Il "viaggio necessario" in Argentina di Andrea Caschetto con Azzurra

INTERVISTA. Dopo il successo del tour negli orfanotrofi di Asia, Africa e America Latina, l' "ambasciatore del sorriso” racconta nel suo ultimo libro l’incredibile esperienza sulle strade dell’Argentina, a bordo di una carrozzina chiamata Azzurra

22 marzo 2018

Ha difficoltà di lettura, un cervello che trattiene solo i ricordi collegati alle emozioni e oltre 200 mila “amici” che lo seguono sulla sua pagina Facebook: stregati dall’energia positiva che questo 27enne siciliano riesce a infondere in ogni cosa che fa, dal primo viaggio in giro per gli orfanotrofi di Asia, Africa e America Latina al discorso che, esattamente due anni fa, ha conquistato le Nazioni Unite, dove era stato invitato in occasione della Giornata mondiale della felicità. Operato per un tumore al cervello all’età di 15 anni, Andrea Caschetto non si è dato per vinto. È riuscito a terminare la scuola e poi l’università, inaugurando successivamente la categoria dei “viaggi necessari”: un turismo dell’anima, fatto di incontri e condivisione, che gli è già valso l’epiteto di “ambasciatore del sorriso”. Dopo il successo del suo primo libro, Dove nasce l’arcobaleno (Giunti), in cui raccontava la malattia, la guarigione e il “viaggio delle emozioni” per portare il sorriso tra i bambini del mondo, a fine 2017 Caschetto è tornato in libreria con un nuovo volume, Come se io fossi te (Chiarelettere). Questa volta si tratta del resoconto di un viaggio sulle strade dell’Argentina, a bordo di una carrozzina chiamata Azzurra. Lo ha intervistato Antonella Patete per SuperAbile Inail, la rivista sui temi della disabilità pubblicata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro consultabile anche online

_Come è nata l’idea di questo viaggio?
Dopo l’operazione alla testa ho vissuto un periodo sulla sedia a rotelle e non mi piaceva il modo in cui le persone si comportavano con me: avevano un atteggiamento di distacco nei miei confronti, mi guardavano in maniera strana, come se io fossi un alieno. Prima dell’operazione ero molto richiesto dalle ragazze, nel periodo della sedia a rotelle non mi si avvicinava nessuna. A me sembrava di essere lo stesso di prima, semplicemente seduto, ma non andavo più bene, ero diventato un extraterrestre.
Ci sono altre ragioni?
Il progetto di un nuovo viaggio è nato anche per via dei miei problemi di memoria. Ricordo solo le cose “assurde”: per non dimenticare, ho bisogno di fare esperienze fuori dal normale. Perciò in passato ho realizzato il giro del mondo per gli orfanotrofi, un documentario girato e montato da un ragazzo non vedente e, infine, questo viaggio sulla sedia a rotelle in Argentina. Volevo studiare la reazione delle persone e spero che, attraverso la lettura del libro, possano cambiare lo sguardo e iniziare a usare la parola “pluriabile” al posto di “disabile”: tutti noi, nessuno escluso, abbiamo la capacità di fare almeno due cose. C’è di mezzo anche una ragazza, però...
Sì, una ragazza della quale ero innamorato in adolescenza: si chiama Azzurra e ha sempre avuto il sogno di andare in Argentina, ma non può andarci perché ora è sulla sedia a rotelle e non riesce a spostarsi con l’aereo. Ho fatto questo viaggio per lei e ho voluto chiamare la sedia a rotelle Azzurra.
Ma Azzurra non si è arrabbiata sapendo di essere stata identificata con la sua carrozzina?
Beh, intanto le ho cambiato il nome, perché venendo da una piccola città poteva sentirsi infastidita dal fatto di essere messa così al centro dell’attenzione. Per il resto, è stata la prima persona a cui ho portato il libro, che le è piaciuto moltissimo, nonostante l’idea iniziale fosse un po’ diversa: dovevo vivere h24 sulla sedia a rotelle. Volevo spiegare come viaggiare a chi non può camminare, ma poi mi sono reso conto di non poter insegnare qualcosa che io stesso non conosco e così ho trasformato la sedia a rotelle in una compagna di viaggio. Al tempo stesso ho cercato di far capire alle persone che incontravo come comportarsi con chi non cammina.
Voleva studiare la reazione degli altri rispetto a chi sta in carrozzina. Che cosa ha scoperto? Come già avevo sperimentato dopo l’operazione alla testa, le persone si comportano in maniera diversa. Non dipende da loro, ma dal fatto che nessuno ti prepara alla sedia a rotelle. Però, dopo essere stato ospite in un programma televisivo molto popolare in Argentina, tutti hanno cominciato a trattarmi in un altro modo. Quindi se l’atteggiamento nei suoi confronti è cambiato è merito della televisione?
Sì, senza dubbio. Dopo l’apparizione in tv, la gente ha cominciato a farmi i complimenti e a offrirmi aiuto. Ho trovato persone che mi hanno dato ospitalità in giro per tutta l’Argentina.

Andrea Caschetto, Superabile

Che cosa ha imparato da questo viaggio?
Soprattutto a relazionarmi con gli altri: vedendomi sulla sedia a rotelle quelli che non potevano camminare si sentivano più tranquilli e non mi avvertivano come il buonista di turno, arrivato a fare domande. Ho scoperto anche che chi vive sulla sedia a rotelle è una persona normalissima. Per esempio, un giorno ho partecipato a una partita di pallacanestro con i ragazzi dell’under 21 di Cordova. Loro non sapevano che in genere cammino sulle mie gambe e io ero convinto che, grazie alla loro sensibilità, mi avrebbero perdonato il fatto di non essere un grande giocatore. Invece mi ero sbagliato, perché c’era tanta adrenalina e voglia di vincere. Quando facevo male un passaggio mi gridavano: fai schifo, corri. Poi è finita la partita e tutti amici come prima.
Il suo libro sembra essere un elogio alla diversità, ma in che senso esattamente?
Oltre a essere un elogio alla diversità, il mio libro esprime il desiderio di superare la parola “diversità”. Dovremmo ricordarci che abitiamo tutti lo stesso mondo e viviamo tutti sotto lo stesso cielo. Per questo mi piacerebbe sostituire le parole “disabilità” e “diversità” con il termine “pluriabilità”. Anch’io non voglio essere etichettato come uno che ha problemi di memoria, ma come una persona che ha l’abilità di ricordarsi le cose in maniera differente.
Si impegnerà ancora per le persone con disabilità?
Mi impegnerò per le persone “pluriabili”, quindi persone su due gambe, su una gamba, persone che non possono camminare, persone senza vista, persone che hanno disturbi nascosti. È quello che farò sempre, perché amo la vita e mi sento fratello di tutti. Tra le prossime tappe in programma, c’è la Cina o la Polinesia francese. Come sempre per fare viaggi assurdi, gli unici che posso ricordare.

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