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Bambini con disabilità abbandonati in ospedale: per loro, case famiglia “speciali”

Hanno bisogno di cure particolari e per questo difficilmente sono accolti in case famiglia tradizionali. Abbandonati in ospedale, sono destinati a rimanere lì finché non trovano una famiglia adottiva. Per loro, la casa famiglia è un'alternativa calda e accogliente. L'1 marzo se ne parla a Roma

24 febbraio 2018

ROMA – Molti di loro arrivano direttamente dagli ospedali, dove sono stati abbandonati alla nascita: sono i bambini con disabilità “complessa”, ospiti di “speciali” case famiglia. Speciali perché, proprio per via delle cure particolari e costanti di cui hanno bisogno, difficilmente questi bambini vengono accolti in case famiglia tradizionali. E altrettanto difficilmente trovano una famiglia adottiva. Alle strutture pensate per ospitarli, definite “Case famiglia per bambini con disabilità complessa”, è dedicato un capitolo del report del coordinamento “Casa al plurale” sui costi delle case famiglia per minori e persone con disabilità a Roma e provincia. E a questo “complesso” tema sarà dedicato, il 1 marzo (Regione Lazio – Sala Tirreno – ore 9 - 13), il convegno “Anzitutto bambini. Verso un modello di integrazione socio-sanitaria nell’accoglienza in sistemi di tipo familiare per minori con disabilità ad alta complessità e al di fuori della famiglia di origine”. 

Come funzionano. Le Case Famiglia di questo tipo ospitano un massimo di cinque bambini, abbandonati in ospedale e destinati a rimanervi finché non si trova (quasi sempre con molta difficoltà) una famiglia adottiva. “La casa famiglia in questi casi – spiega Casa al plurale - è dunque un luogo caldo e accogliente, alternativo all'ospedale”. L’accoglienza in questo tipo di struttura si basa sull’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto per il minore (ma a costi maggiori per l'organizzazione) quali: ambiente familiare ristretto; rapporto educatore/bambino 1 a 2 in alcuni casi anche 1 a 1 (invece che 1 a 5 come richiesto dalla normativa regionale) in ragione della complessità di gestione del minore; costante supervisione degli operatori da parte di uno psicoterapeuta; partecipazione al progetto da parte di un neuropsichiatra infantile. La casa famiglia per l’accoglienza di bambini ad alta complessità assistenziale si caratterizza per lo stile familiare semplice e naturale nelle relazioni, nella quotidianità, nell’organizzazione domestica. 

La giornata tipo. Così Casa al plurale descrive la giornata tipo, all'interno di una di queste strutture. “La sveglia suona intorno alle 6, c’è il tempo della colazione e la cura dell’igiene personale. I bambini che possono frequentare la scuola vengono accompagnati dall’educatore; coloro che invece rimangono a casa hanno un tempo dedicato ad attività ricreative e distensive, ascolto della musica, lettura di fiabe, brevi passeggiate, massaggi, etc. Tra le 12 e le 14, a seconda degli impegni della giornata di ciascun ospite, c’è il tempo del pranzo. Nel primo pomeriggio il tempo è dedicato al riposo. Nel corso della giornata i bambini svolgono terapia neuro psicomotoria con cadenza almeno trisettimanale. La giornata è scandita dalla somministrazione dei farmaci, sempre assai numerosi. Alle 16.30 i bambini fanno la merenda, poi svolgono attività di gioco pomeridiano. Per rendere piene e serene le giornate dei bambini – spiega Casa al plurale - si pensano e si propongono attività diverse. Per qualcuno è prevista l’attività di ippoterapia, per altri ancora di musicoterapia, per qualcun altro la piscina. Nel tardo pomeriggio – si legge sempre nel report - viene dedicato del tempo lento e quieto per fare il bagno. La cura della corporeità e della fisicità ha a che fare con una dimensione intima e personale. Segue la cena ed un momento di rilassamento pre-addormentamento. Poi buonanotte! Scende la sera, il buio a togliere la luce e a portare le ombre. Chiudere gli occhi, abbandonarsi al sonno, perdere il contatto ed i controllo sulla realtà, separarsi; fidarsi che domani il sole ritornerà e le persone che hai lasciato saranno presenti al tuo risveglio. E’ far fronte agli incubi… Ma è anche il tempo della tenerezza, delle coccole, delle storie raccontate, della quiete, dell’intimità”. (cl)

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