Cosa dicono (davvero) i dati sulle denunce contro i cittadini stranieri?

Non è scontata la tesi secondo cui i migranti delinquono più degli italiani. L’approfondimento di Idos su immigrazione e criminalità. Cade l'automatismo che più immigrati sul territorio portino a una crescita della criminalità. Il problema è serio, ma va evitato il rischio di una stigmatizzazione a carattere etnico

15 febbraio 2018

ROMA - Il legame tra immigrazione e criminalità è al centro della campagna elettorale in corso. C’è chi chiede il pugno duro contro i reati degli stranieri, soprattutto dopo i recenti casi di cronaca. Chi, invece, invita a non strumentalizzare il tema a fini politici. Ma cosa dicono davvero i dati sulle denunce a carico degli immigrati? Da diversi anni il Dossier Statistico Immigrazione pubblicato dal Centro Studi e Ricerche Idos raccomanda una corretta interpretazione delle denunce presentate in Italia contro cittadini stranieri. Ora il tema è al centro anche di un volume, “La normativa sugli immigrati in Italia: tra formalità e operatività”, realizzato da Paolo Iafrate, docente dell’università Tor Vergata, e presentato al Cnel.  Secondo il ricercatore, infatti, contrariamente alla lettura più ovvia di questi dati statistici, non è affatto scontata la tesi secondo cui essi delinquono più degli italiani. “Il confronto andrebbe fatto tra popolazioni omogenee per classi di età, tenendo anche conto che agli stranieri residenti si aggiungono i soggiornanti non ancora registrati nelle anagrafi comunali, quelli in posizione irregolare e decine di milioni di visitatori stranieri che arrivano annualmente dall’estero. Inoltre, sarebbe necessario considerare tutte le fattispecie di reato e tenere conto che riguardano solo gli stranieri per giunta in condizioni sociali più difficoltose, non equiparabili a quelle degli italiani”, spiega Iafrate.

A cadere sarebbe, dunque, l’automatismo tra aumento degli immigrati sul territorio e aumento della criminalità. Guardando le denunce penali registrate nell’archivio Sdi (Scenario di indagine), che la Direzione centrale di polizia criminale del Ministero dell’Interno cura insieme alle altre forze di polizia, per esempio, si nota che nel 2004 le denunce contro autore noto sono state complessivamente 709.614, di cui 480.3781 riguardanti italiani e 229.243 riguardanti cittadini stranieri. Nel 2014 le denunce sono aumentate a 980.854 complessivamente, di cui 672.876 contro italiani e 308.978 contro stranieri. L’incremento delle denunce dipende non solo dall’attività criminale commessa e dalla capacità delle forze di polizia di intercettarla, ma anche dall’eventuale aumento della popolazione di riferimento (così è stato per gli stranieri) o dalla sua diminuzione (così è stato per gli italiani). Tra il 2004 e il 2014 le denunce sono aumentate del 40,1 per cento per gli italiani (da 209.614 a 980.854) nonostante si tratti di una popolazione in diminuzione (da 56.060.218 a 55.781.17 residenti). Le denunce, invece, sono aumentate in maniera più contenuta (+34,3%) per gli stranieri, che nel frattempo sono più che raddoppiati (da 2.402.157 a 5.014.437 – spiega ancora Iafrate - senza includere nella popolazione di riferimento anche gli stranieri irregolari o di passaggio in Italia, peraltro difficilmente quantificabili). Anche chi considera la posizione degli stranieri penalmente più esposta non può fare a meno di constatarne l’andamento più soddisfacente, come si riscontra anche da un altro aspetto: sulle denunce con autore noto gli stranieri nel 2004 incidevano per il 32,3 per cento (239.243 su un totale di 709.614), mentre nel 2014 l’incidenza è stata del 31,4 per cento (e sarebbe stata di molto inferiore se la popolazione straniera non fosse raddoppiata). Il problema della criminalità è senz’altro serio, ma va evitato il rischio di una stigmatizzazione a carattere etnico.

Nel volume Iafrate sottolinea, inoltre, che le denunce riguardanti cittadini stranieri incidono sulle denunce totali per circa il 40 per cento al Nord e al Centro e per circa il 15 per cento nel Meridione. La differenziazione sembra il riflesso sia della situazione economica (più elevata nel Centro-Nord e più bassa nel Meridione) sia anche del maggior controllo esercitato localmente dalla criminalità organizzata, non disposte ad accettare il protagonismo della malavita straniera.

Attenzione particolare va riservata, inoltre, ai reati, sulla base delle 35 fattispecie, per le quali i dati sono forniti in maniera disaggregata dal Ministero dell’Interno (che totalizzano, comunque, di poco meno dei due terzi di tutte le denunce). Colpisce tra gli stranieri la maggiore ricorrenza dei furti (incidenza più che raddoppiata rispetto agli italiani: 20,1% contro 9,3% nel 2014). Rilevante è anche tra di essi l’incidenza delle denunce per ricettazione (5,8% contro 2,7%), mentre la ricorrenza è simile per quanto riguarda le lesioni dolose e, al contrario, gli italiani sono maggiormente implicati nelle denunce per truffe e frodi informatiche.  

“L’analisi dei dati Eurostat ridimensiona radicalmente il pregiudizio che gli stranieri in Europa (e in particolare in Italia) siano più criminali degli autoctoni – si legge in un capitolo del Dossier scritto da Iafrate insieme a Franco Pittau - senza per questo negare che esiste anche il problema della loro devianza, con i conseguente impegno per prevenirla e contrastarla”. Stando ai dati In Italia, secondo Eurostat, ogni 100.000 abitanti sono state registrate 1.076,50 denunce per gli italiani (aumento dal 2008 del 8,4%) e 506,26 per gli stranieri (diminuzione dal 2008 dell’1,7%). Sul tema della stigmatizzazione degli stranieri il volume ricorda che le grandi collettività (nell’ordine, quelle marocchina, albanese e romena) sono state considerate, a turno, in capro espiatorie. Il 2007, quando la Romania aderì all’Unione europea, fu un anno di continui attacchi contro questa comunità. Non mancano gli studi che, sia per la Romania che per l’Albania e il Marocco, mostrano che non è mancata in Italia la predisposizione alla criminalizzazione di queste collettività, poi apparsa in larga misura infondata. (ec)

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