:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

A Bologna il webdoc "La linea del nemico", sulla "gelida" accoglienza a Belgrado

Al gelo, sotto la neve, con l'unico riparo di un capannone dismesso. Per i migranti in fuga da guerre e persecuzioni bisogna passare anche da questo, sfidando le temperature sottozero e la fame. Paolo Munari Mandelli, fotografo bolognese, nel 2017 e' stato in uno dei crocevia delle rotte dei migranti, non lontano dalla stazione dei treni di Belgrado, trovando una situazione umanitaria all'estremo

10 marzo 2018

BOLOGNA - Al gelo, sotto la neve, con l'unico riparo di un capannone dismesso. Per i migranti in fuga da guerre e persecuzioni bisogna passare anche da questo, sfidando le temperature sottozero e la fame. Paolo Munari Mandelli, fotografo bolognese, nel 2017 e' stato in uno dei crocevia delle rotte dei migranti, non lontano dalla stazione dei treni di Belgrado, trovando una situazione umanitaria all'estremo. Lo ha documentato nel webdoc "La linea del nemico", presentato al Leica store di Bologna, corredato dalle immagini in bianco e nero che raccontano quello che ha visto. Mandelli e' sbarcato a Belgrado nel gennaio 2017, in pieno inverno. "Quando sono arrivato non c'erano donne, erano state spostate in un altro posto fuori Belgrado. C'erano solo ragazzi dai 15 ai 20 anni e padri. Il primo giorno nevicava pesantemente- spiega Mandelli- ho visto ragazzi che si facevano il bagno e si pulivano sotto la neve, con temperature tra i -5 e i -15 gradi. La condizione igienico-sanitaria era pressoche' inesistente". A reggerne il peso, solo "pochi volontari" che distribuivano pasti caldi "due volte al giorno".

"Sono convinto che bisognerebbe parlarne di piu' di questo genere di situazioni, a prescindere dal mio lavoro. Ci sono molti fotografi bravissimi che si occupano di fotografia sociale. Il problema e' che se ne parla sempre troppo poco e se ne parla male. Si pensa che questi ragazzi vengano in Europa per rubare il lavoro agli altri, ma non e' vero" conclude Mandelli. (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa