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Cambiamenti climatici: Europa paese di emigrazione per mancanza di cibo?

E’ uno dei temi al centro del festival del giornalismo alimentare di Torino. Il legame tra cambiamenti climatici e migrazioni rischia di portare a nuovi fenomeni che potrebbero vedere quelli che oggi sono i Paesi di destinazione di migranti, come l’Europa, in luoghi da cui sarà necessario emigrare

22 febbraio 2018

- ROMA - Il legame tra cambiamenti climatici e migrazioni rischia di portare a nuovi fenomeni migratori, che potrebbero vedere quelli che oggi sono i Paesi di destinazione di migranti, come l’Europa, in luoghi da cui sarà necessario emigrare. E’ quanto emerge da “Climate change and human migrations”, capitolo realizzato dalla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatico inserito all’interno del rapporto MacroGeo. Il paper viene presentato al Festival del giornalismo alimentare in corso a Torino, e analizza come il bacino del Mediterraneo sia un “hotspot” del cambiamento climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile a questo tipo di fenomeno. Dalle analisi svolte ci si aspetta, in concomitanza con estati che riscaldano ad un ritmo del 40% superiore a quello globale, una diminuzione delle precipitazioni nel breve (2025) e medio (2050) termine dal 2 al 7%, contro un aumento previsto sul globo tra l'1 e il 4%. Questo significa che in futuro, nella regione del Mediterraneo i cambiamenti climatici e la variabilità climatica potrebbero portare a un riscaldamento di 0.7°C nel giro dei prossimi vent’anni, per raddoppiare entro il 2050.

Lo studio conferma quindi che anche i Paesi europei saranno sensibilmente colpiti dai pericoli climatici, causa di impatti sulle filiere alimentari e sulle risorse idriche. E se i Paesi del Mediterraneo non saranno in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici, le rese agricole diminuiranno nelle regioni più meridionali, mentre tali condizioni potrebbero avere il potenziale di aumentare l’idoneità per la coltivazione di nuove colture nelle aree più a nord del bacino del Mediterraneo. Insomma, un contesto che nella sua complessità può anche rappresentare un’opportunità per il “Vecchio Continente”. A festival è presente anche il Barilla Center for Food & Nutrition in 3 diversi appuntamenti, per parlare di come il cibo, con la sua trasversalità, sia l’elemento chiave per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu. Si parlerà anche del Food Sustainability Media Award e del ruolo centrale che il giornalismo e i media giocano nel raccontare le sfide che i paradossi del nostro sistema alimentare ci impongono di superare. E, infine, si parlerà del ruolo del cibo nel processo migratorio dell’area Euro-mediterranea e del mondo in generale che spinge 1 miliardo di persone a lasciare il proprio Paese.

Il cibo è, infatti, l’elemento più trasversale sul quale intervenire per rendere il nostro sistema di vita finalmente sostenibile e raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. Qualche esempio? Quando si parla di “obiettivo zero fame” s’intende ripensare un sistema che ha portato, nel mondo, 1 persona malnutrita o che non accede al cibo per ogni 2 persone sovrappeso o obese. Quando si chiede di perseguire una “vita sana per tutti” dobbiamo considerare che anche in Italia – patria della Dieta Mediterranea - il progressivo allontanamento da modelli alimentari sani ha reso sovrappeso o obeso (36,8%)  1 ragazzo su 3 (tra i 5 e i 19 anni). E anche a livello ambientale, quando si chiede di “tutelare l’acqua” si deve ricordare che, in media, il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all’irrigazione (mentre l’industria ne consuma “solo” il 22%). “Il cibo, per la sua trasversalità, svolge un ruolo fondamentale nel centrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU”, spiega Luca Di Leo, Head of Media Relations del Barilla Center for Food & Nutrition – “ma molte persone nel mondo non ne sono ancora pienamente consapevoli. Per questo, insieme alla Fondazione Thomson Reuters, abbiamo ideato il Food Sustainability Media Award, per incoraggiare i media a raccontare il cibo al di là del semplice gusto e a mettere in evidenza i paradossi del nostro sistema alimentare proponendo soluzioni concrete per superarli”. Il cibo, insomma, è il trait d’union che, anche sul piano geopolitico, gioca un ruolo centrale nei processi migratori a cui stiamo assistendo. E’, infatti, la sua mancanza a spingere circa 1 miliardo di persone  a “cambiare Paese”  dove vivere, tra chi lo fa all’interno dei propri confini nazionali (760 milioni di persone) e chi sceglie un Paese diverso da quello dove è nato (244 milioni ). Ogni punto percentuale di aumento dell’insicurezza alimentare costringe l’1,9% della popolazione a spostarsi , mentre un ulteriore 0,4% fugge per ogni anno di guerra. Un’insicurezza alimentare generata, soprattutto, dai cambiamenti climatici, che rendono impossibili le coltivazioni e la produzione di cibo in alcuni Paesi. Quegli stessi cambiamenti climatici fortemente influenzati dal modo in cui produciamo il cibo nel resto del Pianeta. Il Festival del Giornalismo Alimentare rappresenta anche un momento cruciale per tornare a parlare del Food Sustainability Media Award, il premio giornalistico realizzato da Barilla insieme alla Fondazione Thomson Reuters. Del Food Sustainability Media Award si parlerà in due appuntamenti: il 22 febbraio alle 17.10 nel corso dell’incontro “Le mille facce del Food Writing” al quale parteciperà Silvia Landi, Vincitrice della I Edizione per la categoria “Foto Inedite” e il 23 febbraio alle ore 16.10 nel panel sul legame tra cibo e giornalismo economico che vedrà la presenza di Luca Di Leo, Head of Media Relations di Barilla.

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