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Carcere: un "Ovale oltre le sbarre" per il reinserimento e la crescita personale

Firmato da Dap e Fir il protocollo che porta il rugby in tutti gli istituti penitenziari, ampliando la presenza della federazione sportiva già attiva con numerosi club e la partecipazione di alcune squadre di detenuti al campionato di serie C

03 febbraio 2018

ROMA - Lo sport in carcere come possibilità per curare il proprio benessere psico-fisico e apprendere il rispetto per le regole e per l’avversario. Il rugby, come strumento di reinserimento e crescita personale. Sono questi i princìpi che hanno ispirato il protocollo d’intesa sottoscritto nella Scuola dello Sport del Coni “Giulio Onesti” dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dalla Federazione italiana rugby (Fir).
“Ovale oltre le sbarre”, questo il titolo del documento che porta la pratica del gioco in tutti gli istituti penitenziari, ampliando la presenza della Federazione sportiva, già attiva da anni attraverso i propri Club con un impegno diretto all’interno di numerose carceri su tutto il territorio nazionale. Il protocollo è stato firmato dal Capo del Dap, Santi Consolo, e dal Presidente della Fir, Alfredo Gavazzi, alla presenza del Presidente del Coni, Giovanni Malagò.

“L’impegno nelle carceri ha un ruolo centrale nel programma di responsabilità sociale della Federazione Italiana Rugby – si legge in una nota del Dipartimento -, un impegno a cui oggi si affianca in via formale anche quello del Dap. Il progetto di Fir per le persone detenute vede due Club direttamente collegati agli istituti penitenziari per partecipare al Campionato italiano di Serie C, grazie a una apposita normativa garantita dal Consiglio Federale, mentre numerose altre Società sono impegnate a diffondere il gioco e il modo di essere tipico della palla ovale in numerosi istituti per adulti e minorili di tutta Italia”.
Presenti all’appuntamento anche il Consigliere Federale Stefano Cantoni, coordinatore di “Ovale oltre le sbarre” per la Fir, gli Azzurri Carlo Canna e Giovanni Licata in rappresentanza della Nazionale, l’ex internazionale Walter Rista e Stefano Cavallini in rappresentanza de La Drola di Torino e La Dozza di Bologna, due delle squadre di Serie C direttamente collegate ad istituti carcerari.

“Il rugby è uno sport straordinario, capace come nessun altro di appianare ogni differenza sociale, di far percepire a chi lo pratica il senso di rispetto per il regolamento – ha dichiarato il Presidente della Fir, Alfredo Gavazzi –. Non è un caso che il nostro sport, nonostante le sue nobili origini, rappresenti oggi un formidabile strumento per agevolare il percorso di recupero dei detenuti. Siamo fieri del nostro progetto e felici che il Dap vi abbia aderito con entusiasmo, conferendogli una legittimità ancora maggiore. Il Consiglio Federale è l’organo eletto dalle Società di tutta Italia non solo per amministrare il nostro sport, ma per promuovere i valori istituzionali su cui il rugby italiano si fonda, e siamo orgogliosi del percorso avviato e delle determinazioni assunte per far sentire a pieno titolo le squadre degli istituti di pena parte integrante del nostro movimento”.

“Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sostiene e promuove i progetti sportivi nelle carceri italiane ed è impegnato in un attento recupero degli impianti affinché in tutti gli istituti penitenziari lo sport possa diventare una pratica diffusa e occasione di una sempre maggiore partecipazione della società alla vita detentiva – ha dichiarato Santi Consolo -. Lo sport in carcere offre alle persone detenute la possibilità di curare il benessere psico-fisico e di apprendere il rispetto per le regole e per l’avversario. Grazie al contributo di società e associazioni sportive, del Coni e delle Federazioni, nelle carceri italiane nel tempo si sono costituite vere e proprie squadre sportive, dal calcio, al volley al rugby, che partecipano a campionati ufficiali e che gareggiano con squadre esterne nelle strutture sportive degli istituti penitenziari. La sottoscrizione del protocollo con la Fir conferma e rafforza l’impegno per rendere il tempo della detenzione un’opportunità di cambiamento”.

“Lo sport in carcere è molto importante – spiega il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, coordinatore del Tavolo “Istruzione, Cultura e Sport” degli Stati generali sull’esecuzione penale -. Durante il lavoro di ricerca, a cui hanno partecipato anche autorevoli rappresentanti del mondo sportivo, abbiamo cercato di mettere in luce un punto per noi fondamentale: lo sport in carcere deve essere visto non come un’attività riempitiva della giornata, ma come un’attività di ricostruzione del rapporto con il proprio corpo, con la propria vita e con la propria fisicità. In carcere, purtroppo, i corpi sono reclusi e il rapporto con il proprio star bene a volte va nel senso contrario: a volte si spera di star male per ottenere permessi o benefici. Al contrario, l’educazione allo sport e la pratica sportiva rappresentano punti essenziali di una vita che smette di essere sospesa e torna ad essere effettiva. In questo senso, uno sport come il rugby, in particolare, con la sua tensione e la sua fisicità, risponde molto positivamente”. (Teresa Valiani)

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