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Sei canestri e ruoli in base alle proprie capacità: è Baskin, lo sport per tutti

Sport integrato per ragazzi e ragazze con e senza disabilità, nato a Cremona: si ispira al basket ma si gioca con sei canestri, di cui due più bassi. Nel 2006 è nata l’associazione omonima, ora punto di riferimento dell’Italia intera

29 dicembre 2017

La finale 2015: Sansebasket contro Teambaskin, entrambe squadre di Cremona
Baskin

- ROMA - I canestri sono  sei e due sono più bassi e laterali. Si chiama baskin, con l’accento sulla A, significa “basket integrato”, ed è una disciplina sportiva mista nata a Cremona, che vede scendere insieme nel rettangolo ragazzi e ragazze con e senza disabilità fisica o intellettiva e che si ispira al basket. Se ne parla  nel numero di dicembre 2017- gennaio 2018 del magazine Superabile Inail. Ogni giocatore – sei obbligatoriamente in campo per squadra – ha un ruolo definito in base alle proprie capacità di correre, muoversi o spostarsi e ha un avversario diretto dello stesso livello: i primi due ruoli sono ricoperti da chi ha una scarsissima mobilità (il loro compito è solo quello di fare canestro una volta che gli viene consegnata la palla), gli altri, invece, devono anche difendere, ma non possono marcare un ruolo inferiore al proprio (quello superiore sì) altrimenti l’arbitro fischia il fallo. Chi gioca come “tre” ha qualche problema di fluidità, coordinamento o equilibrio nella corsa, il “quattro” è una sorta di principiante, il “cinque”, invece, deve saper giocare bene. Si usa la palla del mini-basket, ci sono quattro tempi da sei minuti ciascuno (più gli eventuali supplementari ad oltranza di tre minuti) e in campo non deve mai mancare una donna. 

Sviluppato inizialmente in un contesto scolastico ormai ben 16 anni fa grazie alla collaborazione tra genitori, professori di educazione fisica e insegnanti di sostegno, nel 2006 è nata l’associazione omonima. Questa, dopo una lunga sperimentazione, "ha depositato il regolamento del baskin quasi come fosse un marchio, ha ottenuto il riconoscimento internazionale della Design for all Foundation e ora costituisce il punto di riferimento italiano di questa attività che sta pian piano prendendo piede anche in Francia e Spagna, mentre i recia e in Lussemburgo è presente con solo una squadra", spiega Antonio Bodini, presidente di Baskin onlus. "L’idea di fondo dietro questo sport integrato è che si tratta davvero di un’attività per tutti, anche per chi ha una tetraparesi e sta in carrozzina elettrica, che tirerà a canestro con una palla più piccola e più leggera, per chi si muove con il deambulatore e per chi ha una disabilità cognitiva".

È stato partorito in una scuola media cremonese per rendere accessibile anche l’ora di ginnastica ai ragazzi disabili in base alle proprie capacità, ma con «l’obiettivo di far divertire anche gli altri compagni di classe e il pubblico che lo guarda in quanto le regole lo rendono una disciplina complessa e imprevedibile: non è lenta e si gioca su più fronti, compresi l’attacco e la difesa dei canestri laterali. Inoltre è uno sport che non fa sconti, perché ognuno gioca portando al limite la propria diversa condizione di partenza», osserva il presidente dell’associazione.

O ggi il baskin conta «un’ottantina di associazioni sportive dilettantistiche in Italia, circa 8mila giocatori (compresi gli alunni delle scuole in cui si pratica questa disciplina), tre tornei per la stagione 2017/2018 ? Lombardia Nord, Lombardia Sud-Est e Piemonte-Valle d’Aosta ? e sezioni territoriali anche in Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Sicilia. Inoltre, lo scorso maggio abbiamo firmato un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione per diffondere più capillarmente il baskin nelle scuole come sinonimo di inclusione, insegnandolo prima ai professori di educazione fisica e di sostegno, a novembre abbiamo organizzato un corso per arbitri e refertisti in Toscana, mentre a dicembre è in programma un weekend di formazione per allenatori e arbitri nelle Marche», continua Antonio Bondini.

Non si tratta, però, di uno sport solo per giovani. Infatti, nonostante il baskin conti due categorie, under 14 e over 14, abbraccia giocatori di qualsiasi età: anche un infortunato sul lavoro con una protesi a una gamba. «Noi infatti non guardiamo alla diagnosi: guardiamo solamente il grado di mobilità e di capacità cognitiva». Ma non è tutto oro quello che luccica. «Essendo una disciplina inclusiva, integrata e mista, con maschi e femmine con e senza disabilità insieme, il baskin paga lo scotto di non riuscire a trovare una propria collocazione all’interno delle istituzioni sportive: non possiamo far parte né del Comitato italiano paralimpico né del Comitato olimpico nazionale. Siamo nel limbo: solo se Cip e Coni si fonderanno in un unico organismo avremo qualche possibilità di essere riconosciuti, in un futuro prossimo». Nel frattempo il baskin si accontenta di gravitare nell’orbita della Uisp (Unione italiana sport per tutti).

Tra le mission dell’associazione di volontariato, infine, c’è anche quella di favorire una maggiore fruibilità delle palestre e dei campi da basket da parte delle persone disabili (sia in veste di atleti sia come spettatori), promuovendo l’abbattimento delle barriere architettoniche e rendendo accessibili spogliatoi, docce, bagni, gradinate, parcheggi e altri luoghi dediti allo sport. Per saperne di più: baskin.it. 

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