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"Leporello", la voce dei detenuti del minorile in musica

Per 2 ore, una volta alla settimana, un team di musicoterapeuti entra in carcere per tenere un laboratorio di songwriting con i ragazzi, dando loro la possibilità di tradurre in canzoni il loro vissuto. I brani, i video e il reportage fotografico saranno diffusi il 14 marzo in alcuni locali di via del Pratello

13 marzo 2018

- BOLOGNA - “Sono poche le cose davvero importanti, apprezzare la vita trattarla con i guanti. Un pensiero va agli amici che ora sono distanti. Andiamo avanti, andiamo avanti”. È il ritornello di “Andiamo avanti”, uno dei tre brani scritti e musicati (gli altri si intitolano “Diamanti” e “Horea” ovvero libertà) durante il Laboratorio di songwriting Leporello promosso dall’Associazione Mozart14 all’interno dell’Istituto penale minorile di Bologna. “I ragazzi partono dal loro vissuto, dal loro stato d’animo, dalle loro problematiche e vi danno forma espressiva attraverso la musica – racconta Marco Paganucci, uno dei musicoterapeuti del laboratorio – Nelle canzoni si parla di libertà, della famiglia, di amicizia, di amore”. Partito nel 2015, il laboratorio si svolge una volta alla settimana per 2 ore e vede la presenza di non meno di 7/8 ragazzi a ogni incontro. “Ovviamente, i partecipanti sono cambiati nel corso del tempo, ma le richieste sono sempre state superiori alla possibilità di frequentare il laboratorio – ha affermato Paola Ziccone, direttore del servizio tecnico del Centro per la giustizia minorile di Bologna – Il maestro Abbado diceva ‘la musica ti cambia la vita’ e davvero la vita di questi ragazzi può cambiare perché nei momenti in cui si suona insieme o si ascolta la musica è come se la musica si prendesse cura di te. E se c’è qualcuno che si prende cura di te, tu cambi”. I brani scritti e musicati dai ragazzi insieme al team di musicoterapeuti, i video (realizzati da Marinella Rescigno e Davide Pastorello) e il reportage fotografico di Manuel Palmieri saranno diffusi il 14 marzo in alcuni locali di via del Pratello, la strada in cui si trova il carcere minorile. “Un valore aggiunto perché dà la possibilità ai ragazzi di farsi incontrare anche da chi in carcere non entra”, continua Ziccone.

Obiettivo del Laboratorio Leporello è dare ai detenuti, giovani di età compresa tra 14 e 24 anni, lo strumento per  tradurre prima in testi e poi in canzoni il loro vissuto. “Nei testi e nella musica i ragazzi hanno l’occasione di esprimere tutto il loro disagio, le forti emozioni di ribellione, rabbia e di elaborare in forma creativa la propria condizione”, ha affermato Alessandra Abbado, presidente dell’associazione Mozart14.
“La scrittura delle canzoni è una tecnica di musicoterapia – spiega Fabrizio Cariati, musicoterapeuta del Laboratorio – Dà la possibilità alla persona di vedere concretizzate le proprie emozioni. La scrittura e la musica richiedono poi lo sviluppo di determinate abilità, come la capacità di ascolto e l’esperienza relazionale”. Per arrivare al prodotto finito, infatti, c’è la necessità di ragionare in gruppo, “perché il risultato sia condiviso e condivisibile – continua Cariati – Nel gruppo c’è chi è più portato per la scrittura, chi ha doti vocali. In uno dei brani, ad esempio, c’è un ritornello in arabo. Si tratta di condividere questo lavoro”. Non tutti i ragazzi che hanno realizzato le canzoni sono ancora al Minorile, ma, come racconta Francesca Casadei dell’associazione Mozart14, “anche quelli nuovi le conoscono. C’è stata una sorta di autoappropriazione di qualcosa che fa parte dell’istituto, che è una voce collettiva”.

I locali coinvolti per l’iniziativa del 14 marzo (dalle 19 a fine serata) sono Il Piratello (la proiezione dei videoclip sul muro del Tribunale dei Minori), la Trattori Baraldi (esposizione di foto), il Mutenye (foto e canzoni), Il Barazzo (foto e canzoni), Mozzabella, (foto), Al Pradel (foto, video e canzoni). (lp)

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