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"Volere è potere": parola di Brazzo, rapper sordo. Esce il terzo singolo

Dopo “Sono sordo mica scemo” e “Il ritmo dell'estate”; Francesco Brizio, in arte Brazzo, torna a cantare e segnare: un inno alla musica e al potere dei segni, che fanno “volare anche senza ali”. Perché “Volere è potere: non è paradossale che un sordo può cantare?”

01 febbraio 2018

Francesco Brizio, Brazzo
Brazo, rapper sordo

ROMA – Ha debuttato con “Sono sordo mica scemo”, con cui ha rotto il ghiaccio - o meglio, il silenzio - aggiustando la voce (con l'aiuto di una logopedista) e lasciandola libera di esprimersi. Ha così iniziato a far parlare di sé Francesco Brizio, in arte Brazzo, nato a Taranto da genitori sordi. “Sono un rapper da pochissimo tempo – racconta -. Vedo spesso che gli udenti ascoltano la musica per sfogarsi. Penso che anche noi avremmo bisogno di questo, solo che la musica non la conosciamo e non la sentiamo. Ed è per questo che ho cantato e 'segnato' sia per i sordi sia per gli udenti come sinonimo di integrazione”. 

-Canta e segna, infatti, Brazzo, ormai noto come il “rapper sordo”, fermamente convinto che “un sordo può fare tutto, non solo nella musica ma anche competere nello sport in massima serie, entrare nel mondo della televisione, dello spettacolo e della moda”. Dopo il debutto, è tornato sulla scena con il suo secondo singolo, “Il ritmo dell'estate”. E ora ha lanciato, sul suo canale YouTube, il suo singolo numero 3, con un titolo (e un messaggio) che esprime tutta la sua determinazione: “Volere è potere”. Un rap cantato e segnato, come gli altri, con i sottotitoli attivabili, perché non sfugga il significato della sua canzone. “Tu prova a immaginare qual è il mio potenziale: non è paranormale che un sordo può cantare? Questa è la mia passione, il rap, la mia ragione: la canto con onore, dimentico ogni errore”. E afferma, nel ritornello, che “volere è potere” e “in alto puoi andare, la voce può sfondare, con le mani non fai salti mortali: insegui i segnali e vola senza ali”, canta celebrando, ancora una volta, il valore della lingua dei segni. 

La sordità, allora, non è un problema né tanto meno un ostacolo: “Non sento neanche da un orecchio, ma i tuoi occhi mi fanno da specchio. O mi accetti o non mi accetti, non si parla di difetti”. E “tirar fuori ciò che sono, sai, mi aiuta: ora la mia voce non è più così muta”. E il rap continua, come un vero e proprio inno alla musica: “Sto crescendo con la musica, che tanto mi ha insegnato, la strada mi ha indicato. E adesso son rinato”. E al suo interlocutore, Brazzo rivolge un monito: “Per non ho possibilità, perché vedi in me la diversità. Ma quello che ho di certo lo sfrutto, a costo di restar distrutto. Per seguire i sogni, sai – conclude Brazzo - li ho tradotti in segni”. E quei segni, a tempo di musica, diventano rap, a tutti gli effetti. (cl)

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