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Paralimpiadi, a Pyeongchang l’Italia in cerca di riscatto

L’edizione coreana è l’occasione per dare nuova forza e visibilità alle discipline su ghiaccio e neve. Con numeri di tutto rispetto: 650 atleti, provenienti da 45 Paesi, che si contendono 80 titoli paralimpici in sei sport. L’Italia è chiamata a portare a casa almeno una medaglia, dopo la brutta figura di quattro anni fa a Sochi. Sono 26 gli atleti convocati

08 marzo 2018

- ROMA - Dalla Russia in Corea, passando per il Brasile. Eccoli i Giochi paralimpici, che tornano protagonisti delle scene quattro anni dopo l’edizione invernale di Sochi 2014 e a un anno e mezzo da quella estiva di Rio 2016. Una Paralimpiade dai mille risvolti anche geopolitici, con il grande tentativo attuato già durante le Olimpiadi di aprire una breccia nei rapporti fra la Corea del Sud padrona di casa e i cugini del Nord. L’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, ha riservato in via del tutto eccezionale due posti in gara nello sci nordico a due atleti nordcoreani, facendo sì che il Paese potesse partecipare alla prima Paralimpiade invernale della sua storia. In passato infatti la Corea del Nord aveva partecipato, rispettivamente con due e un atleta, a Londra 2012 e Rio 2016, ma mai aveva visto sfilare i suoi atleti in una cerimonia di apertura dei Giochi invernali. Evento che, contrariamente a quanto accaduto tre settimane fa all’avvio delle Olimpiadi, non vedrà le due Coree sfilare unite e insieme sotto la stessa bandiera: pur essendoci la disponibilità in tal senso dell’Ipc, i due paesi hanno scelto diversamente. E così le Coree unite sotto le insegne olimpiche tornano divise sotto quelle paralimpiche. 
 
Mentre sullo sfondo andranno comunque avanti i tentativi di “disgelo”, sui campi di gara dal 9 al 18 marzo tornano protagonisti i grandi campioni dello sport paralimpico. "Un’occasione unica per vedere in azione i migliori atleti del mondo", dice il presidente del Comitato paralimpico internazionale, Andrew Parsons, qui alla sua prima edizione da presidente dell’Ipc dopo essersi insediato lo scorso anno nel ruolo che dal 2001 al 2017 era stato ricoperto da sir Philip Craven.
La prima decisione di rilievo che Parsons ha dovuto affrontare con tutto il board esecutivo dell’Ipc ha riguardato la scelta di escludere ufficialmente anche dai Giochi coreani la Russia, il cui Comitato paralimpico non ha ancora soddisfatto integralmente i criteri stabiliti successivamente all’indagine antidoping che sollevò i riflettori su un sistema metodico finalizzato alla frode sportiva. Rispetto a Rio 2016, quando nessun atleta russo poté varcare i confini brasiliani, c’è però una novità importante: l’Ipc, in considerazione dei “progressi significativi” operati in questi mesi, permette infatti ai singoli atleti russi non coinvolti nell’indagine antidoping di gareggiare, seppur non con la bandiera del proprio Paese ma sotto le insegne di una squadra chiamata Neutral paralympic committee (Npc).
 
Sono una trentina gli atleti convocati, tutti in discipline singole, mentre non è stata ammessa la squadra di hockey su ghiaccio che quattro anni fa, nella Paralimpiade casalinga di Sochi 2014, ottenne la medaglia d’argento. L’edizione di Pyeongchang, per il movimento internazionale, è l’occasione per dare nuova forza e visibilità alle discipline invernali, il cui risalto sui grandi media è stato – del tutto comprensibilmente – assai inferiore a quello raggiunto dai Giochi estivi.
I numeri della manifestazione sono comunque d’impatto: circa 650 atleti partecipanti provenienti da 45 Paesi, che si contendono 80 titoli paralimpici in sei sport (sci alpino, sci di fondo, biathlon, curling, hockey su ghiaccio e snowboard). Sui campi di gara l’Italia è chiamata a riscattare l’infausta spedizione di Sochi 2014, quando per la prima volta dal 1980 gli azzurri tornarono a casa, dopo una Paralimpiade sulla neve, completamente all’asciutto di medaglie. Fu una debacle assoluta, un totale fallimento, che certificò una vera e propria crisi del movimento degli sport invernali.
 
"Dopo quando accaduto in Russia, nell’ultimo quadriennio abbiamo avviato un nuovo corso: la Federazione ha intrapreso un cammino di rinnovamento che mi rende moderatamente soddisfatto – spiega il presidente del Cip, Luca Pancalli –. Abbiamo alcune giovani promesse, guardiamo a loro con attenzione e speranza. Puntiamo a far bella figura, sapendo che le Paralimpiadi invernali sono sempre particolari perché la prestazione dipende dal tipo di giornata, dalla sciolina, da fattori come un colpo di vento o la condizione della pista. È tutto un punto interrogativo ed è bene essere cauti".
In casa azzurra sono coinvolte la Federazione italiana sport invernali paralimpici e la Federazione italiana sport del ghiaccio: i nostri 26 atleti si misureranno nello sci nordico, nello sci alpino, nello snowboard e nel para-ice hockey.

E proprio nell’hockey su ghiaccio sono riposte alcune speranze di medaglia, perché dopo Stati Uniti e Canada, che appaiono di un altro livello, quella italiana è una delle formazioni capaci di lottare per il terzo gradino del podio. Alla squadra di hockey appartiene il 41enne Florian Planker, alla sua sesta partecipazione a una Paralimpiade, scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di apertura: uno dei simboli viventi di uno sport praticato da atleti che con coraggio e perseveranza hanno dimostrato di poter superare tante barriere. L’asso italiano nello sci è Giacomo Bertagnolli, mentre nello snowboard ci affidiamo fra gli altri a Manuel Pozzerle e a Roberto Cavicchi.
Nota dolente dell'intera spedizione: non ci sono donne. A parte i componenti della squadra maschile di hockey infatti, anche tutti gli altri convocati sono uomini. Anche questo un segno della fatica che il movimento paralimpico invernale vive nel suo complesso. "Vincere le medaglie – sottolinea Pancalli – è importante per i nostri atleti, campioni di altissimo livello, ma è soprattutto fondamentale per la promozione dello sport tra le persone con disabilità". L’auspicio è che anche i Giochi coreani, come e più di quelli che li hanno preceduti, possano contribuire alla crescita culturale del nostro Paese: c’è da garantire pieno rispetto e piena dignità per tutte le persone disabili, e insieme a questo anche la possibilità reale ed effettiva, per chi lo desidera, di poter praticare uno sport. Anche d’inverno. (ska)
 

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