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Accordo Italia-Libia. Oxfam e Borderline Sicilia: “Inferno senza fine”

Le due organizzazioni hanno raccolto le testimonianze dei migranti riusciti ad arrivare in Sicilia. In tanti hanno raccontato abusi di ogni genere: dalle violenze alla vendita di esseri umani. “L’accordo è un fallimento che espone le persone a sofferenza indicibile”

01 febbraio 2018

Foto Pablo Tosco/Oxfam
Migrante in Libia - Foto Pablo Tosco/Oxfam

ROMA – “Arrivata a Tripoli sono stata incarcerata. C’erano donne e uomini insieme a me. Chiedevano soldi che non avevamo e ci trattavano come rifiuti. Mangiavamo una volta al giorno, un po’ di riso o pasta non cotta e bevevamo l’acqua da taniche che avevano contenuto benzina. Alcune persone sono morte per le malattie e le botte, mentre ero lì. Noi donne venivamo picchiate violentate ogni giorno e solo dopo la violenza ci davano da mangiare”. Precious, ha 28 anni, è nigeriana e d è arrivata in Italia dopo un periodo di permanenza nei centri di detenzione libici. La sua testimonianza fa parte del rapporto pubblicato oggi da Oxfam e Borderline Sicilia, alla vigilia dell’anniversario del Memorandum Italia-Libia, firmato il 2 febbraio 2017. Testimonianze drammatiche di uomini, donne e minori, riusciti a scappare e arrivare in Italia, che confermano rapimenti, omicidi, stupri, lavori forzati.

- Abusi di ogni genere: inferno senza fine. “Dopo il terribile viaggio nel deserto speravo che in Libia la situazione sarebbe stata migliore di quello che avevo vissuto – aggiunge Blessing, 24 anni, anche lei nigeriana -. Pensavo che sarei stata impiegata come domestica in una casa di arabi, come mi era stato detto. Mi hanno invece portata in un centro, dove sono rimasta molti mesi. Mi davano da mangiare un pugno di riso ogni giorno, me lo versavano sulle mani. Vendevano il mio corpo agli uomini arabi e io non potevo sottrarmi. Quando ho provato a farlo sono stata brutalmente picchiata e violentata”. Francis, 20 anni, gambiano racconta di essere stato rapito da una banda criminale. “Ci hanno portato in uno stanzone dove eravamo in 300. Sono rimasto lì per 5 mesi. Ogni giorno ci costringevano a lavorare per loro e chi si opponeva, era morto. Le donne venivano picchiate e violentate; i ragazzi tenuti in prigione e venduti come servi a famiglie libiche. Sulla base di questi racconti Oxfam e Borderline Sicilia denunciano gli abusi subiti da centinaia di migliaia di persone sono ancora intrappolate in Libia, in centri di detenzione, un inferno senza fine.

Le due organizzazioni chiedono l’immediata revoca dell’accordo e di tutte le attività volte a riportare in Libia le persone che sono riuscite a fuggire dai campi di detenzione e condizioni di vita disumane, incluse quelle realizzate in collaborazione con la guardia costiera libica. “L’accordo prevede che l’Italia - assieme alla Ue - fornisse supporto finanziario e logistico alla guardia costiera libica con l’obiettivo di impedire partenze dalla Libia e riportare indietro coloro che ci avessero provato – ricordano -, assieme al supporto al sistema di controllo dei confini terrestri del sud della Libia e all’adeguamento e al finanziamento dei centri di accoglienza attraverso la fornitura di medicinali e attrezzature mediche. Tale accordo non rispetta i diritti umani né è conforme al diritto internazionale. Inoltre la Libia non ha mai firmato la convenzione sui rifugiati del 1951 che protegge le persone in fuga da guerra e persecuzioni”.

