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Dal "rimpatriamoli tutti" all’accoglienza: i programmi dei partiti sull'immigrazione

Il tema è al centro della campagna elettorale italiana, nei dibattiti televisivi si parla a slogan di come affrontare il fenomeno. Ma cosa c’è scritto nei programmi dei principali partiti? Abbiamo analizzato i principali: Pd, centrodestra, Movimento 5 stelle, Liberi e uguali, Potere al popolo, +Europa, Popolo della famiglia e Casapound

02 febbraio 2018

ROMA - Accogliere o respingere? Chiudere i confini oppure prevedere ingressi legali nel nostro paese? E ancora, riprendere o no la riforma della cittadinanza con l’introduzione anche In Italia di uno ius soli temperato? L’immigrazione è uno dei temi al centro della campagna elettorale italiana. Nei dibattiti televisivi si parla a slogan di come affrontare il fenomeno, ma cosa hanno realmente scritto i principali partiti in corsa per le elezioni del 4 marzo nei loro programmi di governo?

- Il Partito democratico affronta il tema immigrazione in particolare nel capitolo dedicato all’Europa. “Vogliamo un’Europa che si faccia carico del problema immigrazione – si legge - superando il principio contenuto nell’accordo di Dublino del 2003 che impone a ciascuno stato membro di farsi carico dei migranti che arrivano nel paese di approdo”. La proposta è che in mancanza di una “solidarietà nella gestione dell’immigrazione non potrà esserci solidarietà nel prossimo bilancio europeo: in altre parole vogliamo stabilire una correlazione tra i soldi che l’Italia mette come Paese contributore nel bilancio europeo e gli impegni che i paesi che ricevono quei soldi mettono nella gestione della migrazione”. Nel capitolo dedicato ai diritti viene del programma in 100 punti presentato a Bologna da Matteo Renzi viene rilanciata anche la proposta dello ius soli moderato e dello ius culturae.

Nel programma del centro destra, i dieci punti firmati da Silvio Berlusconi di Forza Italia, da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e da Matteo Salvini della Lega Nord il tema immigrazione viene affrontato alla voce “sicurezza”. Si parla infatti di lotta al terrorismo, della ripresa del controllo dei confinie del blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti, la stipula di trattati eaccordi con i Paesi di origine dei migranti economici. Nel programma si parla anche di un Piano Marshall per l’Africa e del rimpatrio di tutti i “clandestini”. La coalizione prevede anche di abolire la protezione umanitaria, uno dei tre status concessi ai richiedenti asilo in Italia. Secondo i tre partiti questo tipo di protezione verrebbe concessa in maniera indiscriminata, per questo l’obiettivo è mantenere solo le altre due forme di protezione: la sussidiaria e l’asilo politico. Nel programma si parla anche di accordi bilaterali per detenzione nei Paesi d’origine e di un nuovo Piano carcere. Inoltre si ribadisce il no alla possibilità di riforma della cittadinanza con l’introduzione anche in Italia di una forma di ius soli.

Nel programma depositato al Viminale dal Movimento 5 stelle si parla di “stop al business dell’immigrazione”. Il partito guidato da Luigi Di Maio propone innanzitutto il rimpatrio immediato di tutti gli irregolari. Poi si parla di diecimila nuove assunzioni nelle commissioni territoriali “per valutare in un mese, come negli altri paesi, se un migrante ha diritto di stare in Italia oppure no”. Nel programma "scritto dai cittadini" e presente sul sito, per l'immigrazione si parla di "obiettivo sbarchi zero". Per il Movimento 5 stelle "L'Italia è diventato il campo profughi dell'Europa. "Chiediamo il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo arrivati in Italia e la revisione del Regolamento di Dublino III che assegna gli oneri maggiori relativi all’esame delle domande di asilo e alle misure di accoglienza al primo Paese d'ingresso dell’Unione Europea - si legge -. L’Italia deve lavorare per rimuovere le cause che costringono migliaia di essere umani a lasciare i propri Paesi di origine. Ecco perché serve un embargo alla vendita di armi ai Paesi in guerra civile, la fine dello sfruttamento dei Paesi terzi, una vera cooperazione internazionale e di sviluppo dei Paesi di origine. Con vie legali e sicure di accesso all'Unione europea diminuirebbero le traversate in mare, la pressione dei flussi sulle frontiere esterne e si contrasterebbe il traffico di esseri umani".

Più strutturato è, invece, il programma di +Europa, il partito di Emma Bonino che parla chiaramente del superamento della legge che regola l’immigrazione in Italia, la Bossi-Fini, riprendendo anche le proposte della campagna Ero straniero. “L’attuale legislazione italiana in materia di immigrazione vada radicalmente modificata, perché - consentendo di fatto l’accesso ai soli richiedenti asilo – impedisce l’integrazione degli stranieri nella società e nel mercato del lavoro, generando emarginazione sociale, irregolarità e insicurezza per tutti – si legge nel programma -. E’ necessario introdurre meccanismi diversificati di ingresso per lavoro, a partire da un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione attraverso attività d’intermediazione pubbliche e private tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri e dalla reintroduzione del sistema dello sponsor, e forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari – anche nel caso di richiedenti asilo diniegati – qualora sia dimostrabile la disponibilità in Italia di un’attività lavorativa o di formazione o di legami familiari, sul modello spagnolo del radicamento”. Si parla inoltre di migliorare il sistema di accoglienza con l’adozione esclusiva del modello Sprar. “A livello europeo, è necessario introdurre canali legali e sicuri di ingresso per lavoro, anche non qualificato, implementare i programmi di reinsediamento e favorendo la creazione di corridoi umanitari per le persone bisognose di protezione – si legge -. È necessario garantire mobilità interna a quanti giungono nel territorio europeo e chiedono protezione, modificando il Regolamento di Dublino: lo Stato membro competente per la domanda d’asilo va determinato tenendo conto innanzitutto delle esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo”. Nel capitolo dedicato alla giustizia, inoltre, si parla dell’abuso di provvedimenti emergenziali e di stampo securitario, soprattutto nella gestione di fenomeni complessi, quali l’immigrazione. “L’analisi di tutte le falle del decreto Minniti-Orlando deve condurre a proposte che puntino a percorsi di integrazione e di inserimento lavorativo – scrive +Europa.

