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"Io, rifugiato eritreo rispedito in Ruanda da Israele". Poi il barcone per l'Italia

Asmorom, 28 anni, scappato dalla dittatura eritrea, è stato "espulso" da Israele e ha ritentato un secondo viaggio della speranza. Oggi vive in un centro di accoglienza a Roma

02 marzo 2018

- ROMA - Migrante due volte. Un’odissea duplice lungo le rotte dell’immigrazione. E’ l’incredibile storia di Asmorom, migrante eritreo di 28 anni. E’ scappato dalla dittatura Eritrea quando aveva 18 anni, destino comune per molti giovani che vogliono sottrarsi all’arruolamento militare obbligatorio. Ha attraversato il deserto ed è arrivato in Israele. Ma Israele l’ha rispedito in Ruanda. Lui non si è arreso, si è rimesso in cammino, armato di straordinaria forza di volontà. Le stesse rotte, lo stesso deserto, il Sudan. Poi la deviazione verso la Libia, anziché Israele. E infine il barcone, il Mediterraneo, l’Italia. Oggi Asmorom vive in un centro di accoglienza a Roma e dice: “Finalmente mi sento libero”.

La sua storia, raccolta da Unhcr, racconta quello che sta accadendo in Israele a molti richiedenti asilo e rifugiati. Il Paese ha avviato un piano di espulsione per 37 mila rifugiati eritrei e sudanesi, entrati negli anni passati in Israele. I rifugiati devono decidere se tornare nel proprio paese d’origine o andare in un paese terzo, il Ruanda, ricevendo così 3.500 dollari. Chiunque rifiuti di lasciare il paese verrà arrestato.

Una normativa contro cui si sono schierati numerosi intellettuali di tutto il mondo e che ha costretto Asmorom a tornare in Ruanda per ritentare, ormai oltre un anno fa, il viaggio attraverso deserto e mare per arrivare in Italia. “Sono entrato in Israele nel 2010, ci sono rimasto cinque anni ricevendo documenti di permanenza temporanea da rinnovare ogni quattro mesi. In Israele ho tirato a campare facendo lavori provvisori come l’idraulico e il muratore. Non ho avuto possibilità di studiare o di fare corsi di formazione professionale. Al termine dei cinque anni in Israele, le autorità mi hanno comunicato il rimpatrio in Eritrea oppure, in alternativa, la detenzione in Israele o la rilocation in Ruanda”. Asmorom ha scelto quest’ultima possibilità, di fatto un’espulsione, nonostante il giovane eritreo provenga da un Paese che è una chiara dittatura. 

Ha ricevuto 3.500 dollari dalle autorità israeliane come parte del programma di rilocation. Poi, una volta in Ruanda, lui e gli altri nove rifugiati eritrei con cui viaggiava sono stati accolti dalle autorità locali e trasferiti in un albergo. "Non mi è stata data alcuna informazione, i miei documenti israeliani sono stati presi e non ho ricevuto nulla, nessun documento, nessuna spiegazione su quello che sarebbe successo", racconta Asmorom all’Unhcr. "Ero spaventato, così sono ripartito verso l’Uganda”. Poi il Sudan, quindi la Libia, dove è stato arrestato e costretto a vivere in condizioni detentive durissime. “Ho visto morire alcuni miei amici, Ibra e Tesfalem, quelli che avevano fatto il viaggio insieme a me”.

Quindi Asmorom ha ripreso il mare, il suo barcone è stato messo in salvo da una Ong ed è sbarcato a Napoli. Adesso si trova a Roma, dove sta imparando l’italiano e dove dice di sentirsi finalmente al sicuro dopo anni di paura. Ha finalmente ottenuto lo status di rifugiato, sta seguendo corsi di italiano e sogna di ricongiungersi con la moglie, che si trova ancora in Africa. (js)

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