Migranti, bimbo nasce al confine Italia-Francia grazie all'intervento dei soccorritori

La famiglia è stata intercettata sulle Alpi da un gruppo di volontari. La donna incinta di otto mesi e mezzo è stata poi portata all’ospedale di Briancon mentre il padre e gli altri figli rischiavano in respingimento in Italia. L’intervento dei medici ha permesso alla famiglia di ricongiungersi.

12 marzo 2018

- ROMA - Avevano appena attraversato il confine tra Italia e Francia: le valigie in una mano, i bambini nell'altra. Mentre stava camminando al freddo, una famiglia di rifugiati è stata soccorsa dai volontari di Refuge Solidaire. La madre incinta all’ottavo mese e mezzo, dopo poche ore ha dato alla luce un bambino all’ospedale di Briancon. La storia a lieto fine è stata raccontata dalla testata online Dici. Secondo i testimoni in un primo momento il padre coi bambini sarebbero stati accompagnati alla frontiera italiana, mentre la donne si trovava ancora in ospedale. Ma l’insistenza dei medici che hanno assistito al parto, ha fatto sì che la famiglia potesse ricongiungersi in Francia.

La testimonianza del soccorritore. “Quando li abbiamo incontrati – racconta Joël Pruvost, un testimone di Refuge solidaire – la madre rischiava choc termico, esausta, non poteva neanche più mettere un piede davanti all'altro. Il nostro thermos di tè caldo e le nostre coperte non erano sufficienti ad affrontare la situazione di pericolo in cui queste persone si trovavano”. Parlando, infatti, il volontario scopre che la gravidanza era in stato avanzato, per cui decide di farla salire in auto e portarla all’ospedale di Briancon. “Poco dopo abbiamo incontrato la polizia, che ha iniziato un lungo controllo: ‘che cosa stai facendo qui? Chi sono le persone in macchina? Presentaci i tuoi documenti? Dove hai trovato questi migranti? Sai che sono in una situazione irregolare? Stai violando la legge’. Tutto questo è diventato abituale a Briançon. Li esorto a farmi andare in ospedale con la massima urgenza. Ma niente. Mettono in dubbio la gravidanza all’ottavo mese. Non sono in grado di giudicare l'urgenza o meno della situazione – continua il volontario -. Gli dico che sono un primo soccorritore e che io sono in grado di valutare una situazione di emergenza. Niente da fare, la macchina non ripartirà. Finiscono per chiamare i vigili del fuoco. Questi ultimi impiegheranno più di un'ora per arrivare. Siamo a 500 metri dall'ospedale. La mamma continua a girarsi sul sedile del passeggero, i bambini piangono nel sedile posteriore. Una situazione assurda”.

Le ronde solidali dei volontari al confine. Secondo il racconto del volontario, il padre e i bambini vengono espulsi proprio mentre la donna partorisce, con un taglio cesareo, il suo bambino. Saranno i medici a permettere poco dopo il ricongiungimento, permettendo alla famiglia di riunirsi di nuovo. La storia esemplare, rappresenta quello che sta continuando a succedere sulle Alpi tra Italia e Francia in questi mesi. Anche per questo mercoledì prossimo ci sarà una nuova manifestazione degli attivisti, che chiedono di mettere fine ai respingimenti dei migranti verso il nostro paese, assicurando invece un transito sicuro. “Quando il tempo lo permette, facciamo ronde nei pressi del passo del Monginevro alla ricerca di migranti. E’ pericoloso attraversarlo in inverno e a piedi, c’è molta neve e anche il rischio valanghe. Non sappiamo di morti al momento, ma non possiamo escludere che qualcuno si sia avventurato… Quando si scioglierà la neve, speriamo di non trovare brutte sorprese”, spiega all’agenzia Dire  Pierre Mumber, volontario per l’ong Tous Migrants che opera a Briançon, cittadina francese a due passi dalla cosiddetta “porta d’Italia“, ossia il colle del Monginevro. Un punto di transito naturale per chi parte da Torino. A suggerire questa strada sono i trafficanti che, spiega Pierre, “da Torino chiedono dai 100 ai 300 euro per portare una persona in Francia. Da quando i passaggi francesi più a sud sono stati chiusi, trovano questa via, molto più semplice. Noi li combattiamo col passaparola: ai migranti che aiutiamo – in larghissima parte originari dell’Africa occidentale – diciamo di informare i loro connazionali non ancora partiti di non affidarsi ai ‘passeurs’, che rubano loro denaro e li espongono ai rischi. Il treno costa non più di dieci euro. In questo, Facebook e Whatsapp tornano molto utili”. Ogni giorno arrivano tra i 15 e i 60 migranti, e da luglio ne abbiamo assistiti almeno 3mila – spiegano i volontari -“ogni giorno raggiungiamo i migranti che superano la frontiera per registrarli, prima che arrivi la polizia francese” spiega Pierre. “La situazione è grottesca: se gli agenti li trovano, li riportano automaticamente in Italia in piena violazione del diritto internazionale, chi prevede di ricevere e valutare le richieste d’asilo o anche garantire protezione ai minori soli. Una volta registrati, li rifocilliamo e gli forniamo consigli su come muoversi in modo legale”. E’ in questo momento, prosegue il volontario, che “ascoltiamo le loro storie e li dissuadiamo dal proseguire il viaggio tra le montagne o affidandosi ai trafficanti”. Se le istituzioni sono assenti, insomma, ci pensano i cittadini. “E sebbene qui non tutti siano contenti dell’arrivo dei migranti – sottolinea Pierre – perlomeno non lo manifestano in modo violento”.

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