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Rosarno, Medu: "Otto anni dopo la rivolta, non è cambiato nulla"

L'organizzazione Medici per i diritti umani denuncia: "I braccianti impegnati nella raccolta di mandarini e arance vivono in tendopoli o casolari senza acqua, né riscaldamento e in condizioni igieniche spaventose". "Lavorano quasi tutti in nero, per pochi euro al giorno"

10 gennaio 2018

Vecchia tendopoli nella piana di San Ferdinando - Foto Medu
Vecchia tendopoli nella piana di San Ferdinando - Foto Medu

MILANO - Sono passati otto anni dalla rivolta dei migranti di Rosarno, sfruttati nei campi. Ma nella Piana di Gioia Tauro non è cambiato nulla, o quasi. I braccianti vivono in condizioni pietose e lavorano quasi tutti in nero, per pochi euro al giorno. Le istituzioni avevano promesso di intervenire, per garantire la legalità, combattere il caporalato, favorire l'integrazione dei migranti. Promesse non mantenute. È quanto denuncia "Medici per i diritti umani" (Medu), organizzazione di volontariato che nel mese di dicembre con una clinica mobile ha assistito i braccianti, impegnati nella raccolta dei mandarini e delle arance. "Come negli anni precedenti, il degrado, le baracche, la plastica ed i rifiuti che costringono le persone a condizioni di vita drammatiche sono ovunque - scrive Medu nel Rapporto - . Nella vecchia tendopoli di San Ferdinando, nella zona industriale, che è diventata uno dei ghetti più grandi d’Italia, anche quest’anno hanno trovato posto 2 mila persone in tende e baracche affollate e gelide; nel capannone attiguo che doveva far parte della nuova struttura d’accoglienza allestita lo scorso agosto, gli enti gestori vogliono chiudere per le difficoltà nella sorveglianza del posto, rischiando di lasciare per strada le 250 persone che vi dormono; nella vecchia fabbrica abbandonata a poca distanza 300 lavoratori vivono in condizioni di estremo disagio, i letti ed i materassi a terra ammassati uno accanto all'altro. Chi non trova posto qui vive in decine di casolari abbandonati nelle campagne della Piana". Sia nelle tendopoli che nei casolari, non c'è acqua, né riscaldamento, né raccolta dei rifiuti.

I volontari e gli operatori di Medu hanno visitato 99 migranti nel mese di dicembre. "Si tratta di giovani uomini con un’età media di 29 anni provenienti dall’Africa sub-sahariana occidentale, in particolare da Senegal, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Conakry, Burkina Faso, Gambia, Ghana. Mauritania, Nigeria e Togo, giunti in Italia da meno di tre anni (80%). Il 90% è regolarmente soggiornante (nella maggior parte dei casi in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari - 47% - o ricorrenti contro l’esito negativo della loro richiesta di asilo- 37%) mentre il 10% non ha un titolo di soggiorno valido (nella metà dei casi perché non ha avuto accesso alla procedura per la richiesta d’asilo). Di questi, l’8% attualmente non lavora mentre il 91% è occupato nella raccolta principalmente di mandarini ed in misura inferiore di arance. Un dato particolarmente allarmante è quello relativo al lavoro nero: l’80% delle persone visitate non ha un contratto di lavoro e nel restante 20% dei casi, pur esistendo un contratto formale, si assiste ad uno sfruttamento nel rapporto di lavoro, nella paga, nel versamento dei contributi per le giornate lavorate e nell’orario di lavoro". La metà dei lavoratori sono pagati a cassetta (1 euro per i mandarini, 0,50 centesimi per le arance), la restante metà a giornata con una paga che varia dai 25 ai 30 euro a giornata (molto inferiore ai 42-45 euro stabiliti dai contratti provinciali e nazionali di lavoro) per un impegno lavorativo di 7-8, a volte 10 ore al giorno. Si recano al lavoro per lo più in bicicletta (oltre 63%), mentre un quarto di loro paga per il trasporto da 2,5-3,5 euro fino a 5 euro. "Pochi sanno cosa sia una busta paga (28%) e quei pochi non sanno se la riceveranno. L’80% delle persone incontrate non sa di poter accedere all’indennità di disoccupazione agricola e solo 1 persona l’ha effettivamente percepita".

Il camper del Medu nella Piana di Gioia Tauro
Il camper del Medu nella Piana di Gioia Tauro

Dal punto di vista sanitario "sono preponderanti le patologie dell’apparato digerente (21%) e del sistema respiratorio (17%), direttamente riconducibili allo stato d’indigenza e di precarietà sociale e abitativa, e quelle a carico dell'apparato osteomioarticolare (22%), correlate particolarmente all’attività lavorativa. Alcune delle persone incontrate presentano chiari segni riconducibili a torture e sintomi da disturbo da stress post-traumatico e disagio psicologico, verosimilmente connessi agli eventi traumatici vissuti nei paesi di origine e lungo le rotte migratorie, in particolare in Libia".

"A poche centinaia di metri di distanza dalla vecchia tendopoli è stata inaugurata nell'agosto scorso una nuova struttura di ospitalità temporanea, fatta di tende blu e bianche del ministero dell’Interno e circondata da reticolati e telecamere, mentre un sofisticato sistema di sorveglianza controlla ingressi ed uscite - sottolinea Medu - . Ma i posti a disposizione sono pochi, meno di 500, e le tende si sono riempite ben prima che iniziasse la stagione agrumicola e che i lavoratori stagionali si riversassero nella Piana. Anche questa situazione abitativa d’altra parte si è dimostrata inadeguata a garantire condizioni minime di vivibilità durante i primi mesi invernali caratterizzati da piogge e temperature particolarmente rigide nelle ore notturne. L’accordo sottoscritto dall’ente gestore con il comune di San Ferdinando riguarda in ogni caso solo la gestione del campo nei suoi aspetti logistici (allestimento e manutenzione) mentre non include la previsione di altri servizi, ugualmente essenziali come il supporto e orientamento legale, il supporto sociale e psicologico, la mediazione culturale e l’orientamento sui diritti dei lavoratori".

La nuova tendopoli - Foto Medu
La nuova tendopoli per i migranti di San Ferdinando - Medu

Medu chiede pertanto che le istituzioni intervengano e facciano la loro parte, visto che resta invece tuttora disatteso l’impegno preso nel febbraio 2016 da prefettura di Reggio Calabria, regione Calabria, provincia di Reggio Calabria, comuni di Rosarno e San Ferdinando, con la firma del Protocollo operativo che prevedeva l’adozione di misure concrete e politiche abitative e strutturali finalizzate ad un’integrazione ed accoglienza diffusa dei migranti. In particolare, Medu chiede che siano allestite nell’immediato ulteriori strutture di accoglienza provvisorie, che venga avviato già da questa stagione il piano per l’inclusione socio-abitativa, che sia intensificata la lotta al caporalato e che si promuovano interventi per cambiare le storture della filiera produttiva dell'agro alimentare che provoca situazione di sfruttamento. (dp)

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Tag: migranti, caporalato, Rosarno

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