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Contro i tabù del cancro: in un libro il racconto oltre la malattia

Presentato a Roma il libro autobiografico di Flavia Di Donato, scrittrice romana esordiente: in "Blu. Prima di un altro inizio” racconta la malattia, con il tumore che l'ha colpita, ma anche la guarigione e una vita che si trasforma. L'autrice: "Un vissuto che non va celato ma comunicato"

23 marzo 2018

ROMA - Una sala piena di persone ha accolto il 22 marzo scorso Flavia Di Donato, scrittrice romana esordiente, che ha presentato il suo libro autobiografico “Blu. Prima di un altro inizio”. Il testo racconta la malattia, la guarigione ma anche una vita che si trasforma e si rigenera 'grazie' al tumore. Presso l'Auditorium dell'Ara Pacis a Roma sono intervenuti alla presentazione Lucio Pagnoncelli, professore ordinario di Pedagogia all'Università “La Sapienza" di Roma che ha spiegato: “Questo è un libro di rinascita e di ricostruzione di sé, vedere sé stessi, la propria storia e la realtà in maniera diversa a seguito della malattia. Un evento traumatico – ha proseguito - è qualcosa che ci mette in rapporto con il nostro corpo che oggi la società tende a ignorare completamente. Viviamo infatti in una sorta di conflittualità permanente e inconsapevole tra il sistema delle funzioni represse e quello delle regole sociali. La malattia ci mette invece in contatto con la nostra dimensione naturale e questo consente di rileggersi e rileggere la realtà in modo diverso. Questo libro è un inno alla vita, il superamento dell'io diviso che noi viviamo socialmente”.

Felicita Pistilli, giornalista di Rai Uno, che ha moderato il convegno, ha poi passato la parola al chirurgo dell'“Istituto Nazionale Tumori Regina Elena” Michele Anzà: “Faccio il lavoro più bello del mondo – ha raccontato - ho la straordinaria possibilità di 'aggiustare' qualcosa, portando alla guarigione un paziente neoplastico. Mi entusiasma molto quello che faccio, è il mio modo di stare al mondo e di dare il mio contributo. Questo lavoro necessita di moltissima umanità, di entrare in empatia con il paziente; con lui si crea un rapporto di dipendenza molto forte, spesso è durissimo, faticoso, arduo, a volte si vorrebbe scappare. Invece bisogna essere sempre rassicuranti, soprattutto davanti alla paura di chi ti sta davanti, che rende tutto difficile e complicato. La necessità è quella di curare il malato e non solo la malattia: un buon rapporto con il paziente può facilitare il raggiungimento del comune traguardo della guarigione. Amo essere in ospedale, sono membro di una squadra con la quale raggiungiamo insieme gli obiettivi per i nostri pazienti. La gratitudine di chi guarisce mi commuove, grazie Flavia per il tuo bel libro”.

L'architetto Franco Pedacchia, autore del disegno del libro, ha raccontato il suo modo di vivere il blu, citando una poesia di Giuseppe Ungaretti dalla raccolta de “L'allegria dei naufragi”; “ho 'violentato' questo libro giorno dopo giorno, cercando di capire, di orientarmi in mezzo alle citazioni, agli spunti, agli infiniti stimoli, è stato un viaggio appassionante”. Ettore De Conciliis, pittore e scultore, ha colto – nell'ultimo intervento della serata – il cuore del libro: “Lo spazio più interessante è quello che intercorre tra la necessità di raccontare la propria esperienza e il viaggio attraverso la cultura, la transdisciplinarità del testo. Il racconto nasce sì dalla necessità di ricerca dopo la malattia, ma il vero motore che ha portato Flavia a creare e a scrivere qualcosa di artistico e di poetico è l'amore per la vita”.

L’autrice ha concluso la serata dicendo: “Ancora si stenta a chiamare il tumore con il suo nome, si dice “il male, la malattia, il problema”; il cancro non è un tabù ma una realtà più diffusa e pervasiva di quanto sembri. È fatta di uomini, di voci e vissuti differenti, di emozioni, di speranza. È vita vera, senza orpelli. Non va celata, va comunicata perché un’esperienza di malattia ha la stessa dignità delle scoperte scientifiche e dei progressi della tecnica”.

 

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