, prendendo una consapevolezza maggiore di ciò che stavo vivendo e che oggi mi ha portato a vedere la luce. Mi sento ancora molto sostenuta da alcune di loro e la sensazione forte di non sentirmi sola mi sta dando la forza e l'energia di promuovere questo progetto, che vuole aiutare anche tante altre donne. L'idea di Cuoche Combattenti è nata dopo il tirocinio effettuato presso un'azienda. In me è scattato il coraggio di mettermi in gioco con un progetto di incubatore di impresa dopo il quale si capirà anche la forma giuridica da dare a Cuoche Combattenti. Nei prodotti, il braccio alzato con il mattarello da cucina, scelto come etichetta antiviolenza, vuole esprimere il coraggio, l'autostima e la determinazione delle donne che se lo vogliono possono reagire e crescere insieme. La lotta alla violenza alle donne parte principalmente da un cambiamento culturale in cui tutti possiamo dare un contributo importante".

"Abbiamo cercato di fare intraprendere a Nicoletta il percorso di formazione che potesse rispondere maggiormente alle sue attitudini - sottolinea Giusi Chirco psicologa referente per l'orientamento al lavoro de Le onde - che in questo caso sono state quelle di cucinare e preparare le conserve. Sono stata anche tutor di Nicoletta durante il tirocinio di reinserimento lavorativo che ha svolto all'interno dell'azienda 'I peccatucci di mamma Andrea'. E' stata un'esperienza molto positiva che ha gettato le basi per spingerla a pensare ad un progetto che potesse aiutare e sostenere anche altre donne verso una concreta prospettiva lavorativa". "Ho seguito fin dall'inizio il percorso di Nicoletta - aggiunge Sara Amorino operatrice di accoglienza de Le onde -. Progetti come questo sono il risultato di un incontro tra noi operatrici e le donne, da cui a poco a poco, dopo le sofferenze patite riescono a fare emergere le loro parti più belle. In questo caso, dopo le diverse fasi di sostegno e di accompagnamento personale e oggi per noi una bella soddisfazione riuscire a presentare il progetto di autonomia vita che riguarda Nicoletta che si configura come significativo modello di riscatto sociale".

"Siamo davanti ad un'esperienza pilota molto avanzata - spiega infine Maria Rosa Lotti una delle coordinatrici de Le onde onlus - che sta facendo da apripista e che si inserisce insieme al percorso di altre donne che con la forza ed il coraggio ritrovato stanno provando a fare microimprenditorialità. Questi progetti di accompagnamento all'autonomia rientrano nell'ambito di un progetto più ampio finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nell'ambito dei progetti sostenuti dal piano di azione nazionale. L'obiettivo è quello di costruire una strada che aiuti le donne nella realizzazione concreta di un lavoro autonomo. Per il futuro ci piacerebbe che si costruisse nel tempo proprio una rete solidale collettiva che sostenga l'impegno socio-economico di queste donne". (set)

© Copyright Redattore Sociale

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