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Lo Squash entra nelle carceri, "benessere e rispetto delle regole"

Firmato il protocollo d’intesa tra Dap e Figs per attivare programmi per diffondere la disciplina in tutte le sedi e implementare i percorsi di risocializzazione. Si inizia con Sollicciano (Firenze) per i detenuti, e con Casal del Marmo per il personale dell’amministrazione penitenziaria

28 febbraio 2018

- ROMA – Nasce all’inizio dell’800 proprio all’interno delle carceri, in Inghilterra, per consentire ai detenuti di tenersi in forma in ambienti chiusi, privi di finestre. E ora lo Squash, sport che deriva dal tennis e registra una forte crescita sul territorio nazionale, entra anche negli istituti penitenziari grazie a un protocollo firmato dal Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Santi Consolo e dal Presidente della Federazione Italiana Giuoco Squash, Piero Bartoletti. Il protocollo, firmato alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con deleghe alle Politiche e Affari Europei, Sandro Gozi, ha il fine di “attivare programmi di pratica della disciplina sportiva e di altre attività formative ed educative mirate al coinvolgimento delle persone detenute. L’accordo Dap- Figs – si legge in una nota - aggiunge un nuovo e importante tassello al decisivo impulso dato dall’Amministrazione penitenziaria e dalle Federazioni sportive per implementare la pratica dello sport nei percorsi risocializzanti delle persone detenute”.

La prima esperienza pilota per la pratica dello Squash partirà dalla casa circondariale di Firenze Sollicciano, dove i tecnici della federazione hanno già individuato numerose aree idonee attraverso interventi di facile realizzazione. La Federazione Squash metterà a disposizione i propri istruttori qualificati per avviare le persone detenute alla pratica sportiva, mentre il secondo progetto interesserà l’impianto del Gruppo Sportivo della polizia penitenziaria Fiamme Azzurre, a Casal del Marmo, destinato alle attività Federali e al personale dell’amministrazione penitenziaria.
“La connotazione ambientale, l’intensità dell’attività, la concentrazione che la disciplina sportiva richiede ai giocatori e l’innegabile componente ludica – spiegano i responsabili della federazione - rendono lo squash particolarmente adatto a chi è ristretto nella libertà personale, costituendo un’opportunità per allentare le tensioni tipiche della vita penitenziaria. Questo spot contribuisce allo sviluppo e alla realizzazione personale, insegna che perdere è un modo di apprendere e che ancor più della vittoria conta giocare nel rispetto delle regole e dell’avversario. Non ultimo, è innegabilmente un’attività sportiva particolarmente divertente”.

E’ così che dopo il calcio e il rugby, anche lo squash entra nelle discipline tese a recuperare il benessere fisico e contribuire alla risocializzazione delle persone recluse. “Lo sport in carcere – prosegue la nota - offre alle persone detenute la possibilità di curare il benessere psico-fisico e di apprendere il rispetto per le regole e per l’avversario. La pratica sportiva coniuga l'aspetto della socializzazione e della tutela delle condizioni psico-fisiche dei detenuti con le altrettanto importanti esigenze educative, in un quadro di rigoroso rispetto delle regole”. (Teresa Valiani)

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