Marion, 14 anni e la sua lotta per diventare cittadina italiana

Il padre di origine guineiana ha ottenuto la cittadinanza, che non viene però estesa alla ragazzina (nata in Italia e residente a Milano) perché ha vissuto anche in Francia con la madre. Presentato ricorso al tribunale. "Interpretazione troppo rigida delle norme"

12 gennaio 2018

- MILANO - Marion è nata e cresciuta, fino all'età di 7 anni, in Italia. Per altri sei ha vissuto in Francia con la mamma ed è periodicamente tornata a Milano (dove ha mantenuto la residenza) per stare con il padre. I suoi genitori sono di origine guineiana. Nel febbraio del 2017 il padre ha ottenuto la cittadinanza italiana. Per l'articolo 14 della legge 91 del 1992, la cittadinanza si estende anche ai figli minorenni "conviventi". Marion può essere considerata figlia convivente? Secondo il Comune di Milano no, tanto che le ha negato la concessione della cittadinanza italiana. Il 10 gennaio Marion e il suo papà hanno presentato ricorso, assistiti dall'avvocato Livio Neri, al Tribunale di Milano. "Il Comune ha adottato un'interpretazione rigida di convivenza", sostiene il legale. 

Se la legge sullo Ius soli fosse stata approvata dal Parlamento, Marion ora sarebbe una cittadina italiana. Del resto lei si sente italiana, è tornata a vivere con il padre e frequenta una delle scuole superiori della città. Il periodo vissuto in Francia è solo una parentesi della sua vita, che si è chiusa dopo che il tribunale per i minori di Parigi ha decretato che Marion doveva tornare da suo padre perché la mamma è stata considerata "inadatta" al suo ruolo. Marion ha anche vissuto per alcuni mesi in una famiglia affidataria francese, in attesa che il Tribunale parigino decidesse del suo destino. 

Il ricorso è stata presentato contro il Ministero dell'Interno, visto che il sindaco nel negare l'estensione della cittadinanza ha agito in qualità di Ufficiale di Governo. Secondo l'avvocato Livio Neri, Marion ha diritto alla cittadinanza italiana anche con la legge attualmente in vigore. "Questa ragazza ha mantenuto rapporti costanti con il padre -racconta l'avvocato Livio Neri -. E diversi tribunali italiani hanno già deciso su casi simili, specificando che il concetto di convivenza va inteso in senso esteso". Due persone sono conviventi non solo quando vivono costantemente nella stessa casa, ma anche quando sussiste "un vincolo morale e spirituale", quando c'è un "legame effettivo" che "può conservarsi, con i moderni mezzi di trasporto e di comunicazione -scrive nel ricorso Livio Neri citando una sentenza del tribunale di Padova-, anche nel caso in cui i genitori per ragioni di lavoro o per altri motivi dimorino con i figli per periodi intervallati da assenze, ma con una continuità sufficiente a mantenere un legame anche fisico". Marion per ora aspetta di sapere se può considerarsi guineiana, francese o italiana. (dp)

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