:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Carcere. Un divano, due poltrone: il laboratorio sartoriale diventa "maison"

Altro passo avanti per il marchio “Made in carcere” nato dal laboratorio attivo dal 2008 nel carcere di Lecce. Dieci detenute lavorano nella logica d’impresa producendo manufatti con materiali di scarto delle aziende. Ora gli ambienti acquisiscono nuovi arredi, grazie alla donazione del divanificio Calia Italia di Matera

15 marzo 2018

- LECCE - Il laboratorio sartoriale attivo dal 2008 all’interno della casa circondariale di Borgo San Nicola, a Lecce, è diventato una “maison”: grazie al divano e a due poltrone donati dal divanificio di Matera Calia Italia, infatti, lo spazio disponibile all’interno del carcere non ospita più solo l’area addetta al lavoro sartoriale ma anche una stanza adibita a soggiorno con la televisione, una con i libri, e elementi che fanno arredo e scaldano l’ambiente, come piante e quadri. E’ solo l’ultimo risultato della sfida che porta avanti il marchio “Made in carcere”, nato proprio da questo laboratorio grazie alla cooperativa sociale senza scopo di lucro Officina Creativa, già presente in carcere.

Nel laboratorio sartoriale un gruppo di dieci donne detenute lavora quindi da anni nella logica del fare impresa, pensa e confeziona prodotti ecosolidali, secondo la filosofia della ‘seconda chance’. I prodotti che escono dal laboratorio, infatti, sono ‘etici’ e rispettosi dell’ambiente, frutto del riuso di materiali di scarto che prendono nuova vita, campionari offerte da aziende sensibili, stock di rimanenze di magazzino. E le donne detenute, che lavorano, imparano un mestiere, acquisiscono competenze e consapevolezza nella logica di costruire anche loro una nuova vita e un nuovo futuro una volta fuori dal carcere.

I prodotti realizzati nel laboratorio sartoriale – attivo non solo a Lecce ma anche nella casa di reclusione femminile di Trani – sono pensati per accompagnare tutti i momenti della vita, dai gadget etici personalizzabili per eventi e convegni agli accessori fashion come borse e trousse, a quelli per la casa, il lavoro, viaggi o tempo libero, shopper bag e braccialetti. “Sono circa due anni che l’azienda di Matera Calia ci dona gli scarti della lavorazione, tessuto, tappezzeria o pelle – spiega Luciana Delle Donne, imprenditrice instancabile, fondatrice di Made in Carcere (www.madeincarcere.it) – che noi utilizziamo soprattutto per realizzare cuscini, borse, portachiavi. Ora l’azienda ha anche acconsentito alla nostra richiesta e ci ha donato un divano e due poltrone che hanno contribuito a dare vita alla nostra maison”.

Una maison, quindi non solo luogo di lavoro ma anche di ricostruzione della propria vita. “Le donne che vivono questi spazi, pur all’interno del carcere, hanno così la sensazione di trovarsi in ufficio, o tra le mura di una casa, l’idea di poter vivere nella bellezza e nell’eleganza anche in un contesto di disagio, privo di queste possibilità – aggiunge Delle Donne -. Questo lavoro diventa così occasione di crescita personale e professionale, e le donne impegnate percepiscono come le logiche della produzione, i bisogni, svolgono anche momenti di formazione con il computer e con la lingua inglese”. E’ tuttora in corso un progetto per realizzare un laboratorio sartoriale anche all’interno del carcere di Matera. Il marchio Made in Carcere ha dato già vita invece anche ad un biscottificio che coinvolge i ragazzi detenuti negli istituti penitenziari minorili di Bari e Nisida. Un progetto di vita concreta, con risultati e oggetti tangibili distribuiti attraverso temporary store in tutta Italia e tramite e-commerce. (sm)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa