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Povertà. “Molti arrivano in Pronto soccorso, perché non trovano risposte altrove”

È l’analisi di uno dei medici incontrati dalla redazione di Piazza Grande. “In un sistema ideale molti casi dovrebbero essere gestiti da assistenti e operatori sociali, ma noi siamo lieti di occuparci di chi ha bisogno”. Il numero di aprile del giornale di strada di Bologna è dedicato alla sanità

11 aprile 2018

- BOLOGNA – “Molte persone vengono in Pronto soccorso perché non trovano risposte altrove. Ma noi siamo ben lieti di occuparci di chi ha bisogno”. A parlare è Ettore (nome di fantasia), medico di un ospedale bolognese che racconta: “Il Pronto soccorso è un luogo dove non c’è alcun filtro, è il front office della sanità. Può arrivare chiunque e devi essere pronto ad accoglierlo, in un modo o nell’altro”. E aggiunge: “In un sistema ideale, molti casi dovrebbero essere gestiti più che altro dagli assistenti o dagli operatori sociali piuttosto che dai medici e dagli infermieri”. Il tema dell’accesso alle cure sanitarie per le persone povere e in condizioni di marginalità è al centro dell’inchiesta di aprile di Piazza Grande, il giornale di strada di Bologna, in cui si parla dei “luoghi di frontiera” in cui al bisogno di cure si associa spesso la necessità di ascolto e accoglienza.

Nell’inchiesta si parla anche di Sokos, l’associazione di volontariato di medici e infermieri che, dal 1993 presta assistenza gratuita a chi vive ai margini della società, che siano migranti, italiani, persone con o senza dimora. “Noi siamo il punto di raccolta di tutte quelle persone che non hanno alcuna tutela, che non hanno il permesso di soggiorno, non hanno casa, non hanno famiglia”. A parlare è Angelo, 60 anni, gastroenterologo, membro dell’associazione. A lui e agli altri medici volontari capita di affrontare le conseguenze di una povertà diffusa, negli ultimi anni sono sempre di più gli italiani, soprattutto anziani e disoccupati ad avvalersi delle prestazioni dell’associazione. “Vediamo sempre di più gente che non può permettersi di pagare il ticket, che ha perso il lavoro, che ha perso tutele sanitarie. Aumentano tutti gli anni in maniera significativa”.

Altro tema trattato da Piazza Grande è quello delle Case della salute, nuovo modello di presidio sanitario il cui obiettivo è passare dalla medicina d’attesa a quella di iniziativa per intercettare i bisogni socio-assistenziali della comunità. In Emilia-Romagna sono 104, 16 nel bolognese. L’ultima ad aver aperto, lo scorso 24 marzo, è quella del Quartiere Navile. Nel quartiere è anche nata un’assemblea di cittadini e operatori sanitari con un’attenzione critica. “Nella struttura non ci sono alcuni servizi che riteniamo importanti come l’odontoiatria e la piccola chirurgia – dice Brunella Guida, consigliera di quartiere di Coalizione civica – ma la risposta è stata che non ci può essere tutto e il punto di forza sta nei percorsi e nell’approccio integrato. A nostra parere, inoltre, è mancata una vera programmazione e non c’è stato un sufficiente coinvolgimento degli operatori”. 

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