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Viaggio in Grecia. Due rive in dialogo, oltre la crisi economica

Italiani e greci, due popoli uniti da secoli di relazioni e vicinanza. Ma è ancora così? Siamo andati a vedere cosa resta di un rapporto privilegiato, soprattutto dopo la crisi del 2009. L'ambasciatore italiano ad Atene: "La Grecia è importante per ogni europeo, ne va della nostra sicurezza e della nostra identità"

07 aprile 2018

ATENE – Un tempo quando sbarcavi su un’isola greca o qualche paesino del Peloponneso, e sentivano che eri italiano subito esclamavano: “Una faccia una razza”. Due popoli vicini e uniti, greci e italiani, separati solo da una striscia di mare che per loro ha comunque rappresentato da sempre un’opportunità, più che una distanza: di contaminazione, di commercio, di scambio. Persino di colonizzazione, secoli fa culturale dalla Grecia verso di noi, oggi turistica all’inverso. Ma ha senso ancora pensarla così? Siamo davvero tutt’uno col popolo greco? O la crisi economica scoppiata a fine 2009 – quando l’allora primo ministro ellenico Yorgos Papandreou dichiarò che i precedenti governi avevano falsificato i dati di bilancio dei conti pubblici per permettere alla Grecia d’entrare nell’euro, denunciando così il rischio di bancarotta del Paese – ha compromesso i rapporti tra i due Paesi, spostato in negativo quel concetto di “Mare nostrum” che i Romani intendevano come includente, sia pure con un aggettivo di possesso tutto a loro vantaggio?

È questo che abbiamo cercato di capire con un viaggio (rigorosamente via nave, grazie alle autostrade del mare inaugurate nel 2001, vedi lancio successivo) nella terra dei filosofi e dei poeti, che invadiamo d’estate e ignoriamo o quasi per il resto dell’anno e che pure conta, tra i suoi cittadini, oltre 12mila italiani residenti permanenti, dai lavoratori alle casalinghe che hanno scelto la Grecia per amore. Risponde, prima di tutti, l’ambasciatore italiano ad Atene Luigi Marras, incontrato in attesa che presentasse alla stampa italiana e greca il nuovo progetto di rilancio culturale, sociale ed economico denominato “Tempo forte”.

Luigi Marras Ambasciatore italiano ad Atene - Italia Grecia

Ambasciatore Marras siamo ancora due popoli uniti? 
Sì, certamente. La crisi economica ci ha semmai ravvicinato. La solidarietà nei confronti del popolo greco è stata ben percepibile in questi anni in Italia, in ogni ambiente. Siamo di fronte del resto ad una crisi che non è esclusivamente greca. Ciò di cui si è sentita la mancanza invece è un rapporto strutturato, coltivato con sistematicità, consapevolezza e determinazione. In fondo, nella storia recente sono stati fattori esterni che hanno avvicinato greci e italiani. Oggi la crisi economica. All’epoca della seconda guerra mondiale dove eravamo Paese aggressore, i greci hanno capito che i nostri soldati erano loro stessi vittime della grande tragedia della guerra. Basta ricordare il naufragio della nave Oria nel 1944, con i greci accorsi a dare il loro aiuto e poi a commemorare ogni anno la tragedia. Un altro momento in cui siamo stati spontaneamente gli uni vicini agli altri è stato durante il Regime dei Colonnelli, quando gli universitari italiani fraternizzavamo con tanti studenti greci che venivano a studiare da noi. Ma questi, appunto, sono fattori esterni. Ci siamo stretti, spontaneamente, gli uni agli altri nei momenti di difficoltà, ma non abbiamo costruito giorno per giorno un rapporto bilaterale, che abbiamo dato, erroneamente, per scontato.

