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Essere donna e cooperante: più fatica nel rapporto con le autorità locali

L’esperienza di Barbara Boranga, capo missione in Libano per il Cesvi e di Daniela Bernacchi, ad della ong. Tra i punti di forza, la capacità di creare un rapporto con le comunità locali e quella di abbassare il livello di competitività nell’organizzazione. Oggi un’iniziativa a Bologna a sostegno delle donne di Cape Town

08 marzo 2018

- BOLOGNA – Essere donna e capo missione di una ong può voler dire essere presa come modello dalle ragazze beneficiarie di un progetto, ma anche fare più fatica nel rapporto con le autorità locali. È un’esperienza familiare per Barbara Boranga, 30 anni, da un anno  capo missione di Cesvi in Libano. A Beirut coordina i progetti per favorire, in diverse aree del Paese, l’impiego giovanile e allo stesso tempo supportare le piccole e medie imprese. In tutti i progetti si cerca di arrivare almeno al 50% di partecipazione femminile, superandolo nelle aree rurali. Ma soprattutto si cerca di impostarli per promuovere la protezione di donne, bambini e persone vulnerabili, per esempio “dando indicazioni specifiche su come proteggere le minoranze, come integrare le donne nel mercato del lavoro, come riconoscere i segni della violenza fisica e psicologica sulle donne e sui giovani”. 

Per coinvolgere più ragazze possibili, per esempio nei corsi di formazione professionale, “il primo passo è avere la fiducia delle comunità perché i genitori permettano alle figlie di partecipare”, spiega Boranga. Altre difficoltà sono relative all’organizzazione di corsi misti, o alla scelta dei corsi da proporre: “Dove il ruolo della donna è più legato alla gestione della casa, bisogna pensare a corsi che permettano alle donne di avere un reddito combinando le richieste del mercato con le aspettative culturali della comunità di riferimento. Per esempio, abbiamo organizzato corsi di acconciatura, per permettere alle donne di lavorare da casa o in quartiere; corsi di preparazione di dolci, che hanno consentito lo sviluppo di attività di catering al femminile; in un'area rurale una ragazza che ha partecipato a un corso di fotografia è diventata fotografa per la parte riservata alle donne nei matrimoni tradizionali”. 

I progetti Cesvi in Libano sono indirizzati a fasce d’età prevalentemente giovanili, fra i 15 e i 24 anni, e ci sono anche progetti per persone fino a 40 anni. Si cerca di coinvolgere in egual misura persone della comunità libanese ospitante e rifugiati, in gran parte provenienti dalla Siria in guerra, per promuovere la coesione sociale. Le condizioni in cui vivono spesso si assomigliano. “Quando chiediamo alle ragazze cosa facessero prima di partecipare a un nostro corso, quasi sempre ci rispondono che stavano a casa. I nostri progetti sono per loro un modo di uscire dal contesto domestico. Alcune sono stupite, vogliono sapere come ho fatto ad avere la mia posizione”, racconta Boranga, che in precedenza ha lavorato per altre ong nel campo della cooperazione internazionale. Avere a che fare con una donna a volte spiazza le autorità locali. “Una volta, dopo un confronto, mi hanno chiesto: ‘Va bene, ma cosa ne pensa il tuo capo?’. Ma anche questo fa parte del nostro lavoro, mostrare che c’è un cambiamento in corso”. 

L’organizzazione per cui lavora Barbara ha un profilo particolare. Da due anni l’amministratore delegato è Daniela Bernacchi, 54 anni, di cui 18 trascorsi a lavorare in diversi contesti internazionali, sia nel no profit che nel profit. “In sede il 65% del nostro organico è composto da donne”, spiega la manager. Siede nel consiglio di amministrazione con 6 uomini. Una donna dirige una delle 4 aree in cui è suddivisa la ong. Cesvi è attiva sulle emergenze umanitarie, sulla lotta alla fame, per la protezione dell'infanzia, contro aids, malarie e altre pandemie, tutela dell’ambiente e sviluppo sostenibile. Nelle azioni sul campo in 23 Paesi la presenza di donne dipende molto dal contesto. “In generale c’è un buon equilibrio e la tendenza a favorire la crescita femminile”, dice Bernacchi. “C’è una buona componente di donne cooperanti nei progetti di protezione Casa del sorriso, per dare tutela ai bambini e alle donne in fasce vulnerabili”. Nei progetti di sviluppo agricolo e sicurezza alimentare sono molte le donne del posto che acquisiscono ruoli di responsabilità. “In Myanmar, nei comitati nati nei villaggi, le donne si occupano degli stock di sementi, della loro distribuzione, tengono la cassa per comprare le medicine, questo dà loro una forte responsabilità verso la comunità. Anche in sud Zimbawe hanno un ruolo importante, presiedono alla commercializzazione e alla distribuzione della produzione agricola”. In generale le donne delle popolazioni locali vengono coinvolte “in un percorso di riconoscimento dei propri diritti e potenzialità”. 

La presenza di tante donne nell’organizzazione fa sì che ci sia “una sensibilità diversa, un modo di interloquire differente”, racconta Bernacchi. “Siamo determinate sui risultati e la qualità del lavoro quanto gli uomini, ma abbiamo meno la tendenza all'affermazione di sé, puntiamo più sulla concretezza e questo abbassa il livello di conflittualità, permette di aumentare le sinergie”. Quando lavorava in altri contesti, aggiunge, “ho sofferto perché dovevo dimostrare di valere il doppio per avere lo stesso riconoscimento dei colleghi maschi, ma questo non ha dato spazio in me ad atteggiamenti ipercompetitivi. A volte noi donne ci dimentichiamo di esserlo e ci comportiamo come ‘maschi alfa’ per far vedere che siamo brave, ma non è necessario perché le evidenze parlano da sole”, avverte l’ad di Cesvi. Faceva volontariato e dopo tanti anni di esperienza manageriale nel privato ha scelto di lavorare nel terzo settore: “Ho pensato di mettere le mie competenze a disposizione di una causa più valida che il profitto dell’azionista – spiega – ma non idealizzerei il no profit, la differenza la fanno le persone e le loro idealità”. 

Oggi, in occasione della giornata internazionale della donna, gli Amici del Cesvi di Bologna “chiamano a raccolta artisti di ogni genere ed età per partecipare a un talent in onore delle donne”. Si svolgerà dalle 19.30 alle 23 a “L’Altro Spazio” in via Nazario Sauro. Sarà l’occasione per acquistare prodotti di artigianato solidale e sostenere la Casa del Sorriso di Cape Town, in Sudafrica, dove Cesvi accoglie donne vittime di violenza con i loro bambini, garantendo loro assistenza sanitaria e psicologica. (Benedetta Aledda)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: 8 marzo

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