Migranti, Asgi: "Ecco le norme violate a Bardonecchia"

Il parere giuridico sull'episodio che ha creato un caso diplomatico tra Italia e Francia. Dal fermo all'irruzione fino al prelievo forzoso delle urine. "Nell’ordinamento italiano alcun intervento volto a prelevare coattivamente materiale organico di un indagato può avvenire senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria"

03 aprile 2018

- ROMA - Non accennano a placarsi le polemiche dopo l’episodio di Bardonecchia, diventato ormai un vero e proprio caso diplomatico tra Italia e Francia. Cinque agenti della dogana francese sono entrati armati nella sala della stazione, dove operano in supporto ai migranti in transito volontari, mediatori culturali e avvocati per costringere un ragazzo nigeriano a fare il test delle urine anti droga (poi risultato negativo).

In un comunicato il ministro dei conti pubblici francese, Gerald Darmanin ha rivendicato la regolarità dell’operato dei doganieri, facendo riferimento all’articolo 60 bis del codice delle dogane. “Al fine di evitare qualsiasi incidente in futuro, le autorità francesi sono a disposizione di quelle italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul territorio italiano in virtù di un accordo del 1990 in condizioni di rispetto della legge e delle persone”, sottolinea. Intanto la cooperazione di polizia tra i due paese è stata sospesa. 

Ma quali norme sono state violate a Bardonecchia? L’Asgi lo spiega in un approfondimento. Innanzitutto, si ricorda che  le norme vigenti in materia, (tra cui l'accordo di Chambery del 1997, il Trattato di Prüm del 2005 e l’accordo tra Italia e Francia in materia di cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia del 2012) l’istituzione di appositi uffici o punti di contatto così come il distacco di ufficiali dell'altro Stato membro e disciplinano lo svolgimento delle attività congiunte, prevedendo in ogni caso un coordinamento tra le forze di polizia. In particolare, ai sensi dell’art. 3 dell'accordo in materia di cooperazione di polizia del 2012, gli agenti francesi che partecipano ai pattugliamenti e alle altre operazioni congiunte di polizia sul territorio italiano devono operare sotto il controllo e, generalmente, in presenza di agenti italiani. Questo, secondo Asgi, non è successo nell’operazione effettuata a Bardonecchia, dove erano presenti solo agenti della Dogana francese, senza alcun coinvolgimento, nemmeno a livello informativo, delle competenti autorità italiane.

Inoltre, secondo le leggi vigenti i funzionari possono attraversare senza una preventiva autorizzazione dell’altra Parte contraente la frontiera comune, ma solo in una situazione di emergenza, cioè quando il fatto di aspettare l’intervento dei funzionari dello Stato di accoglienza rischia di favorire l’insorgenza del pericolo e prevede che in ogni caso i funzionari dello Stato di accoglienza vengano avvisati immediatamente (art. 25 trattato di Prum). Un’altra ipotesi di emergenza è prevista dall’art. 41 della convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 1985, nei casi in cui gli agenti francesi “inseguano una persona colta in flagranza di commissione di un reato grave, tra cui il traffico di stupefacenti e, data la particolare urgenza, non possano previamente avvertire le autorità italiane. In tali casi gli agenti francesi sono autorizzati a entrare nel territorio italiano per continuare l'inseguimento, senza autorizzazione preventiva”. “Non risulta, tuttavia, che nella vicenda accaduta venerdì sera si trattasse dell'inseguimento di una persona colta di flagranza di reato: nel comunicato del Governo francese, infatti, si dichiara che i doganieri francesi hanno sospettato di trasporto di stupefacenti in corpore un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia, specificando poi che i controlli effettuati hanno dato esito negativo” spiega l’Asgi, rimarcando che in ogni caso le autorità italiane dovevano essere avvertite. 

Non solo, gli agenti francesi “hanno proceduto al fermo del cittadino nigeriano sospettato, in violazione della Dichiarazione del Governo della Repubblica italiana relativa alla definizione delle modalità di esercizio del diritto di inseguimento transfrontaliero prevista dall’art. 41, che stabilisce che gli agenti dell’altro Stato non dispongono del diritto di fermo sul territorio italiano, ma sono tenuti a richiedere alle autorità italiane localmente competenti di fermare la persona inseguita per verificarne l'identità o procedere al suo arresto” continua la nota. L’art. 41 della Convenzione di Schengen, inoltre, vieta agli agenti dell’altro Stato impegnati nell’inseguimento transfrontaliero l'ingresso nei domicili e nei luoghi non accessibili al pubblico. Come chiarito dal sindaco di Bardonecchia e dal presidente dell’associazione Rainbow4Africa, i locali della stazione di Bardonecchia in cui è avvenuta l’irruzione non sono aperti al pubblico e l’ingresso degli agenti francesi è avvenuto contro la volontà dei medici che gestivano in quel momento le attività di assistenza. Anche il governo italiano ha chiarito come le Dogane francesi fossero state informate dalle Ferrovie dello Stato italiane che i locali della stazione di Bardonecchia precedentemente accessibili ai loro agenti non lo sono più. 

Infine, ricordano gli avvocati di Asgi, per l’ordinamento italiano alcun intervento volto a prelevare coattivamente materiale organico di un indagato (anche in materia di omicidio stradale) può avvenire senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria. L’art. 349 c.p.p. prevede infatti che “se gli accertamenti comportano il prelievo di capelli o saliva e manca il consenso dell'interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico ministero”. Gli agenti francesi hanno dunque violato le norme di procedura penale italiane, al cui rispetto sono invece tenuti in base alle norme sopra citate. Peraltro, il prelievo delle urine serve solo a verificare se una persona ha assunto sostanze stupefacenti, ma non certo per accertarne la detenzione in corpore, essendo tale operazione possibile tramite esami radiologici da effettuarsi necessariamente presso strutture sanitarie attrezzate e non certo nei servizi igienici di una stazione ferroviaria.

Asgi ricorda infine che da mesi sui luoghi di confine si verificano sistematiche violazioni dei diritti fondamentali da parte di agenti francesi, in particolare nei confronti dei minori stranieri non accompagnati, respinti in Italia in violazione delle garanzie previste dalla normativa francese, e di altri soggetti particolarmente vulnerabili quali donne in avanzato stato di gravidanza. 

L’associazione chiede, quindi, che la “gestione del fenomeno migratorio venga attuata nel più rigoroso rispetto della legalità e delle norme internazionali, europee e nazionali, senza riprodurre anche nei confini interni all’Unione quelle medesime inammissibili compressioni dei diritti delle persone che si stanno verificando in questi mesi ai confini esterni mediante i respingimenti di fatto verso la Libia di coloro che cercano protezione in Europa - aggiungono -. Continueremo ad operare in stretta collaborazione con i medici di Rainbow4Africa, i mediatori culturali, i Comuni di Bardonecchia, Oulx e gli altri Comuni interessati, il Consorzio intercomunale Socio-Assistenziale Valle di Susa e la prefettura di Torino, nel supporto e nella tutela dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo che giungono in Val di Susa”.

Anche l'Osservatorio Solidarietà, formato da associazione di avvocati, attivisti, giornalisti, e cittadini, sottolinea che "quanto accaduto a Bardonecchia è l'ennesima grave conferma di una strategia delle Istituzioni e degli Stati europei di criminalizzazione e di esposizione mediatica negativa che denunciamo da tempo: lo abbiamo visto, e continuiamo a vederlo, anche sui singoli e sui gruppi che fanno parte della nostra rete''. (ec)

© Copyright Redattore Sociale