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Innovazione sociale, in cinque parole le priorità per il 2018

Contesto è una delle 5 parole per il 2018 per quanto riguarda l’innovazione sociale secondo Flaviano Zandonai, ricercatore presso Euricse e segretario di Iris Network. Le altre? Impatto, governance delle reti, conoscenza e scalabilità

16 gennaio 2018

BOLOGNA – “Fare innovazione sociale nel 2018 significa anche guardare al contesto”. Flaviano Zandonai, ricercatore presso Euricse (Istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale) e segretario di Iris Network (la rete nazionale degli istituti di ricerca sull’impresa sociale) indica le priorità per il 2018 per l’innovazione sociale attraverso 5 parole chiave. La prima è contesto, perché “da un approccio piatto, nato sull’onda della globalizzazione, slegato dal territorio, sta rinascendo un approccio più contestualizzato, la ricerca di un legame biunivoco con il contesto socio-economico”, precisa il ricercatore.

Flaviano Zandonai
Flaviano Zandonai

La seconda parola scelta da Zandonai è impatto. “Fare innovazione sociale significa anche incidere sulle politiche regolatorie, sulla governance, sulle regole del gioco – dice il ricercatore –. Significa produrre una trasformazione sociale, con obiettivi di medio e lungo periodo, guardando all’indotto e non solo al contenuto”. Si parla di valutazione di impatto sociale, ad esempio, nella riforma del Terzo settore oppure, come ricorda Zandonai, anche nel bando contro la povertà educativa. “Questo secondo me è un importante banco di prova perché innovazione sociale non significa solo migliorare l’esistente ma trasformarlo”.

- Governance delle reti è la terza parola per il 2018. “L’innovazione sociale è frutto di un’azione collettiva ma queste reti non sono più soltanto reti tra pari ma sono sempre più meticce – spiega Zandonai –. Per questo bisogna cambiare governance, adottare un sistema che sia adeguato a reti multistakeholder. Solo così si può essere davvero incisivi”.

La quarta parola per il 2018 è conoscenza. “Per produrre innovazione sociale e valutarne l’impatto serve un nuovo modo di produrre conoscenza – afferma il ricercatore –. Anche in questo caso il processo è collettivo: non più solo i centri di ricerca ma anche singoli cittadini e organizzazioni possono diventare soggetti attivi per produrre conoscenza”.

Infine, Zandonai sceglie scalabilità. “Abbiamo raccolto tantissime buone pratiche, esperienze, sperimentazioni, che sono tanto belle ma molto marginali e che non contribuiscono a cambiare le regole del gioco. Bisogna farle crescere ma va cambiato il modo in cui farlo: non si può puntare solo la replicabilità dell’esperienza ma anche sull’adattabilità al contesto socio-economico”. (lp)

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Tag: innovazione sociale

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