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Siria, il grido della società civile: “Fermate il massacro dei bambini”

E’ salito ad almeno 100 civili uccisi il bilancio dei bombardamenti compiuti ieri dal regime siriano sulla Ghouta orientale, enclave ribelle nei pressi di Damasco. Terres des hommes: “Cessate il fuoco immediato”. Centro Astalli: “Ecatombe su civili inermi”

23 febbraio 2018

. ROMA - E’ salito ad almeno 100 civili uccisi il bilancio dei bombardamenti compiuti ieri dal regime siriano sulla Ghouta orientale, enclave ribelle nei pressi di Damasco: lo ha riferito l’Osservatorio siriano sui diritti umani. Tra le vittime risultano esserci almeno 20 bambini. Stremati da un conflitto che dura da 7 anni, in Siria i bambini continuano ad essere le prime vittime innocenti del nuovo intensificarsi del conflitto in corso, che dall’inizio del nuovo anno provoca incessantemente la morte di civili da nord a sud del Paese: dalla periferia Est di Damasco, a Damasco stessa, dal conflitto a Idbled, a nord del Paese, fino ad Afrin, verso il confine con la Turchia. Dalla società civile italiana si alza quindi un appello perché questo massacro abbia fine.

Terre des Hommes Italia chiede urgentemente a tutte le parti in conflitto di fermare gli scontri e lasciare il posto all’azione umanitaria. “L’escalation della violenza in atto in tutto il Paese sta esponendo tutti i bambini a pericoli quotidiani inaccettabili e a gravi traumi a lungo termine  – sottolinea l’ong -Il quadro è drammatico e si inserisce all’interno di un contesto di emergenza che perdura da anni e che ha visto oltre 400.000 decessi negli ultimi 5 anni. A queste cifre impressionanti si aggiungono 14,9 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria; 6,3 milioni di sfollati (di cui 2,8 milioni di minori); più di 5 milioni di rifugiati siriani nei Paesi limitrofi”. L’organizzazione è presente in Siria dal 2008 e interviene nell’assistenza umanitaria multi-settoriale. Solo negli ultimi 6 anni (2012-17) i beneficiari sono stati quasi 800mila. I progetti riguardano principalmente il sostegno psicosociale e protezione a favore di bambini, adolescenti e donne, disabili e la formazione agli operatori locali sulla protezione dell’infanzia; gli aiuti umanitari (alimenti, latte per bambini, kit scolastici, vestiti, ecc.); sicurezza alimentare (fornitura di voucher e pacchi alimentari) e la fornitura di complementi nutrizionali per bambini sotto i 5 anni e le donne in gravidanza e in allattamento. “Nonostante le complesse condizioni esterne, i nostri progetti continuano senza sosta ad operare dove c’è più bisogno e a fornire servizi specialistici per la protezione dei minori e delle loro famiglie, che rappresenta il fulcro del nostro lavoro a Damasco, come nelle sue zone rurali, a Latakia, a Tartous, ad Homs e ad Aleppo – sottolinea Terres des hommes -. Dopo sette anni di guerra e dieci anni di incessante attività, richiamiamo la comunità internazionale sull’urgenza di un cessate il fuoco, la necessità dell’ apertura di un corridoio umanitario, che possa facilitare l’ingresso di aiuti urgenti alla popolazione civile assediata, l’evacuazione di bambini, donne, feriti e malati, garantendo la sicurezza e la protezione dei minori, così come il loro diritto alla vita e al gioco, ai sensi del Diritto internazionale umanitario”.

Anche il Centro Astalli esorta i media italiani e la società civile a tenere alta l’attenzione su un conflitto che continua ogni giorno a uccidere civili inermi. “Un’ecatombe che si svolge sempre più nell’indifferenza della comunità internazionale e che richiede invece ogni sforzo possibile da parte di tutti per avviare finalmente processi di pace per il bene di una società civile evidentemente allo stremo – sottolinea l’associazione -. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani denuncia la strage e la classifica tra le peggiori degli ultimi anni. Si tratta della più pesante perdita di civili in un solo giorno dall’inizio del 2015, scrive l’Osservatorio”. “È davvero un momento infernale. Ci sono centinaia di migliaia di vittime: tutti piangono i loro morti, hanno visto luoghi di culto distrutti, hanno subìto atrocità – aggiunge il  Nunzio Apostolico in Siria, Cardinal Mario Zenari - Le immagini che giungono sono agghiaccianti e al livello sanitario la situazione è al collasso: sono più le persone che muoiono per mancanza di cure ospedaliere e di medicine di quelle cadute a causa delle bombe e dei colpi di artiglieria”.

“L’escalation della violenza deve essere fermata – chiede anche la Rete della Pace -la diplomazia internazionale non può essere immobilizzata dalle minacce di veto della Russia a Risoluzioni Onu e dalla voce forte della Turchia. L’Italia e l’Unione Europea devono fare pressione su tutti i soggetti in campo a partire da Russia, Usa, Iran e Turchia perché operino per l’immediata cessazione del conflitto”. La Rete ricorda le numerose lettere ed appelli che emergono dalla Ghouta Orientale e dalle organizzazioni umanitarie che lavorano in Siria, tutti accomunati dalla richiesta di un immediato cessate il fuoco e la fine dell'assedio pluriennale a cui è sottoposta la popolazione civile, ridotta dai 2 milioni e mezzo pre-2011 agli attuali 380.000. “In seconda istanza, la richiesta è quella che quantomeno si dia seguito agli accordi presi nella conferenza di Astana nel luglio 2017 - garantiti proprio da Russia, Turchia ed Iran - che prevedevano l'istituzione delle “de-escalation zones” con l'apertura di canali per l'ingresso sotto la supervisione Onu di aiuti nelle aree sotto assedio e la fuoriuscita dei casi clinici gravi che necessitano di cure mediche non disponibili in quelle aree, accordi rimasti finora lettera morta – si legge nella nota -. In tutti i messaggi provenienti dai civili della Ghouta o dalla fiorente rete di organizzazioni di società civile presenti nell'area si rifiuta qualsiasi deportazione forzata mascherata da “evacuazione”, scenario già visto ad Aleppo e in altre 7 località nonostante la supervisione Onu. Visti i precedenti, tra le richieste c'è anche quella di garanzie internazionali, dato che alcune persone evacuate per ragioni sanitarie sono state arrestate dal regime di Damasco e molti degli “evacuati” da Aleppo o dalle altre città menzionate si sono trovati in campi profughi sperduti e senza alcuna assistenza, in condizioni umanitarie estreme”. La Rete della Pace si associa a queste richieste e sollecita il governo italiano a premere per il cessate il fuoco sulla Ghouta orientale e su Afrin.

 

 

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