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Disabili over 65, nelle Marche il nodo del trasferimento nelle strutture per anziani

Una panoramica del Gruppo Solidarietà su numeri e normative: "La regione Marche sta elaborando i nuovi requisiti dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari e può essere questa l’occasione per vietare la possibilità che al compimento dei 65 anni si venga dimessi e trasferiti in strutture per anziani”

17 febbraio 2018

BOX ANCONA - Sono circa 1.000 le persone con disabilità ricoverate permanentemente presso residenze sociosanitarie o sanitarie nelle Marche. E' quanto riferisce a Redattore sociale Grusol, il Gruppo Solidarietà attivo nelle Marche, in una nota che ha lo scopo di illustrare servizi e criticità per l'assistenza residenziale (e non solo) rivolta agli anziani con disabilità nella regione. “Sostanzialmente quattro sono le tipologie di strutture – riferisce per Grusol Fabio Ragaini -, che si distinguono in comunità e residenze. Eccetto, forse, per una tipologia di residenza sanitaria (residenza sanitaria estensiva), per le altre la tipologia di persone ricoverate è assimilabile”. 

Cosa prevede la normativa regionale. Per le comunità che si realizzeranno nell'ambito della legge 112/2016 (“Dopo di noi”), la Regione Marche (Dgr 1443/2017) stabilisce la continuità degli interventi così come la possibilità che siano beneficiarie anche persone con più di 65 anni, a patto che la condizione non dipenda dal “naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità”. “Ad oggi non è stato diffuso il dato delle persone che beneficeranno di questi interventi – precisa Ragaini - Ma si tratta di un numero molto limitato di persone”. E per tutte le altre? “Solo per le Comunità socio educative riabilitative (circa 30 per 300 persone accolte), una specifica delibera del 2013 (Dgr 23/2013) stabilisce che 'il cofinanziamento riguarda esclusivamente gli ospiti che non abbiano compiuto i 65 anni. Nel caso di utenti già inseriti nelle strutture per i quali si renda opportuna e/o necessaria la permanenza dopo il compimento dei 65 anni, si può derogare al suddetto requisito, previa valutazione dell'Umea, fino a che non insorgano particolari condizioni che ne rendano difficile o impossibile la permanenza stessa'. Questa indicazione – spiega Ragaini – è stata sollecitata dalle associazioni e da alcuni gestori di comunità, dal momento che in diversi territori, i servizi indicavano i 65 anni come limite per la permanenza. Ora, la norma lascia dunque alle Unità di valutazione la possibilità di concessione della deroga. Per le altre residenze nulla è specificato. E’ ipotizzabile – aggiunge Ragaini - che maggiori problemi potrebbero esserci per le residenze protette (circa170 posti), rispetto alle residenze riabilitative estensive (circa 370 posti) e Rsa (circa 215 posti). La regione Marche sta elaborando i nuovi requisiti dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari e può essere questa l’occasione per vietare la possibilità che al compimento dei 65 anni si venga dimessi e trasferiti in strutture per anziani”. 

Salute mentale e “strutture multimodulari”. Stesso tipo di problematica si riscontra nei servizi nell’area della salute mentale. “Accade sempre più spesso – riferisce Ragaini - che al compimento dei 65 anni la persona venga considerata 'geriatrica' e trasferita nei servizi per anziani”. Con conseguenze spesso negative, come la “crescita di 'strutture multimodulari' – spiega Grusol – che hanno diverse 'autorizzazioni' (anziani, disabili, salute mentale) e in cui, di fatto, non si può parlare né di comunità, né di abitazioni, ma di 'nuclei' e 'moduli'. Luoghi di passaggio, in cui, anche indipendentemente dall’età, le persone transitano, cambiando spesso di 'piano', all’interno dello stesso edificio, al cambiare della loro condizione”. 

I centri diurni. Stessa criticità riguarda un servizio meno frequentato dagli 'over 65', ma comunque importante per alcuni: il centro diurno. “Qui, se la normativa regionale non specifica nulla, la Convenzione dell’Azienda sanitaria Unica con i gestori dei Centri dispone il limite massimo di 65 anni per l’accoglienza nei Centri. Considerato che è molto basso il numero di persone vicino ai 65 anni (il dato regionale indica, 2013, 88 persone su 1063, tra i 55 e i 65 anni) che ancora frequentano il Centro, si tratta di aspetto molto delicato, per il rischio che la persona possa trovarsi senza servizi. Per un approfondimento su queste e altre questioni relativi a disabilità e assistenza, si può visitare la sezione dedicata sul sito del Grusol.

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