Disabili over 65, in Toscana si può scegliere di non andare nelle strutture per anziani

Una misura, spiegano dall’assessorato alle politiche sociali, che serve a mantenere le persone disabili nell’ambiente in cui sono vissute, sempre però entro i limiti dell’appropriatezza del percorso

02 febbraio 2018

- FIRENZE - In Toscana le persone disabili over 65 possono continuare a vivere presso le strutture residenziali o semiresidenziali per disabili. Possono scegliere, in sostanza, di non trasferirsi nelle strutture per anziani. Una misura, spiegano dall’assessorato alle politiche sociali, che serve a mantenere le persone disabili nell’ambiente in cui sono vissute, sempre però entro i limiti dell’appropriatezza del percorso. “E’ una misura – ha affermato l’assessore regionale alle politiche sociali, Stefania Saccardi - che serve a mantenere le persone disabili nell’ambiente in cui sono vissute. A 65 anni si è ancora giovani e quindi spostarsi nelle strutture per anziani potrebbe essere psicologicamente traumatico e peggiorativo delle condizioni di vita. Questa normativa arriva anche all’indomani delle richieste di numerose famiglie e associazioni, che hanno manifestato questo problema chiedendo di lasciare i disabili over 65 liberi di scegliere in quale struttura andare”. 

Una normativa che nasce anche dall’impegno del Consiglio regionale, che ha approvato all’unanimità la mozione del Partito democratico in merito alla permanenza delle persone disabili presso le strutture residenziali o semiresidenziali per disabili. Primo firmatario della mozione Stefano Scaramelli, presidente della commissione Sanità e politiche sociali, che spiega quanto la materia sia “molto sensibile e delicata. “La dimensione della disabilità – ha detto Scaramelli – non può avere un limite anagrafico in grado di determinare l’interruzione di un’esperienza con la quale molte persone sono chiamate a convivere tutta la vita. Dobbiamo consentire alle persone disabili, qualora ne sussistano le condizioni, di continuare a vivere la loro forma di socializzazione anche oltre i 65 anni nelle strutture loro adibite, senza essere costrette al trasferimento forzato in residenze per anziani. I bisogni legati alla disabilità – conclude Scaramelli – non si interrompono al raggiungimento dei 65 anni. Serve una norma più flessibile, capace di considerare casi specifici perché l’allontanamento automatico e obbligato della persona disabile dalla struttura in cui è ospitato al raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età, in determinati casi, può risultare nocivo per la complessiva sfera fisica e psichica della persona”. (js)

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