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Macerata, ventimila in piazza contro ogni razzismo

In una città blindata e deserta, con scuole, negozi e bar chiusi, il corteo pacifico, voluto dal basso rispondere così al raid di una settimana fa. In piazza le associazioni, i rifugiati dei centri di accoglienza, tanta gente comune

11 febbraio 2018

MACERATA - “Un abbraccio collettivo a Jennifer, Omar, Gideon, Mahamadou, Wilson e Festus”. Una settimana dopo il raid di Luca Traini, oltre ventimila persone hanno sfilato ieri a Macerata per ricordare innanzitutto le vittime: i sei ragazzi feriti nell'agguato. In una città blindata e deserta, con scuole, negozi e bar chiusi, le associazioni, la società civile e pochi esponenti politici, scendono in piazza per manifestare dissenso contro ogni forma di xenofobia, ma anche per ricordare che la Costituzione ripudia il fascismo.

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“Movimenti contro ogni fascismo e razzismo”, recita lo striscione che apre il corteo. In piazza ci sono i partigiani dei circoli Anpi, che hanno deciso di “disobbedire” alla rinuncia di Anpi nazionale di partecipare alla manifestazione, dopo la richiesta del ministro MInniti: “E’ qui che bisogna stare- dice un anziano signore avvolto nel tricolore- ed è qui che stiamo. L’Anpi c’è, siamo noi”. L’Arci, invece, alla fine decide di esserci con la sua presidente nazionale, Francesca Chiavacci, che sfila insieme ai manifestanti. Poco più in là Gino Strada, presidente di Emergency, spiega così a partecipazione al corteo antifascista e pacifico: “Rifiuto del terrorismo, rifiuto della violenza, rifiuto della guerra, rifiuto del fascismo e il rifiuto di questa specie di cultura della violenza e della paura che sta dilagando in Italia”. Tra i politici in piazza: Cecille Kyenge, eurodeputata del Pd, Filippo Civati e Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, Viola Garofalo di Potere al popolo.

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Dietro lo striscione del Gus, marciano in silenzio anche i ragazzi del centro di accoglienza della città, compagni di Wiston e Festus, ancora in ospedale. Tra le persone in piazza anche i ragazzi accolti dalla famiglie marchigiane con il progetto Welcome Refugees. Pochi, invece, i maceratesi in strada. In tanti assistono al corteo dalle finestre, fanno foto, salutano o semplicemente guardano la folla. “Aprite le finestre – griano dalla strada-. Questa città ha bisogno di respirare aria pulita”. Qualcuno ha appeso uno striscione, con palloncini a forma di cuore, sul balcone: “No razzismo”, recita la scritta. Diversi anche i messaggi in un cui si ricorda Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa a Macerata.Sugli striscioni si leggo anche inni contro il ministro dell'Interno Marco Minniti, definito "uomo nero", Nonostante gli allarmi di questi giorni, tutto si svolge senza incidenti. Ma il giorno dopo le polemiche dilagano su un coro isolato intonato da alcuni ragazzi “Come sono belle le foibe da Trieste in giù”. Una nota stonata in una giornata di partecipazione attiva, in un corteo pacifico voluto dal basso, e che nonostante i divieti iniziali, è riuscito a sfilare in una città in cui nelle stesse ore, solo una settimana prima, regnava il terrore. (ec)

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