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"Agritettura", gli scarti agricoli diventano arredi per la casa

Gli scarti provenienti dalle lavorazioni dell'agricoltura tipica toscana diventano materiali per costruire e arredare le case. Se ne parlerà all’incontro di Firenze “Agritettura. Alimentiamo la rete: dal dire al fare”, in programma il 22 marzo a Firenze

20 marzo 2018

- FIRENZE – Da scarti provenienti dalle lavorazioni dell'agricoltura tipica toscana a materiali per costruire e arredare le case. Non più insomma residui da smaltire (con le procedure e i costi che questo comporta), ma elementi che possono trovare una seconda vita ed entrare nuovamente nel ciclo dell'economia, con guadagni per i produttori e per l'ambiente. Così, ad esempio, dagli scarti del vino si possono estrarre coloranti per elementi di arredo e di design in legno come sedie e tavoli, mentre i residui agricoli (come potature e sfalci) di coltivazioni tipiche del territorio possono essere recuperati per la preparazione di rivestimenti colorati nel settore della bioedilizia. Fino ad arrivare a una casa a km0, costruita grazie alla stampa 3D utilizzando esclusivamente materiali naturali reperibili sul territorio.

Questi e molti altri sono i temi e le idee al centro di “Agritettura. Alimentiamo la rete: dal dire al fare”, incontro aperto al pubblico in programma giovedì 22 marzo a partire dalle 9 e per tutta la giornata alla Palazzina Reale di piazza Stazione, seconda edizione dell'iniziativa curata dalla commissione DAS (dibattito architettura sostenibile) dell'Ordine degli Architetti di Firenze dopo quella che si era tenuta nel 2016. Il tema di quest'anno sarà proprio l’utilizzo degli scarti provenienti dall’agroalimentare in architettura, attraverso filiere di trasformazione nella visione più ampia di economia circolare.

“Due anni fa - spiega Egidio Raimondi, consigliere dell'Ordine degli Architetti di Firenze - abbiamo fatto vedere le potenzialità di questo settore, ora presentiamo le realtà che stanno andando avanti. Non si tratta solo di pionieri, ma di realtà che hanno messo in piedi filiere e processi virtuosi: da qui il titolo dell'iniziativa di quest'anno. È un passo in avanti, per capire come le varie realtà hanno sviluppato il proprio lavoro e come pensano di interagire tra loro, facendo rete. Introdurre nell’edilizia materiali 'non convenzionali' per costruire o ricostruire case si può, lo spazio c'è e possono esserci vantaggi per settori come economia, lavoro e ambiente – continua – se l'edilizia non riesce a ripartire è perché non si è innovata abbastanza, siamo ancora fermi al mattone: l'innovazione è il motore per la ripresa, l'utilizzo di nuovi materiali e sistemi costruttivi può essere un modo per far riprendere il settore dalla crisi”.

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