C’è stata quindi una mancata collaborazione?
Questa mancata piena collaborazione in tempi felici non sarebbe poi tanto grave ma in tempi di difficoltà abbiamo il dovere di saper costruire opportunità per i  giovani greci e  per i giovani italiani. È importante dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico. Se riusciremo a valorizzare appieno i rapporti tra i due Paesi allora sì che avremo una Grecia e una Italia  forti. Una dinamica dal basso e non dall’alto, attendendo chissà cosa da un’Europa da cui, anche per ingenuità, ci siamo sentiti traditi e dimenticati.

Non siamo più quindi “una faccia una razza”?
Sono parole che meritano di essere studiate per il significato che attribuiamo loro. Troppo spesso sono una formula con cui liquidiamo frettolosamente, in senso ottimistico, superficiale e impacciato ciò che ci unisce che invece è profondo e da rispettare. È una espressione all’ottanta per cento molto positiva, ma che pronunciamo per esonerarci dalla fatica che richiede l’impegno di un lavoro quotidiano per coltivare il nostro rapporto, non a parole ma coi fatti.

Perché è importante per noi italiani conoscere ed essere vicini alla Grecia?
La Grecia è importante per noi italiani e direi per ogni europeo. Lo è sul piano della sicurezza. Lo è per la nostra identità. È nel nostro interesse che la Grecia sia bene rappresentata in Italia e che non sia vista solo nell’ottica degli studi classici o del Paese uscito in negativo sulle pagine dei giornali per la crisi economica. C’è stato un arretramento della presenza italiana in questi anni, per diversi motivi: la crisi economica, che ci ha indotto a guardare ad Atene esclusivamente attraverso -  il pur fondamentale - prisma della tenuta dei conti pubblici, trascurando la posizione geopolitica nevralgica del Paese; a causa degli aspetti negativi della  “globalizzazione”, che hanno fatto sì, per esempio, che un greco oggi conosce Pechino ma non ha mai messo piede, né conosce Venezia.

Quanto conta ancora il mare per il rapporto tra i due Paesi?
Moltissimo e continuerà a contare ancora molto perché il dialogo tra le due rive dello Ionio è fondamentale e non potrà essere soppiantato dai trasporti aerei e stradali e perché la molteplice realtà delle isole, dalle più grandi come Creta alle più piccole e  remote, è da sempre sostenuta e si esprime attraverso il mare e gli scambi marittimi, al di là del turismo. I comandanti dei traghetti greci sono delle personalità,  come lo sono le grandi guide alpine: sono capaci di fare manovre abilissime in condizioni di mare difficili.

E la cultura?
Aristotele diceva la cultura è un lusso nei periodi felici  e una medicina essenziale per i periodi difficili. Atene è una delle prime città al mondo per numero di teatri, ne ha quasi 300,  seconda, credo, solo a Berlino per intensità di teatri. Ci sono più teatri che cinema e gli spettacoli, anche quando sono contemporanei, hanno una continuità rispetto al teatro greco antico che nessun altro teatro ha; trattano gli stessi temi. E, nonostante la crisi, si tengono dai 1300 ai 1500 spettacoli all’anno. Per rilanciare i rapporti tra i due Paesi, abbiamo ideato Tempo Forte: un’iniziativa sancita nel corso del primo Incontro Intergovernativo tra Italia e Grecia che si è tenuto lo scorso settembre a Corfù e che vede la collaborazione dell’Ambasciata con numerosi enti, istituzioni, artisti.

Che cosa propone di nuovo il progetto?
Innanzitutto il ritorno dell’Italia al Festival del teatro classico di Epidauro, da cui eravamo assenti da anni. E poi cerchiamo di valorizzare al meglio tutte quelle iniziative culturali, artistiche e sociali che comunque hanno luogo, cercando di creare una rete diretta tra artisti, attori, registi e altri operatori culturali che vogliono intervenire in uno dei due Paesi. E’ un metodo di lavoro, prima ancora che un cartellone di eventi, che pure sono tanti e significativi in programma. Stiamo lavorando, ad esempio, affinché a Zante sorga un centro studi e in futuro anche un museo dedicato a Foscolo. (Ida Palisi)

 

 

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