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Azzardo, il 2017 è l'anno della presa in carico del gioco patologico

IL SOCIALE NEL 2017. La data da ricordare è il 18 marzo, quando nei Lea viene inserita la cura e la prevenzione dei danni causati da slot, gratta e vinci e scommesse. Anno caratterizzato anche dalla estenuante trattativa tra governo e enti locali sul riordino del settore

29 dicembre 2017

MILANO - Il 2017 sarà ricordato come un anno speciale per quanto riguarda il gioco d'azzardo. Il motivo è semplice: per la prima volta lo Stato ha deciso di farsi carico ufficialmente dei danni causati alla salute di una fetta della popolazione da slot machine, gratta e vinci, scommesse o altri tipi di giochi in denaro. La data da ricordare è quella del 18 marzo, quando sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il nuovo decreto sui livelli essenziali di assistenza (Lea), che comprendono anche la cura e la prevenzione del gioco d'azzardo patologico (Gap). Da quella data, quindi, il Servizio sanitario nazionale deve offrire percorsi di cura a chi ha forme di dipendenza dal gioco d'azzardo e mettere in campo anche progetti di prevenzione. Come fa con altre patologie o dipendenze. "Si è riconosciuto che associato al gioco d'azzardo c'è un quadro clinico pesante - spiega Maurizio Fiasco, sociologo e presidente di Alea, associazione che studia il settore - . Questo riconoscimento impone allo Stato di prendere in carico non solo i singoli giocatori ma anche le loro famiglie. Si assume un concetto di salute non solo come assenza di malattia, ma come benessere generale psicofisico". 

box Se sull'importanza dell'introduzione del gioco d'azzardo patologico nei Lea, studiosi, operatori e politici sono d'accordo, ben diversa è la valutazione su un altro aspetto che ha caratterizzato il 2017: l'estenuante trattativa tra Governo, gestori dei giochi ed enti locali sul Piano di riordino del settore. Trattativa, gestita dal sottosegretario all'economia Pierpaolo Baretta che è sfociata in un decreto del ministero dell'Economia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo settembre, che prevede una riduzione del 34,9% delle slot machine. Dalle circa 407.323 in funzione oggi si scenderà a 264.674 entro il 30 aprile 2018. Il resto del Piano, è stato poi approvato il 7 settembre con un'intesa siglata dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, e prevede anche una riduzione del 50%, nel giro di tre anni, dei punti di offerta del gioco: sono circa 100 mila, tra bar, tabaccai, circoli, ristoranti, stabilimenti balneari, supermercati e sale da gioco. L'intesa affronta il delicato capitolo delle caratteristiche che devono avere le sale da gioco, il loro posizionamento, gli orari di apertura. In assenza di norme nazionali, in questi anni regioni e comuni hanno cercato di mettere paletti alla proliferazione delle sale da gioco, imponendo distanze dai luoghi sensibili come scuole, chiese, ospedali e orari di apertura. E hanno dovuto affrontare i ricorsi al Tar da parte dei gestori. L'intesa salva questa autonomia degli enti locali e delle Regioni, che potranno quindi determinare dove è possibile aprire punti di gioco e con quali orari. C'è poi un capitolo dedicato alla prevenzione dell'infiltrazione nel settore della criminalità organizzata. L'intesa è stata accolta con scetticismo dal mondo del terzo settore più impegnato nel contrasto al gioco d'azzardo. Caritas Italiana, Fondazione antiusura, Mettiamoci in gioco e tante altre associazioni ritengono che la riduzione del numero delle slot machine non basti. Per esempio, non si toccano le videolottery, che sono capaci di incassare dieci volte di più di una slot machine. E poi non viene previsto nulla sulle altre tipologie di giochi d'azzardo. "L'impressione è che alla fine il volume di gioco sarà lo stesso", sostiene mons. Alberto D'Urso, presidente della Consulta Antiusura. 

Il problema è che, per diventare operativa, questa intesa avrebbe bisogno dell'emanazione di decreti attuativi da parte del Governo, a soli due mesi dalle elezioni legislative. È tutto fermo, perché sono sorte subito divergenze tra alcune regioni e il Governo. Come nel caso del Piemonte, che ha confermato una legge regionale che di fatto, secondo il sottosegretario Baretta, impedirebbe la presenza di punti gioco o slot machine sul territorio. L'intesa invece dà alle Regioni il potere di stabilire dove e come aprire punti gioco, senza arrivare però a una situazione proibizionistica. "Si è fatto un pasticcio colossale - afferma Maurizio Fiasco -. Perché il Governo con questa intesa è andato oltre il mandato che aveva ricevuto dal Parlamento con la legge delega. Doveva solo regolamentare la gestione e le caratteristiche delle slot machine. È per questo che ora è tutto fermo, perché si è voluto affrontare troppi aspetti". 

Il 2017 ha visto anche l'emanazione di tre importanti documenti da parte dell'"Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave", istituito dal Ministero della Salute. Il primo riguarda le Linee guida sulla prevenzione cura e riabilitazione, il secondo e il terzo indirizzati al Ministero dell'Economia su quali caratteristiche dovrebbe avere le slot machine di nuova generazione, altri tipi di gioco (tipo i gratta e vinci) le sale da gioco per ridurre i rischi di creare forme di dipendenza. "Per esempio sullo slot machine abbiamo raccomandato che sia ridotta la velocità di gioco, che sia obbligatorio inserire nella macchinetta la tessera sanitaria, che sia stabilito un tetto massimo di perdita giornaliera, che ogni 20 minuti ci sia una suoneria che avvisi il giocatore del tempo trascorso - spiega Matteo Iori, membro dell'Osservatorio e presidente della Cooperativa Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia -. In generale quest'anno si è acquisito consapevolezza che il gioco d'azzardo ha non solo un valore economico ma un disvalore sociale, e per questo si è cominciato a fare qualcosa. Si sono scritte precise indicazioni sanitarie. Ora dobbiamo tenere alta l'attenzione perché tutto questo sia realizzato". (dp) 

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Tag: gioco d'azzardo

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