La rotta del Mediterraneo centrale resta la più pericolosa al mondo. Oxfam e Borderline, sottolineano inoltre come il Governo Italiano abbia varie volte enfatizzato che l’accordo sia stato firmato principalmente per porre fine alle morti in mare e a viaggi della speranza gestiti dai trafficanti di esseri umani; tuttavia il tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale non è variato significativamente. Oggi la rotta si conferma la più pericolosa al mondo con il 2,38 per centodi vittime nel 2017 (sul numero totale degli sbarchi) a fronte del 2,52% del 2016. E anche il 2018 non è iniziato bene con 185 morti, pari al 5,1%. Neanche sul fronte del contrasto ai trafficanti sembra si siano compiuti passi decisivi: in molte zone costiere della Libia le partenze continuano come se nulla fosse successo. “Il rafforzamento dell'operato della guardia costiera libica, da parte del governo italiano, non ha fatto sì che diminuisse il numero dei morti in mare – ha detto Paola Ottaviano, di Borderline Sicilia - . Solo a gennaio si stima che abbiano perso la vita nel Mediterraneo almeno 185 persone. Il numero relativo al calo degli arrivi in Italia, celebrato come un successo politico, equivale al numero di persone riportate all'interno degli stessi centri da cui fuggivano dopo aver subito gravissime violazioni dei diritti umani”. In questo contesto – si legge nel rapporto - va inoltre considerato come tutti i tentativi dell’Unione Africana, dell’Ue e dell’Onu per liberare i migranti dai centri di detenzione libici siano lodevoli, ma insufficienti, perché non riguardano la maggioranza delle persone intrappolate in Libia. Le autorità del paese riconoscono infatti dignità di protezione internazionale solo a poche nazionalità.

L’Ue lavori per la liberazione dei detenuti in Libia. “Le persone con cui abbiamo parlato scappano da guerra, persecuzioni e povertà – spiegaRoberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia – In Libia sono costrette ad affrontare l’ennesimo inferno. I governi europei hanno il dovere di proteggere i diritti umani di tutti, compresi quelli dei migranti. Chi riesce a lasciare la Libia non dovrebbe mai essere riportato indietro. Per questo riteniamo che il sostegno dell’Italia e dell’Ue alla guardia costiera libica sia un ulteriore sfregio. L’accordo con la Libia è un fallimento, che espone centinaia di migliaia di persone a una sofferenza indicibile. – ha aggiunto Barbieri - Ne chiediamo l’immediata revoca. Serve un nuovo accordo da siglare solo quando il quadro normativo libico sia in grado di garantire la protezione dei rifugiati e dei migranti vulnerabili. Invece di impedire le partenze dalla Libia, l’Ue deve trovare una strada per liberare tutti coloro che sono detenuti, a prescindere dalla nazionalità”.“L’Europa non risolverà il problema della migrazione spingendo il confine più in là, verso la Libia, e neanche riportando gente disperata indietro, verso l’inferno da cui è fuggita.  – ha concluso Barbieri - Dovrebbe invece assicurare rotte sicure per tutti quelli che fuggono da aree del mondo dove è impossibile la vita e garantire processi di richiesta d’asilo giusti e trasparenti”. Dopo anni di conflitto, la Libia è un paese gravemente destabilizzato, dove – secondo le Nazioni unite - 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra libici sfollati e centinaia di migliaia di migranti arrivati per lavorare o in transito verso altri paesi in cerca di sicurezza e dignità. Lo scorso agosto in un rapporto basato su testimonianze dirette (158 interviste), Oxfam e i suoi partner Borderline e Medu, hanno denunciato che l’84% delle persone coinvolte aveva subito trattamenti disumani, violenze e tortura in Libia. Il 74% ha invece riportato di aver assistito a omicidi e torture. Le nuove testimonianze raccolte da Borderline, dopo l’accordo Italia – Libia sulle migrazioni dicono che la situazione non è affatto cambiata: rapimenti a scopo di estorsione di denaro, uomini costretti a lavorare senza essere pagati, donne stuprate e ridotte in stato di schiavitù sessuale. Un testimone ha raccontato di bambini venduti come schiavi. (ec)

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Tag: migranti, Libia

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