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"I detenuti domandano perché", incontro in carcere con gli scrittori

In continuità con “Il gioco dei perché”, il programma per le scuole promosso da Tempo di libri e ispirato alla storica rubrica di Dino Buzzati sul “Corriere dei piccoli”, il progetto mette a confronto alcuni scrittori con i quesiti raccolti tra i detenuti. Contigiani: “Le domande fanno bene a tutti”

06 marzo 2018

- PAVIA – Perché a un certo punto nella vita, la vita diventa importante? Perché abbiamo bisogno di Dio? Perché anche nelle piccole cose arriviamo ad accettare l’ingiustizia? Perché dopo l’abbraccio di un bambino siamo felici? Sono alcune delle domande raccolte tra i detenuti delle 5 carceri coinvolte nel progetto “I detenuti domandano perché”, ovvero la Casa circondariale Croce del Gallo di Pavia, la Casa di reclusione di Bollate, la Casa circondariale San Vittore di Milano, l’Istituto penale per minori Beccaria di Milano, la Casa circondariale Le Novate di Piacenza. Realizzato dall’associazione Vivere con lentezza in collaborazione con Tempo di libri e con il sostegno di Mediobanca, il progetto coinvolge i detenuti in attività legate al “Gioco dei perché”, il programma per le scuole promosso da Tempo di libri e ispirato alla storica rubrica tenuta da Dino Buzzati sul “Corriere dei Piccoli” (è uscita tra il 1968 e il 1969). “L’idea nasce dal lavoro che la nostra associazione porta avanti dal 2011 nel carcere di Piacenza con i gruppi di lettura ad alta voce e in quello di Pavia con la realizzazione del giornale ‘Numero zero’ – spiega Bruno Contigiani, direttore di “Numero zero” e presidente dell’associazione Vivere con lentezza – Abbiamo proposto a Tempo di libri di far crescere l’esperienza con i detenuti e fare qualcosa in più rispetto alla sola presenza di uno scrittore. Da qui la scelta di far lavorare i detenuti intorno a degli interrogativi che si pongono e con i quali lo scrittore si confronta”. I partecipanti sono al lavoro da novembre per elaborare le domande che poi vengono raccolte nell’incontro con uno scrittore. 

Il 13 febbraio si è svolto il primo incontro con Andrea Kerbaker, direttore di Tempo di libri oltre che giornalista e scrittore, alla Casa circondariale di Pavia. “Kerbaker ha raccolto 10/15 quesiti dei detenuti e li ha sistematizzati in perché che riguardano gli stati dei detenuti e ha risposto attraverso libri e autori – racconta Contigiani – Ad esempio, per il momento della riconciliazione ha scelto ‘Resurrezione’ di Tolstoj, e poi Camus, Beccaria, Hemingway, Dostoevskij e altri”. Il prossimo incontro sarà il 19 marzo e vedrà Mario Santagostini a San Vittore, “gruppo in cui c’è una propensione per la poesia”, il 21 marzo sarà la volta di Gianni Biondillo che si confronterà con i quesiti dei detenuti di Bollate, mentre il 22 marzo l’attore e regista teatrale Gianfelice Facchetti incontrerà i giovani detenuti del Minorile di Milano, “abbiamo capito che gli interessi di questi ragazzi ruotano intorno allo sport– continua Contigiani – Da qui la scelta di coinvolgere il figlio di Giacinto Facchetti, storico capitano dell’Inter e della Nazionale italiana di calcio negli anni Sessanta e Settanta”. Poi sono previsti incontri nella Casa circondariale di Piacenza, anche con le donne della Sezione Alta sicurezza.  

“C’è una sola categoria di uomini che continua a giocare per tutta la vita e continua così a vivere nella favola. Sono gli artisti, i poeti, i musicisti, i pittori, nei quali l’incantesimo della fanciullezza resiste nonostante gli anni”. È la risposta che Dino Buzzati diede al bambino che gli chiese perché i bambini giocano e i grandi no. “L’esperienza di Buzzati con i bambini è interessante – dice Contigiani – I bambini fanno domande profonde e spiazzanti ed è la stessa cosa anche con i detenuti se riesci a far loro capire che può essere utile, che pensare fa bene, che può aiutarli ad accettare la propria situazione. Perché farsi delle domande, fa bene a tutti”. Il progetto “I detenuti domandano perché” è realizzato grazie al contributo di Mediobanca, “non è così comune che una banca decida di sostenere un’iniziativa a favore dei detenuti”, e grazie alla collaborazione delle associazioni di volontariato già attive all’interno delle carceri coinvolte. I partecipanti sono i detenuti che chiedono di frequentare iniziative di carattere culturale: una quindicina a Pavia (750 i detenuti), 30 a Bollate, una decina al Minorile dove attualmente sono reclusi 29 ragazzi, “adolesenti chiusi, che non si fidano di nessuno e non sono molto avvezzi alla lettura, ma che piano piano si stanno aprendo”, conclude Contigiani. (lp) 

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