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Minori disabili “in stato di abbandono”: 4 mila in Italia. Servono piccole case

Nel Lazio, sono circa 250 i bambini con gravi disabilità e senza la famiglia di origine. Il loro destino è una lunga ospedalizzazione o il ricovero in una struttura residenziale sanitaria. Forse però qualcosa sta per cambiare, almeno nel Lazio. Convegno a Roma della cooperativa “L'Accoglienza”

01 marzo 2018

ROMA – Sono circa 4 mila in tutta Italia, 250 nel Lazio: sono i bambini nati con disabilità e non riconosciuti dai genitori alla nascita. Il loro destino è, nella maggior parte dei casi, una lunga ospedalizzazione o il ricovero in una struttura residenziale sanitaria. Forse però, almeno nel Lazio, la situazione sta per cambiare: se ne è parlato oggi, presso la sede della Regione, in occasione del convegno promosso dalla cooperativa sociale “L'Accoglienza”, dal titolo “Anzitutto bambini. Verso un modello di integrazione socio-sanitaria nell’accoglienza di minorenni, con disabilità ad alta complessità e al di fuori della famiglia di origine, in sistemi di tipo familiare”

Proprio la piccola casa famiglia è infatti il contesto ideale per tutelare i bisogni e i diritti di questi bambini: qui l’affettività, l’intimità, le cure personalissime di operatori professionali creano quel “calore di casa”, fondamentale per ogni bambino come si evince anche dalle Convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia. Occorre però una casa famiglia pensata e organizzata per andare incontro alla complessità di questa condizione: per questo la regione Lazio, pochi mesi fa, con la delibera 884 del 19/12/2017, ha introdotto delle rilevanti novità, stabilendo che “nel caso di accoglienza di minori con bisogni assistenziali complessi riferiti a situazioni di disabilità, le tariffe/rette minime dovranno essere maggiorate in ragione del maggior carico assistenziale necessario per l’esecuzione del piano personalizzato, secondo le direttive che verranno emanate con specifico Decreto del Commissario ad Acta che ne definirà anche il costo a carico della Asl competente”. 

Di fatto, viene istituito, per la prima volta, un sistema di tariffazione ad hoc per quelle case famiglia che accolgono bambini in situazione di disabilità complessa, prevedendo un aumento a carico del sistema sanitario locale e superando la storica scissione fra prestazioni sociali e sanitarie, tra loro non comunicanti. Per definire le caratteristiche strutturali e organizzative di queste particolari case famiglia, la cooperativa L'Accoglienza, con il patrocinio del Comitato Italiano per l’Unicef e di Fish (Federazione Italiana superamento Handicap), ha elaborato il documento “Anzitutto bambini. Il bambino con disabilità ad alta complessità assistenziale e in stato di abbandono”. Qui viene indicata la strada per l’applicazione del diritto inalienabile ad essere accolti in un contesto quanto più possibile familiare anche per quei bambini in stato di abbandono e con una disabilità “complessa”, tale da richiedere un livello di assistenza molto elevato per mantenersi in vita. Questa strada si concretizza nel modello di accoglienza delle “piccole case”, che in questi anni ha permesso ai bambini accolti di essere anzitutto bambini e non pazienti. 

“È stato compiuto un passo significativo per la tutela dei diritti dei bambini con disabilità e al di fuori della famiglia d’origine, forse i più vulnerabili tra i vulnerabili - spiega Marco Bellavitis, responsabile de L’Accoglienza Onlus - ma adesso bisogna procedere all’attuazione, perché si approdi finalmente a una regolamentazione della compartecipazione sanitaria e dell’effettiva ripartizione della spesa per offrire continuità di cure e definitiva certezza del diritto ai nostri bambini”. (cl)

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