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Premio cinematografico Fausto Rossano, ecco tutti i finalisti

Il disagio psichico, la vita di un intersex e i disturbi alimentari: sono tutti italiani e affrontano tre argomenti molto diversi tra loro i lungometraggi finalisti. E la sezione laboratori offre una panoramica su esperienze presenti in Italia e frutto di progetti di riabilitazione nei centri di salute mentale, nelle carceri o nati da esperienze personali

26 febbraio 2018

- NAPOLI - Il disagio psichico, la vita di un intersex e i disturbi alimentari: sono tutti italiani e affrontano tre argomenti molto diversi tra loro i lungometraggi finalisti del Premio Cinematografico Fausto Rossano per il Pieno Diritto alla Salute. Je so’ pazzo (70’, 2017) di Andrea Canova è il racconto di un luogo, l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di Sant’Eframo Nuovo, dove passato e presente si intrecciano attraverso le testimonianze e i cambiamenti di uno degli edifici storici più grandi di Napoli. My Nature (75’, 2016) di Gianluca Loffredo e Massimiliano Ferraina, racconta la storia di Simone, un uomo venuto al mondo con genitali femminili che si ritrova nella gabbia della normalità sociale, alle prese con dubbi e incertezze che lo portano a riflettere su come affrontare la sua nuova vita intraprendendo un viaggio interiore alla ricerca di se stesso. L’ultimo film in concorso nella sezione lungometraggi è Eat me (50’, 2017) dei registi Filippo Biagianti e Ruben Lagattolla. Il film è una ricerca visiva documentaristica sull’anoressia e sui disturbi del comportamento alimentare.

Tra i 14 cortometraggi finalisti i film Lettere a mia figlia (12’, 2017) del regista napoletano Giuseppe Alessio Nuzzo e Peggie (10’, 2017) di Rosario Capozzolo affrontano il tema dell’Alzheimer, il primo con protagonista un commovente Leo Gullotta, mentre il secondo è una produzione italo-americana girata in California. Un’altra coproduzione, questa volta tra l’Italia, Cuba e la Colombia è Piccolo Mondo (6’, 2016) del regista napoletano Alessandro Focareta. La visita in una scuola elementare cubana si trasforma per il regista in una occasione per riflettere sul valore umano e spaziale dell’infanzia.  Tra i finalisti altri due cortometraggi sono stati realizzati da autori napoletani: Augusto (11’, 2017) di Giovanni Bellotti che descrive la difficoltà di un clown ad affrontare la malinconia e Urban Glitch (15’, 2017) di Davide Tartaglia che racconta il fenomeno delle alterazioni architettoniche a Napoli e del problema abitativo. Tra le altre produzioni italiane ricordiamo Il sapore del sale (20’, 2016) del regista di origine francese Nour Gharbi che affronta il problema della solitudine e della perdita; La giornata (12’, 2017) che riporta il tragico problema del caporalato ricordando la morte di Paola Clemente morta di fatica a soli 49 anni. I due cortometraggi arrivati dall’Iran sono Grey Umbrella (9’, 2017) di Mohammad Poustindouz e Limit (7’, 2017) di Javad Daraei che racconta la storia di un ragazzo disabile che chiede aiuto alle persone che incontra per strada, ma non riesce a farsi capire. Completano la sezione cortometraggi l’ungherese The inner side (15’, 2017) di Dániel Reich che narra la storia di un ragazzo autistico; lo spagnolo Llegar (4’, 2017) dei fratelli Prada dove una giovane donna incontra un’assistente sociale per parlare dell’affidamento di sua figlia; On the spectrum (11’, 2016) dell’irlandese Gerard Mckenzie che racconta la storia di un homeless che soffre di autismo; Tantalum (5’, 2014) del tedesco Johannes Richard Voelkel che affronta il drammatico tema dello sfruttamento del lavoro minorile; Govi (5’, 2017) del giovane regista indiano Rohan A.M. in cui attraverso il tono evocativo delle immagini il protagonista mostra emozioni, sensazioni, disagi e speranze del vortice della depressione giovanile.

La sezione laboratori offre un’interessante panoramica su esperienze laboratoriali presenti su tutto il territorio nazionale frutto di progetti di riabilitazione nei centri di salute mentale, nelle carceri o nati da esperienze personali. Il primo film in programma è Y. (20’, 2017) di Gabriele Nugara, un documentario in cui il regista trascorre qualche ora in compagnia di un bambino speciale. Close to you (17’, 2015) dei registi Manuel Buttus, Marco Londero, Matteo Bellotto e Giulio Venier ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sull’importanza della vita attraverso la scoperta, la valorizzazione e la promozione delle proprie risorse creative; Assetto di Volo (41’, 2016) del friulano Giulio Venier è un docufilm in cui si raccontano le speranze, le aspirazioni e i sogni dei ragazzi coinvolti nel film. La seconda giornata di proiezioni laboratoriali si apre con Il suono dell’ombra (20’, 2017) della regista siciliana Costanza La Bruna che racconta l’esperienza vissuta a contatto con persone non vedenti. Seguiranno Mutismo Selettivo (2’, 2017) lo spot di Fabio Pannetto per sensibilizzare sul tema del mutismo selettivo, una condizione legata all’ansia che colpisce soprattutto i bambini; Rebibbia – Liberi di ricominciare (30’, 2017) dei registi Amedeo Staiano e Guglielmo Mantineo frutto di un laboratorio con 17 ragazzi all’interno del carcere di Rebibbia. Le proiezioni si concluderanno con La vita non sa di nomi (64’, 2018) delle registe Andreina Garella e Giovanna Poldi Allai, un film sul progetto “Teatro e Salute Mentale”, un documentario su tredici anni di attività teatrale di un gruppo di attori fuori dal comune.

I finalisti delle sezioni lungometraggi e cortometraggi sono stati scelti da una giuria di esperti presieduta dalla giornalista Titta Fiore e composta dal sociologo dei processi culturali Stefano Bory, dal regista Egidio Carbone, dal presidente di Arci Movie Roberto D’Avascio, dalla psichiatra della Asl Napoli 1 Centro Assunta Maglione e dalla giornalista Conchita Sannino.

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