Un mese di cammino sugli Appennini, "atto d'amore"

Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, racconta il suo viaggio a piedi dalla Liguria al Lazio. Un diario che svela la vita, la fatica, la forza e la bellezza di chi ci vive "lungo la spina dorsale d'Italia". E che lancia un messaggio: le "terre alte" possono avere un futuro.

03 marzo 2018

- MILANO - È rimasto nel cassetto per quasi nove anni. Ad un certo punto, Paolo Piacentini si è reso conto che il diario di un mese di cammino sugli Appennini, da Riomaggiore a Castel Madama, dalla Liguria al Lazio, non era solo un bel ricordo di un'avvincente avventura, vissuta insieme ad un amico. Ma poteva riguardare tutti, perché in quelle pagine scritte nei momenti di pausa nei boschi, o sui tavoli delle trattorie di paese, raccontano la vita, la fatica, la forza e la bellezza degli Appennini e di chi ci vive. "Sono montagne da cui dipende la vita di tutti, anche di chi è in città", sottolinea Paolo Piacentini. Per queste ragioni è nato "Appennino atto d'amore. La montagna a cui tutti apparteniamo" (Terre di mezzo editore), con la prefazione di Paolo Rumiz. Un diario appassionato, aggiornato ad oggi. Il cammino di Paolo e del suo amico Beppe attraversa infatti i territori di Amatrice e Norcia: nel 2009 erano intatti, oggi fanno i conti con una ricostruzione post terremoto che stenta a partire. Gli Appennini sono la spina dorsale dell'Italia, sono al centro del centro del Mediterraneo, come scrive Rumiz. "Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita", sottolinea nelle prime pagine Paolo Piacentini.

Appennino atto d'amore - copertina

Paolo Piacentini, nato nel 1959 a Castel Madama (RM), è un grande camminatore. Ha fondato e guida l’ente di promozione sociale Federtrek, è stato presidente del Parco regionale dei monti Lucretili e dedica la propria vita alla tutela dell’Appennino e dei territori marginali. Vive l’escursionismo come gesto di impegno civile. In questo suo atto d'amore verso gli Appennini, il lettore incontra giovani che avviano coraggiosamente aziende agricole bio o bed and breakfast, donne e uomini che resistono allo spopolamento e mantengono in vita piccole attività economiche, come trattorie o bar in frazioni abitate da poche persone. C'è chi punta sull'ospitalità lungo i cammini religiosi, altri si mettono in rete e danno vita a cooperative di comunità. "Ci sono tante esperienze interessanti -sottolinea Piacentini-. Non fanno ancora massa, però. Per questo a volte sono deboli e, nonostante un rinnovato interesse verso queste terre, non possiamo certo dire che abbiamo superato il problema del loro abbandono". 

È un problema di scelte di fondo. L'Appennino può continuare a vivere soprattutto se ci si crede e si investe. "Abbiamo già a disposizione molte buone leggi e conoscenze scientifiche e tecnologiche -aggiunge Piacentini-. Si tratta però di creare un progetto di ampio respiro. Oggi ci sono buone esperienze, ma a macchia di leopardo. Bisogna portare, per esempio, la tecnologia digitale anche in montagna, con una buona copertura di internet e dei cellulari. Questo permetterà di lavorare anche dalle montagne, con la condizione, però, che chi decide di andarci si prende cura del territorio, lo viva profondamente e lo valorizzi. C'è bisogno di una grande manutenzione di queste valli, che sicuramente costa meno di quanto poi bisogna spendere per correre ai ripari quando ci sono alluvioni o altre calamità naturali". (dp) 

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