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Casa famiglia anche per il “Dopo di noi”. Ma le risorse sono inadeguate

Casa al plurale aggiorna il suo report sui costi delle case famiglia per mamme e bambini, adolescenti e persone con gravi o lievi disabilità. “Il lavoro degli operatori rappresentata il 75% della spesa, ma gli stanziamenti non bastano. E le rette sono inadeguate. I numeri sono diritti”

22 febbraio 2018

ROMA - Dare una casa e non un tetto a minori, a mamme con i loro figli e a persone con disabilità ed essere così famiglia per chi la famiglia non ce l’ha: è questo il compito che le case famiglia di Roma e del Lazio ogni giorno portano avanti, nonostante le molte difficoltà. Ma quanto costa prendersi cura ogni giorno dei cittadini più fragili della Capitale e della Regione Lazio? Lo ha calcolato, per la prima volta 10 anni fa, Casa al plurale, il coordinamento delle case famiglia per minori e persone con disabilità e di Roma e provincia. Un report continuamente aggiornato e qualche giorno fa ripubblicato con nuovi spunti e contributi. E qualche novità anche nei numeri. Lo studio analizza i costi standard di varie tipologie di case famiglia: per donne con bambini, per bambini e ragazzi adolescenti, per persone con disabilità lievi e gravi. 

La “spesa” di una casa famiglia: il lavoro degli operatori assorbe il 75%. Vengono considerate tutte le spese necessarie per il corretto funzionamento delle case famiglia: da luce, gas e acqua al cibo, dagli affitti alle assicurazioni dei veicoli fino agli estintori. Ma un'attenzione particolare è rivolta al costo del lavoro, che assorbe circa il 75% della spesa necessaria. Si tratta del costo degli stipendi per gli educatori, gli operatori socio sanitari e i tanti altri professionisti, tutte figure previste per legge, che lavorano su turni 24h al giorno 365 giorni l’anno. Moltiplicando il numero di ore/lavoro necessarie per il costo orario, risulta un “gap tra quanto attualmente stanziato e quanto necessario - si legge nel report - Questo gap viene parzialmente colmato grazie agli enormi sacrifici fatti dai lavoratori, con l’indebitamento bancario dell'ente gestore, con la raccolta fondi (rinunciando a quello per cui sarebbe deputata: viaggi, svago, benessere delle persone) per coprire quello che le amministrazioni pubbliche dovrebbero garantire”. In generale, “lo studio mostra l’esistenza di una grande distanza tra i costi da sostenere per le Case famiglia per attuare quanto previsto dalla vigente normativa e gli stanziamenti ad oggi effettuati dal comune di Roma. Si rende dunque indispensabile una programmazione urgente degli stanziamenti volta a ridurre gradualmente tale distanza fino ad annullarla”, ribadisce Casa al Plurale. 

Il Dopo di noi. Un appello che oggi acquista ancor più peso, dopo il riconoscimento esplicito di questa modalità di accoglienza (familiare) anche come soluzione per il Dopo di noi, nella relativa legge del 2016. Infatti, nel report, è contenuta un'analisi dettagliata anche dei costi di quelle “case famiglia” menzionate e previste dalla legge 112 del 22 giugno 2016. Ed è stata inserita anche un'ampia sezione dedicata alle case sociosanitarie per persone con disabilità. “Una nuova tipologia, tutta da implementare”, spiega Casa al plurale. La nuova versione del rapporto contiene anche una corposa riflessione sull'integrazione sociosanitaria e sui bambini piccolissimi con disabilità (di solito abbandonati in ospedale alla nascita), come pure una sezione sulle case famiglia di semiautononia. 

I costi. Entrando nel dettaglio delle diverse tipologie di strutture, dalle rispettive tabelle riportate nel report emerge che: una “casa famiglia per donne in difficoltà con figli” (4 mamme con 4 bambini) ha spese complessive annuali pari a circa 484.385 euro. Per coprire tale spesa, occorrerebbe una retta pro capite di 190 euro, mentre quella attualmente erogata dal comune di Roma è di 40,33. C'è quindi un “gap” di quasi 150 euro. Per quanto riguarda le case famiglia per bambini o adolescenti, queste possono ospitare sei bambini di età non superiore agli undici anni, oppure otto adolescenti di età compresa tra gli undici ed i diciassette anni. La retta necessaria calcolata è di 201 euro (256 nel caso degli adolescenti), l'attuale è di 95. Il costo complessivo di queste due tipologie di case è, rispettivamente, 489.794 euro (bambini) e € 512.455 (adolescenti). Nel caso in cui i bambini ospitati abbiano disabilità complessa, i costi annuali di una casa famiglia con 5 utenti arrivano a 534.197 euro. Passando alle case famiglia per persone con lieve disabilità, qui la retta è di 102 euro, ma quella calcolata come necessaria è di 179. I costi sono di 455.069 euro. Per quanto riguarda le case famiglia per persone con disabilità complessa, che accolgono fino a 8 persone con grave disabilità, qui la retta attuale è di 140,91 euro, quella necessaria è di 302 euro. Il costo complessivo annuo è di 576.787 euro. Nelle casa famiglia per il “dopo di noi”, qui la retta attuale è di 140,91 euro, quella necessaria è di 309, mentre il costo annuo calcolato è di 394.097 euro. Ci sono poi le case famiglia per persone con lieve disabilità in semi autonomia, che accolgono fino a 6 persone con lievissima disabilità, il costo annuo di questa tipologia di struttura è di 136.436 e la retta necessaria sarebbe di 71 euro. 

I numeri sono diritti. “Dall'attenzione ai numeri derivano diritti, benessere, responsabilità – ci spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al plurale - Occorre entrare nel merito, studiare e coniugare numeri e filosofia, visione e attenzione, la capacità di empatia e la capacità di fare calcoli. Solo con tutte queste cose ci si mette a servizio della città e Delle persone fragili e di chi per loro lavora. Altrimenti sono chiacchiere, e le chiacchiere non danno assistenza concreta alle persone più fragili. Che hanno bisogno dialogo autentico di persone. Non di chiacchiere. Per questo casa al plurale ha dedicato anni studi e professionalità a scrivere questo documento”. (cl)

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Tag: Legge Dopo di noi, casa

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