Liberi e uguali parla di immigrazione in termini di uguaglianza nei diritti. “Sulle politiche di accoglienza è aperta una faglia in tutta Europa. Dobbiamo rigettare accordi con Paesi in cui non siano garantiti i diritti umani, promuovere reali occasioni di sviluppo nei Paesi di provenienza e non permettere che si continui a depredarli – si legge nel programma -. Dobbiamo gestire le migrazioni con razionalità, abolendo la Bossi-Fini, introducendo un permesso di ricerca lavoro e meccanismi di ingresso regolari, promuovendo la nascita di un unico sistema di asilo europeo che superi il criterio del paese di primo accesso e che comprenda canali umanitari e missioni di salvataggio”. Per il partito guidato da Pietro Grasso va, inoltre, costruito un “sistema di accoglienza rigoroso, diffuso e integrato, sulla base del modello Sprar, adeguatamente dimensionato, superando la gestione straordinaria che troppi scandali e distorsioni ha generato in questi anni, stroncando ogni forma di speculazione e invece generando nuove opportunità di inclusione e sviluppo”. LeU menziona anche la riforma della cittadinanza, riproponendo l’idea dell’introduzione di uno ius soli moderato: “Va affermato che riconoscere la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia da genitori stranieri, o è arrivato in Italia da piccolo e ha completato almeno un ciclo di studi, non è un atto di solidarietà, ma un riconoscimento doveroso che si deve a chi nei fatti è già italiano”.

Nel programma di Potere al popolo, il partito nato all’interno dell’ex Opg Je so pazzo di Napoli, si sottolinea la necessità di dare accoglienza e diritti tanto ai richiedenti asilo che stanno giungendo dal 2011 quanto alle cittadine e i cittadini migranti residenti da anni in Italia. Tra i punti principali, c’è il superamento della gestione “emergenziale, militarizzata e straordinaria dell’accoglienza, proponendo – a partire dal modello Sprar – centri di piccole dimensioni, gestite dal pubblico e che permettano a chi arriva percorsi autonomi di inserimento, abitativo, sociale, lavorativo, indipendentemente dal loro status giuridico; la valorizzazione delle professionalità coinvolte nell’accoglienza, persone oggi costrette a contratti precari e a supersfruttamento; l’abolizione del regolamento di Dublino III, delle leggi Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto; l’abrogazione degli accordi bilaterali che permettono il rimpatrio forzato e di quelli che servono ad esternalizzare le frontiere, per l’attivazione di canali legali e protetti d’ingresso in Europa”. Anche Potere al popolo propone l’abrogazione del Testo Unico in materia di immigrazione (Bossi–Fini) frutto di emendamenti della Turco–Napolitano, la rottura del vincolo tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura di tutte le forme di detenzione amministrativa, il passaggio di competenze ai Comuni per il rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno, meccanismi di regolarizzazione permanente. Nel programma si parla anche dell’approvazione dello ius soli e la sua estensione a chi è comunque cresciuto in Italia, una revisione estensiva della legge sulla cittadinanza, il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative per chi risiede stabilmente nel nostro paese.

Casapound Italia parla di immigrazione al grido di “prima gli italiani”. “Lo stato ha il dovere di occuparsi prima dei suoi cittadini – si legge – e solo in seguito dei cittadini di altre nazioni, in ogni aspetto legato alla fruizione dello stato sociale e dei servizi erogati”. Il partito propone dunque il blocco “dell’immigrazione clandestina” con un intervento di stabilizzazione e pacificazione in Libia perché si creino le condizioni di un ritorno “sulle coste africane di tutti gli stranieri senza documenti regolari” e di tutti quelli che non hanno mezzi di sostentamento, come la casa o il lavoro. Casapound ribadisce il no netto all’introduzione dello ius soli e propone la revoca della cittadinanza (per chi l’abbia acquisita e per i suoi discendenti fino alla seconda generazione) in seguito a reati gravi come omicidio, stupro o terrorismo. Nel programma si parla anche di parametri più stringenti per l’immigrazione regolare limitando l’ingresso solo a chi può garantismi un sostentamento e una permanenza (lavoro, casa) sul modello australiano.

Il Popolo della famiglia, il partito di Mario Adinolfi, non menziona l’immigrazione nel programma depositato al Viminale, ma sul sito di riferimento, la Croce. Qui in un documento in 10 punti si parla anche di “famiglia come identità” e si sottolinea il diritto a non emigrare. Il Partito si dice contrario all’introduzione dello ius soli e propone l’”immediata chiusura dei centri di assistenza rifugiati”. Si parla anche di riduzione drastica dei flussi migratori, di accoglienza sostenibile, di integrazione di qualità e di accordi bilaterali con i paesi di provenienza dei migranti. (Eleonora Camilli)

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