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I fossi e le piste ciclabili, "serve una più attenta gestione del bene pubblico"

La tendenza a costruire piste ciclabili sempre più lunghe e comode (positiva per salute e ambiente) non va di pari passo con l’attenzione alla cura del territorio. Il commento di don Albanesi (Comunità di Capodarco)

23 febbraio 2018

ROMA - Nei nostri litorali sta emergendo la tendenza a costruire piste ciclabili sempre più lunghe e comode per collegare spiagge e paesi. E’ una buona tendenza perché attiva l’uso di uno strumento utile alla salute e al traffico. Per la verità è una tendenza un po’ raffinata, a differenza del costume di chi usa la biciletta per spostarsi all’interno della città. Non so spiegare l’origine di comportamenti così diversi: ci sono città dove tutti si spostano in bicicletta e città dove l’uso è più contenuto. Al di là delle differenze ridurre spostamenti in auto porta beneficio all’ambiente e alla vivibilità.

Rimane invece in secondo piano l’attenzione alla cura dei fossi, dei canali, delle forre, delle strettoie. Inondazioni, smottamenti, rischio ai ponti potrebbero essere preventivamente evitati se ci fosse più attenzione al territorio. Le autorità locali adducono difficoltà di competenze: il privato che ara senza prevedere i giusti solchi di sfogo, le competente della Regione e delle Province, la mancanza di risorse. Oppure non c’è la sufficiente sensibilità per predisporre la tutela del territorio. Licenze edilizie discutibili, scoli inappropriati, mancanza di pulizia degli argini e molte altre mancanze.

Il pensiero malevolo è che la “visibilità” della pista ciclabile è più forte della tutela nascosta ed efficace del territorio. Non è discriminazione, ma forse una migliore e attenta gestione del bene pubblico farebbe prevalere la cura dei fossi sulle piste ciclabili. Avrebbe il vantaggio di eliminare guai grossi. In territori relativamente piccoli si conoscono da sempre le debolezze strutturali del proprio territorio.

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