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Dal tg a suon di rap alle emoji: così cambia l’informazione in Africa

Il tg a suon di rap in Senegal, le emoji per Telegram che rappresentano personaggi della tradizione camerunense. E poi teatro, profili Facebook e Instagram, Youtube, blog, produzioni tv. “Africa e Mediterraneo” racconta quali sono i nuovi canali su cui passano le narrazioni oggi in Africa

28 marzo 2018

Il tg a suon di rap in Senegal

BOLOGNA – Avvicinare i giovani all’informazione attraverso la musica rap. È l’idea che ha portato alla nascita di Le Journal Rappé, il telegiornale senegalese a suon di rap che va in onda una volta alla settimana sulla rete nazionale 2Stv (e conta 80 mila iscritti sul canale Youtube). Le voci del telegiornale “rappato” sono quelle di Xuman, che canta in lingua francese, e di Keyti, che canta in wolof, due star della scena rap senegalese: nella durata di una canzone raccontano le notizie settimanali dal Senegal e dal mondo. “Oggi i giovani sono tutti connessi, incollati agli schermi ma non certo per vedere cosa accade nel mondo. L’unico modo per interessarli all’attualità era parlare il loro e il nostro linguaggio”, spiegano. Le Journal rappé è uno dei nuovi canali su cui passano le narrazioni oggi in Africa. Il tema è al centro “L’Africa si racconta. Dal griot all’influencer digitale”, il numero 87 della rivista “Africa e Mediterraneo”, appena uscito, che propone una riflessione sulla modalità e i contenuti del racconto che l’Africa fa di se stessa, spesso reinterpretando in maniera originale le nuove dinamiche iperconnettive del web.

“Griot è il termine europeo con cui i viaggiatori francesi del 17esimo secolo hanno nominato una precisa figura sociale dell’Africa occidentale, che aveva il compito di trasmettere oralmente al popolo e alle classi dirigenti, la storia, le genealogie, gli elementi della cultura, nonché di mediare nelle liti e nelle alleanze tra famiglie – scrive Sandra Federici nell’editoriale della rivista – È però da molto tempo che questa figura si è adattata all’epoca contemporanea, assumendo come identità dominante una competenza artistica -e performativa che si esprime professionalmente in festival musicali, rassegne teatrali, a volte con grande successo e una visibilità internazionale. Comunque, non è più così che in Africa si racconta. L’elaborazione di narrazioni, la comunicazione di opinioni e l’informazione sull’attualità passano oggi per forme e modi caratterizzati da immediatezza, velocità, interattività”. E quindi profili Facebook e Instagram, canali Youtube, blog, produzioni televisive.

Félix Fokoua racconta il Camerun con lo smartphone. “Fokoua rappresenta il caso di un autore che è riuscito a reintepretare le modalità comunicative globalizzate attingendo alla specificità culturale, linguistica e sociale del proprio Paese”, si legge sulla rivista. Autodidatta, Fokoua non usa quasi più carta e matita ma lavora in digitale e ama essere definito grafico e artista digitale. Nel 2017 ha vinto il primo premio nella sezione “Young designer” del concorso “Africa designer award” con “Secteur 4ème Stade”, una striscia a fumetti che narra piccole storie quotidiane di un gruppo di giovani tra i 19 e i 25 anni pubblicata su Waka Waka, una fanzine del suo Paese. Una particolarità: i dialoghi sono in “camfranglais”, un linguaggio usato dai giovani che unisce camerunense, inglese e francese. “Dopo aver disegnato la prima storia ho fatto vedere il risultato ai miei cugini che hanno letto e apprezzato – racconta ad Africa e Mediterraneo – L’obiettivo è divertire il pubblico camerunense ma anche veicolare messaggi per sensibilizzare l’opinione pubblica”. Fokoua ha anche realizzato una app compatibile con Instagram con 37 emoticon che raffigurano personaggi popolari del Camerun e situazioni della tradizione del Paese e che possono essere utilizzati su Telegram. “Ero stanco degli sticker occidentali, per questo ho creato un pacchetto di emoticon 100% Camerun”. Le emoticon di Fokoua sono utilizzate in tutto il Paese.

Gli esempi di nuovi canali di narrazione proposti da “Africa e Mediterraneo” sono tantissimi. Uno è quello di “Sauti ya Kisonge”, una lavagna presente nella città di Zanzibar usata per dare voce alle affermazioni del partito di governo. Nessuno spazio per l’opposizione? Non proprio. Le immagini della lavagna infatti sono condivise sui social e aprono il dibattito a un pubblico più ampio. Altro esempio è la piattaforma “Circumspecte”. Nata in Ghana nel 2007 come blog personale di Jemila Abdulai, “Circumspecte” è utilizzata per diffondere contenuti sull’Africa, per l’Africa, dall’Africa. Ha alcune migliaia di iscritti e ha sezioni dedicate all’attualità, allo sviluppo, alla tecnologia, agli stili di vita, al tempo libero, all’arte e alla cultura. Altri spunti arrivano dalle pagine dedicate a fumetto, immigrazione, arte ed eventi. (lp)

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