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Migranti, se i rimpatri assistiti mettono in difficoltà i paesi di origine

Un’inchiesta dell’agenzia Reuters sottolinea le difficoltà del Gambia di fronte al ritorno di tanti ragazzi. Solo lo scorso anno 2.500 persone portate indietro dall’Oim “Non siamo pronti a ricevere tutte queste persone", ha detto Bulli Dibba, segretario permanente del ministero degli Interni

31 gennaio 2018

- ROMA - Solo lo scorso anno sono state 2.500 le persone del Gambia riportate nel paese di origine con il programma di rimpatrio assistito dell’Oim. Un numero consistente in una nazione che conta due milioni di abitanti. Le difficoltà dei paesi di origine a ri-accogliere i migranti sono state indagate in un’inchiesta dell’agenzia Reuters.

I Gambiani rappresentano una fetta consistente di tutti i migranti che arrivano in Italia passando per la Libia (circa 1 su 20).Per arginare il flusso, l'Unione europea sta finanziando programmi di formazione professionale e di potenziamento dei giovani attraverso il continente con il suo fondo fiduciario per l'Africa da 3,2 miliardi di euro. Ma se il fondo è stato creato nel 2015, la maggior parte dei programmi in Gambia è stata avviata solo lo scorso anno.

"Non siamo pronti a ricevere tutte queste persone", ha detto Bulli Dibba, segretario permanente del ministero degli interni del Gambia. "Siamo molto preoccupati per la sicurezza interna". A novembre, un gruppo di migranti appena tornati nel paese ha lanciato sassi contro gli uffici dell’Oim, perché non soddisfatti del sostegno che avevano ricevuto. Secondo Reuters dei 2.435 migranti che sono tornati in Gambia nel 2017, solo 170 finora hanno ricevuto fondi per il piano di reinserimento (accesso all’istruzione o aiuto per la creazione di imprese). Secondo alcuni analisti senza istruzione, formazione o opportunità di lavoro, la noia e il risentimento potrebbero sfociare in un conflitto. Non solo, ma le persone potrebbero decidere di ripartire, ricominciando di nuovo il viaggio rischioso verso l’Europa.

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