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Pigotte e vestitini per chi è in difficoltà: nasce la sartoria solidale

Il laboratorio è composto da volontarie che in passato hanno lavorato per colossi dell’abbigliamento, oggi su iniziativa dell’Auser cuciranno abitini per bambini da inviare nella missioni nel terzo mondo, realizzeranno Pigotte e tanti lavori sartoriali per i mercatini di beneficienza

13 marzo 2018

- AREZZO – Ha aperto i battenti ad Arezzo la “Sartoria 8 marzo”, il laboratorio della solidarietà dell’Auser che ha come obiettivo non solo quello di aiutare chi è in difficoltà ma anche insegnare l’arte di cucire alle nuove generazioni. E’ così che al suo interno, in via san Lorentino, le volontarie faranno riparazioni sartoriali, cuciranno abitini per bambini da inviare nella missioni nel terzo mondo, realizzeranno Pigotte e tanti lavori sartoriali per i mercatini di beneficienza.  

All’inaugurazione c'erano tantissime donne, ex operaie della Lebole, della Stilbert, della Giole, colossi dell’abbigliamento che anni fa hanno portato il nome di Arezzo in tutto il mondo. Al taglio del nastro il presidente dell'Auser Arezzo Franco Mari, la presidente dell'Auser Toscana Simonetta Bessi, il responsabile delle sartorie della solidarietà Giovanni Forconi e la vice presidente del Consiglio regionale Lucia De Robertis che ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa. Autorità dunque, ma anche tantissime ex leboline, che dietro macchine da cucire hanno passato la loro vita. Come Marina Bonini, per venti anni lavoratrice alla Lebole e Nadia Cerofolini che nella stessa azienda ha passato trent'anni. Ora Volontarie dell’Auser nella Sartoria. "Sono stati anni belli e difficili - spiegano - siamo entrate giovani in fabbrica e all'inizio non è stato facile. Cambiare, adattarsi, passare tutto il giorno dietro ad una macchina con un lavoro abbastanza ripetitivo. Ma è stata una rivoluzione che ha portato a noi, alle nostre famiglie e a tutta la città un grande benessere. Abbiamo potuto aiutare i nostri genitori e far studiare i nostri figli. Era un bel momento, il lavoro non mancava a nessuno. E poi venivamo dalla miseria ed avevamo voglia di darci da fare. E' peggio adesso per i giovani di oggi, che hanno davvero poche possibilità di affermarsi". 

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